Rubrica — Editoria Toscana

L'Italia e Pistoia durante la “spagnola”

La dimensione globale, il quadro nazionale e un caso locale in un libro di Francesco Cutolo


La diffusione della pandemia di influenza spagnola nel globo e in Italia: le misure igieniche per contenere l'emergenza sanitaria, le reazioni popolari e l'impatto culturale della malattia, sono il tema di un volume da poco pubblicato dall'Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Pistoia, dal titolo L'influenza spagnola del 1918-1919: la dimensione globale, il quadro nazionale e un caso locale. L'autore è Francesco Cutolo, dottore di ricerca alla Scuola Normale Superiore di Pisa, l'introduzione è del prof. Roberto Bianchi.

Cutolo, che è consigliere dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Pistoia e membro dell’associazione “Storia e città”, in questo volume, patrocinato e sostenuto da MIBACT-DGBIC Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, si dedica alla pandemia di influenza spagnola contagiò il globo in tre ondate nel periodo 1918-1919. le cause della malattia sono ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica. La prima ondata (primavera-estate 1918) infettò milioni di persone, interrompendo le attività quotidiane tra le truppe e i civili, ma ebbe una mortalità sostanzialmente contenuta. Il virus venne veicolato dagli spostamenti di uomini e mezzi determinati dalla guerra. L’estesa circolazione della malattia causò la mutazione dell’agente virale in una forma più letale, associando la capacità di attaccare con virulenza le vie respiratorie all’elevata contagiosità. La maggior parte delle vittime per influenza furono adolescenti e giovani adulti, tra i 15 e 40 anni: quelle stesse fasce d’età sulle quali era maggiormente ricaduto il peso del conflitto. Nell’agosto 1918, dopo una fase di decrescita, focolai pandemici esplosero in varie località del globo (Sierra Leone, Francia, Stati Uniti, Italia meridionale). A partire da settembre, la malattia infettò simultaneamente molteplici regioni del mondo occidentale, raggiungendo l’acme della mortalità tra ottobre e novembre. I sistemi d’assistenza pubblica e sanitari, costruiti nell’anteguerra in Europa e Nord America, mostrarono la loro inadeguatezza. Per varie settimane, servizi essenziali per il funzionamento della burocrazia, dell’economia e della macchina bellica vennero paralizzati dal dilagare del virus. Altrove, come in Africa e Asia, la malattia impose lo stravolgimento di ritmi economici e produttivi cristallizzati da decenni. Nella prima metà del 1919, una terza ondata colpì il globo, veicolata dei grandi movimenti del dopoguerra. Poi il virus scompare, ma ha effetti devastanti sulla popolazione mondiale, già provata dalla Grande Guerra. I morti nel mondo sono 100 milioni, secondo alcune stime, in gran parte ventenni e trentenni.

Eppure, l’influenza ha lasciato flebili tracce nella memoria pubblica. «Le cifre della “spagnola” sono incomparabilmente superiori», ha scritto Bianchi nel saggio introduttivo, alle statistiche di altre tragedie novecentesche «mentre le pagine dedicate all’umanità colpita dalla pandemia di un secolo fa restano nettamente inferiori. La quantità è anche qualità. Quella lunga «fila di zeri» attende giustizia in sede storica. Il libro di Francesco Cutolo serve anche a questo». L’autore ricostruisce la storia della “grande pandemia del Novecento” soffermandosi su aspetti sociali, culturali ed economici. Legando assieme più piani: la dimensione globale della malattia, le conseguenze dell’influenza a livello nazionale, l’impatto della “spagnola” in un territorio locale come quello di Pistoia.

Redazione Nove da Firenze