Rubrica — LifeStyle

L’equazione di Rick Owens: 5% creatività e 95% esecuzione

Rick Owens | Polimoda Duets #8

Il designer protagonista dell’ultimo episodio di Polimoda Duets: Pushing Against Convention


Firenze, 6 Agosto 2020 – Polimoda chiude l’anno accademico 2020/2021 con un omaggio speciale per tutti gli appassionati di moda: online il nuovo episodio della serie Polimoda Duets, con protagonista il designer e direttore creativo Rick Owens in conversazione con il giornalista e critico di moda Stephan Rabimov. Nel corso degli ultimi 20 anni la moda proposta da Owens è stata definita visionaria, trasgressiva, provocatoria, profetica, persino folle, oggi la sua visione sembra più che mai centrata come guida in un mondo stravolto dai cambiamenti globali.

In un'intervista esclusiva di un’ora, il pluripremiato quanto discusso designer racconta la propria visione creativa e parla dell’evoluzione della moda in relazione allo scenario globale. A partire dal lockdown mondiale fino alle proteste che imperversano negli USA, qual è il ruolo e la responsabilità della moda nel rispecchiare e rappresentare la società? Per Owens moda ed estetica sono sempre state parti fondamentali dell’essere umano, con un ruolo importante nella cultura e nella società e le responsabilità che da questo ruolo conseguono. La moda può essere usata come forma di protesta, rappresentare ideali e identità sociali, comunicare un messaggio come forma d’arte. La moda influenza la società e a sua volta ne è influenzata e questo ha un valore particolare in questo momento storico.

"La moda è comunicazione. Il modo in cui ti presenti è chi vuoi essere", spiega Owens. "Cambiare le convenzioni è sempre stato un aspetto molto importante quando presento degli abiti. La moda riguarda simboli e significanti sottili. Quando realizzo una gonna nera, c'è qualcosa nel suo taglio che spinge contro la convenzione in un modo molto sottile. E qualcuno lo riconoscerà, vi si allineerà e ne sarà incoraggiato a spingere a sua volta in una direzione diversa. E questo alla fine influenzerà qualcos'altro. Questo è il vero nocciolo dell'influenza”.

“È il seme di qualcosa, energia che sto diffondendo. Quando creo degli abiti che spingono contro un bigottismo conservatore e intollerante, quando presento uno show che va contro tutto questo, incoraggiando altre persone a voler fare altrettanto, sento che sto facendo la cosa giusta e sento che è un atto politico in un modo molto molto sottile”.

La moda per Owens è quindi uno strumento per veicolare un messaggio, sfidare le convenzioni, provocare per spingere il cambiamento. Moda come veicolo di una libertà di espressione oggi più che mai sentita come valore dalle nuove generazioni. Ma per il designer la creatività da sola non basta: serve competenza tecnica, conoscenza della struttura di un capo per poter dar vita a idee non convenzionali, e serve saper trovare la giusta alchimia con tutte altre componenti della filiera della moda perché queste idee possano avere successo.

“Molte persone hanno grandi idee, ma eseguirle con il giusto tocco [è ciò che fa la differenza]. Come quando viene realizzato un brano, ci sono così tante decisioni e così tanti elementi che possono andare storti. Il modo in cui vengono fatte le rifiniture, la sensazione che dà un capo di abbigliamento. E poi, presentarlo nel negozio giusto al momento giusto e al prezzo giusto, ci sono così tante variabili. È magico quando tutto ciò si combina e in un certo senso funziona. Ed è per questo che è così avvincente, perché è magico”.

Qual è quindi il ruolo della formazione nella moda? Owens non fa mistero di non aver particolarmente amato la scuola, ma riconosce che grazie ad essa la creatività può essere coltivata e strutturata. A scuola si apprendono nozioni, tecnica, cultura, essenziali per costruire un proprio linguaggio artistico, per tradurre le proprie idee in qualcosa di concreto. Ma soprattutto si impara il confronto, si incontrano inoltre tante persone che vanno nella stessa direzione, si crea una community di grande valore, dove persone con capacità complementari nel business e nella creatività possono imparare a collaborare insieme. Conoscere le basi della costruzione dei capi, conoscere il business della moda e saper trovare le giuste sinergie sono le raccomandazioni di Owens a tutti i giovani che studiano moda.

“Ciò che [la scuola] fa è creare una concentrazione di persone affini che vanno nella stessa direzione. Costruisci una community che ti farà stare bene in seguito”.

“La migliore raccomandazione che posso dare è che dovremmo avviare un centro di incontri in cui qualcuno che vuole diventare un CEO possa trovare un creativo con cui abbia un'affinità, qualcosa che fa clic, perché questo è la chiave. Questo è il tipo di matrimonio che può far funzionare un’azienda. [...] La creatività è il 5% dell'equazione, l'altro 95% è l'esecuzione”.

Il video fa parte della serie Polimoda Duets che ha già avuto protagonisti Marina Abramovic, Marco Bizzarri, Linda Loppa, Margherita Missoni, John Rankin, Lidewij Edelkoort e Mobolaji Dawodu. Con il progetto Duets Polimoda si connette con il mondo dell’arte, della moda e di tutta la cultura contemporanea, combinando la sua tradizione nel raccogliere la testimonianza diretta dalle figure chiave del settore con un nuovo format di video interviste esclusive. In ogni episodio un’icona della cultura dei nostri tempi è intervistata da un diverso interlocutore, tra grandi giornalisti, influencer o ricercatori del campo della moda, in una conversazione sui temi centrali della società moderna.

“Se la formazione è l’anello di congiunzione tra il mondo della cultura e la realtà professionale, allora il nostro compito quali educatori è di accompagnare i giovani nella scoperta e nella conoscenza di questi due universi, che fondendosi costituiranno le basi su cui costruire la propria identità personale e crescita professionale” spiega il direttore di Polimoda, Danilo Venturi. “A Polimoda abbiamo scelto di farlo dando voce ai grandi personaggi contemporanei, offrendo ai nostri studenti, ma anche a un pubblico più vasto, l’occasione di incontrarli, ascoltarli e fare tesoro della loro testimonianza”.

Redazione Nove da Firenze