Trovare un posto letto in una delle 35 Residenze Sanitarie Assistenziali di Firenze è un'impresa impossibile: i posti liberi sono esattamente zero. Questa istantanea cattura la profondità di una crisi che non è solo numerica, ma strutturale. Il sistema del welfare cittadino, con l'Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Montedomini come suo simbolo storico, si trova oggi al centro di una tempesta che mescola burocrazia, logiche immobiliari e un'incertezza politica senza precedenti.
L'analisi del bilancio di previsione 2026 di Montedomini rivela un paradosso contabile: l'ente non soffre di una mancanza di risorse generate, ma della loro destinazione finale. Il patrimonio immobiliare dell'ASP genera un margine di oltre 1,6 milioni di euro (2.505.999 euro di ricavi contro 898.161 euro di costi). Tuttavia, questa "ricchezza" non viene reinvestita per abbattere le rette o potenziare i servizi alla persona.
Quasi l'intero utile derivante dagli affitti (1,6 milioni) serve infatti a coprire il deficit dei "costi generali di struttura", che ammontano a circa 1,5 milioni di euro. In termini brutali: la rendita degli immobili non sostiene i letti degli anziani, ma serve quasi esclusivamente a "tenere accese le luci" degli uffici e a finanziare la macchina amministrativa. È un sistema che si auto-alimenta, dove il profitto immobiliare viene divorato dalla burocrazia gestionale.
Approfondimenti
"Non è la rendita che sostiene l'assistenza: è l'assistenza che sopravvive alla rendita." tuona Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune.
Per le famiglie fiorentine, il diritto all'assistenza è minato da una "forbice" economica che trasforma il ricovero in un privilegio per pochi. Sebbene esistano meccanismi di integrazione, il sistema attuale scarica sui cittadini un sovrapprezzo:
- Quota sanitaria regionale 59,10 € al giorno (erogata dall'USL).
- Tetto di integrazione comunale 53,50 € al giorno (limite massimo di copertura per i redditi bassi).
- Retta sociale effettiva Fino a 70,00 € al giorno (richiesta dalle strutture private o in appalto).
Questa discrepanza di 16,50 euro al giorno rispetto al tetto comunale si traduce in una spesa extra che le famiglie devono coprire di tasca propria, pari a circa 6.022 euro l'anno. Esiste tuttavia un'eccezione che dimostra come un altro modello sia possibile: la struttura pubblica San Silvestro, che mantiene la retta esattamente a 53,50 euro, allineandosi al tetto comunale e rappresentando l'ultimo baluardo di un welfare realmente accessibile.
Nonostante il prestigio storico di Montedomini, la gestione diretta del servizio è un ricordo del passato. A Firenze non esiste attualmente una sola RSA dove l'assistenza sia erogata da personale dipendente pubblico. Il sistema è interamente basato su appalti a cooperative o colossi del privato sociale.
Nelle strutture di Montedomini, il servizio è affidato alla cooperativa elleuno di Casale Monferrato tramite un appalto massiccio da 32,2 milioni di euro. La criticità è che questo contratto scadrà il prossimo 31 agosto 2026. Ad oggi, non risultano atti formali per nuove gare o rinnovi, lasciando l'assistenza di centinaia di anziani in un limbo contrattuale a pochissime settimane dalla scadenza.
Il settore sociosanitario fiorentino sta subendo una mutazione genetica, scivolando verso la "finanziarizzazione". Si moltiplicano le operazioni di sale and lease back: i gestori vendono le mura delle RSA a fondi immobiliari internazionali per poi affittarle, trasformando i luoghi di cura in garanzie per il debito. Gruppi come Mittel, coinvolti nella gestione di Villa Gisella, registrano debiti da leasing per ben 243,6 milioni di euro.
Il caso più opaco riguarda le RSA Il Giglio e Le Magnolie. Precedentemente gestite dal gruppo francese Clariane, sono state cedute a una "società terza" non meglio identificata negli atti pubblici, generando una plusvalenza di oltre 3,6 milioni di euro. Mentre i posti letto diventano oggetto di speculazione, il patrimonio pubblico di Montedomini finisce sotto la lente della Commissione Controllo: il presidente Paolo Bambagioni ha convocato il Presidente di Montedomini Maurizio Frittelli e il Direttore Generale Emanuele Pellicanò per chiarire perché parte degli immobili dell'ente sia stata destinata ad affitti turistici anziché a fini sociali.
L'opacità gestionale ha provocato una reazione politica trasversale. Per la prima volta, tutte le opposizioni — da Fratelli d'Italia a Sinistra Progetto Comune, passando per Forza Italia, Lega e Movimento 5 Stelle — hanno firmato una mozione per istituire una Commissione d'indagine su Montedomini.
Alessandro Draghi (FdI) ha puntato il dito direttamente contro il management, chiedendo un ricambio ai vertici dell'ente e sottolineando che il Direttore Generale Pellicanò occupa quella posizione da ormai 11 anni. La richiesta è unanime: fare luce su criteri di assegnazione del patrimonio e gestione degli appalti.
"Una Commissione d'indagine che la maggioranza, per prima, avrebbe dovuto varare per fare chiarezza e per fare tacere i dubbi sulla situazione che si è venuta a creare a Montedomini." afferma Alberto Locchi, Capogruppo Forza Italia.
Il quadro è allarmante: costi crescenti per le famiglie, contratti di assistenza in scadenza e una gestione patrimoniale che sembra dare priorità alla rendita turistica e all'autoconservazione della macchina amministrativa rispetto ai bisogni degli anziani.
Mentre l'Università di Firenze stanzia un milione di euro per contrastare il "caro affitti" degli studenti, il welfare per la popolazione anziana appare incagliato in logiche finanziarie e immobiliari. È eticamente sostenibile un modello di assistenza che, per pareggiare i conti della propria burocrazia, si trasforma in un gestore di affitti turistici o in un asset per fondi d'investimento internazionali? La risposta a questa domanda determinerà se Firenze resterà una città per le persone o se diventerà definitivamente una città per le rendite.