Maggio Musicale: bilancio sano, ma margini in erosione

4,5 milioni di euro di Palazzo Vecchio senza una "bussola"

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
12 Agosto 2026 23:35
Maggio Musicale: bilancio sano, ma margini in erosione

Il Maggio Musicale Fiorentino, gioiello della cultura internazionale, vive un paradosso amministrativo che merita un’analisi profonda. Se da un lato i comunicati politici dipingono il quadro di un ente finalmente "sano", i documenti tecnici suggeriscono una realtà più complessa, fatta di fragilità strutturali.

L'assessore alle partecipate Giovanni Bettarini rivendica con orgoglio tre anni consecutivi di utile d'esercizio. Tuttavia, guardando "sotto il cofano", la relazione tecnica della Direzione Società Partecipate rivela una verità meno rassicurante: il margine operativo lordo è costantemente compresso dall'impennata dei costi di produzione: “Sul Maggio Musicale il quadro è chiarissimo: la Fondazione è stata risanata ed è oggi un ente sano, e sono proprio i numeri della relazione a dimostrarlo.”

C'è di più: l'amministrazione ha dovuto correggere i propri passi. Nella relazione 2024, il Comune aveva confuso l'EBITDA con il Risultato Operativo, definendolo "insufficiente". Sebbene l'errore tecnico sia stato sanato nel documento 2025, la sostanza non cambia: i margini per gli accantonamenti sono ridotti all'osso. Anche il "successo" della biglietteria va contestualizzato. Sebbene i ricavi siano saliti dal 9,1% al 12%, siamo ancora ben lontani dalla media nazionale del settore, che sfiora il 30%. Celebrare un record del 12% in un contesto dove i competitor viaggiano al triplo della velocità solleva dubbi sulla reale solidità del modello di business.

La convenzione che disciplinava i rapporti tra Comune e Fondazione, approvata il 7 marzo 2022, è ufficialmente scaduta il 31 dicembre 2024. Da allora, Palazzo Vecchio trasferisce 4,5 milioni di euro l'anno senza un atto bilaterale aggiornato che fissi obblighi e criteri di verifica. Questo vuoto normativo non è un dettaglio burocratico: significa che il denaro pubblico viene erogato "a prescindere" da una valutazione dell'impatto sociale e occupazionale. Senza una convenzione, mancano i parametri per misurare se l'investimento della città produca effettivamente i benefici attesi o se serva semplicemente a tappare i buchi di un'operatività sempre più costosa.

Sebbene l'organico sia cresciuto di 27,38 unità equivalenti, l'analisi della composizione di questo aumento svela il "punto cieco" del risanamento:

  • L’80% della crescita organica è composto da contratti a tempo determinato.
  • Lo squilibrio contrattuale: mentre il personale stabile è cresciuto appena dell'1,7%, quello a termine è balzato del 30,6%.
  • I posti vacanti: restano scoperti 32 posti stabili su una pianta organica di 359 unità.

Per mesi, la Fondazione ha giustificato il mancato turnover invocando un "vincolo normativo del 25%" sulle assunzioni. Tuttavia, i documenti rivelano che tale scusa è stata invalidata dal Decreto Legge 38/2026 (convertito a maggio 2024), che ha differito questo limite al 2028. Restare fermi sulle assunzioni, dunque, non è una fatalità legale, ma una scelta gestionale precisa volta a mantenere la struttura in uno stato di flessibilità estrema e precaria.

Mentre i costi operativi salgono, il contributo comunale resta inchiodato a 4,5 milioni di euro dal 2021. In termini reali, restare fermi significa arretrare bruscamente. L'inflazione ha eroso il valore di questo finanziamento del 14,8%, sottraendo alla Fondazione circa 666.000 euro di potere d'acquisto effettivo. Questo congelamento nominale agisce come un taglio silenzioso, riducendo progressivamente la capacità del Maggio di onorare i propri impegni senza compromettere la qualità o i diritti di chi ci lavora.

«"Mancano le risorse" è una frase che descrive una decisione, non una fatalità contabile» dichiara Dmitrij Palagi, Consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune.

Il braccio di ferro tra Comune e lavoratori sul rinnovo dei contratti (scaduti dal 2021) ruota attorno a una narrazione di "casse vuote" che i numeri smentiscono parzialmente. Esiste un fondo per i rinnovi contrattuali di 3,6 milioni di euro, di cui oltre un milione è destinato specificamente al contratto integrativo aziendale, la cui parte economica è ferma al lontano 2014.

Il problema non è la mancanza assoluta di fondi, ma la drastica riduzione dei flussi di accantonamento, passati da quasi 2 milioni di euro nel 2024 a soli 300.000 euro nel 2025. Il Comune sostiene che le risorse debbano arrivare da Roma, ma l'evidenza suggerisce che Palazzo Vecchio abbia smesso di alimentare il fondo per privilegiare il pareggio di bilancio a breve termine, rinviando sine die la tutela del potere d'acquisto dei suoi dipendenti.

Il successo di un'istituzione culturale non può essere pesato solo sulla bilancia del pareggio contabile. Se i conti "tornano" solo perché si è scelto di precarizzare il lavoro, ignorare i rinnovi contrattuali e operare in un vuoto di regole amministrative, allora il risanamento è un'illusione ottica. La discussione si sposterà presto nell'aula del Consiglio comunale attraverso una mozione depositata da Dmitrij Palagi, Consigliere Sinistra Progetto Comune, che chiederà impegni vincolanti su assunzioni stabili e una nuova, trasparente convenzione.

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