Nuovo Codice della Strada, c'è un problema: la rivolta dei Comuni

Firenze con Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, Genova e Bari: riscritti 293 articoli senza lavoro preventivo

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
06 novembre 2026 17:34
Nuovo Codice della Strada, c'è un problema: la rivolta dei Comuni

“Il nuovo Codice della Strada approvato dal Consiglio dei Ministri, ora al parere del Parlamento e della Conferenza Unificata, contiene regole e misure che non aiutano le città ad intervenire con decisione per la sicurezza stradale e con strumenti efficaci per regolare la mobilità urbana”: lo dichiarano, in una nota congiunta, gli assessori di Bari, Domenico Scaramuzzi; Bologna, Michele Campaniello; Firenze, Andrea Giorgio; Genova, Emilio Robotti; Milano, Arianna Censi e Marco Granelli; Napoli, Edoardo Cosenza; Roma, Eugenio Patanè; Torino, Chiara Foglietta e Vito Parisi, Delegato Mobilità di Anci.

“Invece di una revisione parziale – aggiungono - la nuova proposta di Codice della Strada si è trasformata in una riscrittura di 293 articoli gestita dall'ufficio legislativo del Ministero, senza un effettivo ed accurato tavolo di lavoro preventivo con le Amministrazioni locali, e le Polizie Locali che devono applicarlo sul campo. Contestiamo, in particolare, il ridimensionamento della sicurezza stradale come finalità primaria, l'eccessivo accentramento dei poteri Ministeriali a scapito dei Comuni, la diminuzione delle sanzioni per eccesso di velocità e le restrizioni imposte alle politiche di mobilità urbana come le Zone 30 e le ZTL, con un arretramento generale nella tutela degli utenti vulnerabili della strada”.

Questi, in sintesi, i punti che vengono contestati dagli amministratori locali:

Ridimensionamento del principio di sicurezza. La sicurezza stradale non figura più all'articolo sui principi del nuovo Codice come finalità primaria dello Stato, ma viene sostituita dalla "libera circolazione", trasformando la sicurezza in un interesse da contemperare con le esigenze economiche e di produzione. Manca un approccio di responsabilità graduata in base a massa, potenza e velocità dei veicoli (Safe System);

Accentramento dei poteri al Ministero: i Comuni vengono limitati nella propria autonomia gestionale. L'istituzione di limiti di velocità in deroga o l'uso di dispositivi di controllo remoto richiedono l'adeguamento a strette direttive ministeriali, esponendo i Comuni a potenziali interventi sostitutivi o commissariamenti. Sono previsti inoltre numerosi regolamenti di esecuzione e i decreti attuativi fondamentali (es. segnaletica, dispositivi di rallentamento, corsie ciclabili), rimandati a successivi decreti ministeriali.

Sanzioni sulla velocità alleggerite e vincoli alle Zone 30: i costi delle sanzioni per il superamento dei limiti di velocità vengono ridotti (con tagli consistenti per le infrazioni in città). Viene inoltre ostacolata la creazione di ampie "Zone 30" di quartiere, consentendo deroghe solo per singole strade e previa dimostrazione dell'incidentalità passata, viene ostacolata la creazione di ampie "Zone 30" di quartiere, consentendo deroghe solo per singole strade e previa dimostrazione dell'incidentalità passata;

Colpevolizzazione degli utenti vulnerabili: viene introdotto l'obbligo per il pedone di "fermarsi e verificare di essere stato visto" prima di attraversare, invertendo di fatto la presunzione di responsabilità dell'automobilista. Per i ciclisti, la distanza di 1,5 metri nel sorpasso resta indebolita dalla clausola "ove possibile".

Svuotamento delle ZTL e regole sulla sosta: viene stabilito l'accesso libero in tutte le ZTL per i veicoli elettrici e ibridi, privando i Comuni di una leva di regolazione del traffico. Inoltre, viene introdotta un'unica sanzione giornaliera per accessi multipli non autorizzati in ZTL.

Controlli da remoto depotenziati: l'uso dello smartphone alla guida e le infrazioni per sosta vietata generica continuano a non essere rilevabili tramite telecamere da remoto.

Indebolita la deterrenza delle sanzioni: per alcune infrazioni rilevate da remoto, il termine di notifica scenderebbe da 90 a 45 giorni, con il rischio di annullare multe legittime per mancanza di risorse amministrative. Inoltre lo schema non prevede controlli elettronici sull'uso del cellulare alla guida, e ridurrebbe le sanzioni per gli eccessi di velocità soprattutto urbani. Misure che rischiano di indebolire la deterrenza proprio dove serve di più.

“Le amministrazioni locali – conclude la nota - propongono un confronto istituzionale immediato e una revisione radicale del testo per garantire che la priorità assoluta rimanga la salvaguardia della vita umana e la sicurezza stradale”.

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