L’ambiente in Toscana nell’Annuario ARPAT 2025

Ingegneri di Firenze: “Sull'aria segnali positivi, ma sulle acque serve un cambio di passo”

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
16 Febbraio 2026 22:38
L’ambiente in Toscana nell’Annuario ARPAT 2025

È stata presentata oggi a Firenze nella sala Esposizioni di palazzo Strozzi Sacrati la 14^ edizione dell’Annuario dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, con i dati completi rilevati nel 2024. Una descrizione puntuale dello stato di salute dell’aria, acqua, mare e del suolo della Toscana, dove sono percepibili segnali positivi ma dove restano criticità in diversi indicatori di qualità e che rappresenta la fotografia più completa dello stato dell’ambiente attraverso un’analisi condotta esaminando oltre novanta indicatori di qualità.

L’Annuario è stato presentato nel corso di un convegno al quale hanno preso parte il presidente della Regione Eugenio Giani, David Barontini, assessore regionale all’Ambiente, assieme al direttore generale dell’ARPAT Piero Rubellini e Sandra Botticelli, direttore tecnico di ARPAT da maggio a dicembre 2025.

“Tutto il personale dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale - nelle parole del presidente Giani - lavora ogni giorno per la sicurezza di tutti i cittadini, con le sue continue attività di monitoraggio, intervento e per offrire i necessari elementi di conoscenza a chi ha poi il compito di scegliere le politiche adatte alla salvaguardia dell’ambiente toscano. Cambiamenti climatici e modelli di sviluppo tecnologico in continua evoluzione rendono oggi indispensabile sapere per decidere”.

“L’Annuario – prosegue Giani - è la migliore e più professionale testimonianza dell’impegno di analisi e la divulgazione di dati e conoscenze e di come saperli restituire e condividere in modo semplice e comprensibile: un patrimonio conoscitivo sulla quale vengono decise priorità, sviluppate strategie, progettati interventi che hanno l’obiettivo di rendere migliore non solo l’ambiente, ma la qualità complessiva del vivere in Toscana in ogni suo aspetto. È importante avere un quadro di riferimento dettagliato per attivare le politiche più adatte esattamente dove servono. Questo trova un puntuale riferimento nell'Annuario dell'ARPAT con dati che interessano tutta la società toscana e offre preziosi spunti di riflessione e di attenzione”.

“La presentazione dell’Annuario ARPAT – spiega David Barontini - rappresenta un momento molto importante per conoscere lo stato dell’ambiente in Toscana, ma anche per interpretare le sue evoluzioni, valutare la capacità di risposta e di resilienza e capire se le politiche messe in campo stanno producendo i risultati attesi o se, al contrario, emergono criticità che richiedono correzioni o nuove scelte. Si tratta di uno strumento molto utile per misurare lo stato di salute della nostra Regione in sei diversi ambiti ambientali (aria, acqua, mare, suolo, agenti fisici e sistemi produttivi), i quali includono anche sfide rilevanti come la gestione del ciclo dei rifiuti, oggi sempre più centrale per la sostenibilità ambientale, l’economia circolare e l’equilibrio dei territori”.

“Il tutto - precisa Barontini - assume un valore ancora maggiore in una fase storica segnata dai cambiamenti climatici, che stanno producendo effetti sempre più impattanti sul territorio e sulla vita quotidiana dei cittadini e delle imprese. Come Regione non possiamo che esprimere soddisfazione per poter disporre di uno strumento di questo livello, frutto delle competenze e delle professionalità che operano quotidianamente in ARPAT a tutela del patrimonio ambientale toscano. Ritengo auspicabile anche il futuro coinvolgimento del mondo universitario in questo lavoro di analisi, che porterebbe un importante contributo nella prospettiva degli obiettivi da raggiungere nel 2030, quando verranno dimezzati i limiti indicati dalla direttiva europea che sta cercando di adeguarsi a quelli della linee guida espressi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.”

“Dall’Annuario – continua Barontini - emergono diversi dati in miglioramento, che valutiamo positivamente. Allo stesso tempo, però, non dobbiamo abbassare il livello di attenzione. Persistono infatti alcune criticità, come sul fronte della qualità dell’aria, con il superamento dei limiti di ozono in alcune aree o con i livelli di PM10, in particolare nella piana di Lucca, dove le caratteristiche territoriali e le condizioni meteorologiche favoriscono l’accumulo degli inquinanti. La guardia deve restare alta anche sul tema dei PFAS e della loro presenza nelle acque potabili, nei reflui, negli scarichi industriali, nelle discariche e nei corsi d’acqua, un tema che a breve sarà oggetto di attenzione anche del Consiglio Regionale”.

“Guardando alla qualità dell’aria – precisa Piero Rubellini - il quadro regionale si conferma complessivamente positivo rispetto ai limiti vigenti. Il biossido di azoto (NO₂), storicamente critico in alcune aree urbane, rientra pienamente nei limiti di legge, consolidando un trend di miglioramento avviato nel 2023. Le politiche di rinnovo del parco veicolare e le misure di contenimento delle emissioni hanno inciso in modo significativo, in particolare nella piana fiorentina. Anche le condizioni meteo climatiche, con un maggior numero di giorni piovosi e precipitazioni più distribuite, hanno favorito la dispersione degli inquinanti garantendo l’affermarsi di una tendenza positiva”.

“La vera sfida, però, è rappresentata dal nuovo quadro europeo delineato dalla Direttiva 2881/2024, che riduce sensibilmente i limiti oggi in vigore. Con i nuovi valori, il 60% delle stazioni supererebbe il limite annuale di PM10 fissato a 20 µg/m³; per il PM2,5, con il nuovo limite di 10 µg/m³, 12 stazioni su 16 risulterebbero oltre soglia; per l’NO₂, il valore medio annuo di 20 µg/m³ sarebbe superato nel 70% delle stazioni di traffico”.

Per quanto attiene la risorsa idrica -prosegue Rubellini - nel 2024, si conferma una buona qualità delle acque sotterranee, salvo nei contesti interessati da pressioni industriali o da sovra sfruttamento agricolo. Più complessa la situazione delle acque superficiali: nel triennio 2022-2024 solo il 30% dei corpi idrici monitorati raggiunge uno stato ecologico buono o elevato, con un calo di 12 punti percentuali rispetto al triennio precedente; anche lo stato chimico registra una flessione di 4 punti. Gli eventi meteorologici estremi della fine del 2023 e del 2024 hanno inciso profondamente sugli ecosistemi fluviali e lacustri, evidenziando quanto il cambiamento climatico stia modificando gli equilibri ecologici”.

Anche le acque marino-costiere - conclude Rubellini - mostrano di risentire degli effetti delle dinamiche climatiche: lo stato ecologico buono o elevato riguarda il 75% della costa, in calo rispetto all’88% del triennio precedente. Segnali incoraggianti arrivano, invece, dalle acque di balneazione: su 277 aree controllate, solo 30 non risultano conformi, con un miglioramento rispetto al 2023. Le azioni dei Comuni e dei gestori del servizio idrico, in particolare sugli scarichi domestici, stanno producendo risultati concreti”.

Al convegno ha fatto seguito una tavola rotonda sui nuovi stili di vita e sulle buone pratiche per accompagnare la transizione ecologica e rafforzare il contrasto al cambiamento climatico. Un appuntamento in sintonia con lo spirito di M'illumino di meno, iniziativa nazionale dedicata alla sostenibilità e al risparmio energetico come strumenti concreti per affrontare la crisi climatica, in programma nella giornata di oggi.

 “I dati sulla qualità dell’aria confermano un quadro complessivamente positivo rispetto ai limiti vigenti, ma non possiamo abbassare la guardia. Sul fronte delle acque superficiali, invece, il peggioramento registrato nell’ultimo triennio deve interrogarci e spingerci ad approfondire le cause, a partire dall’impatto dei cambiamenti climatici e dalla gestione degli ecosistemi fluviali” dicono Claudia Nati, presidente dell'Ordine degli Ingegneri della provincia di Firenze, e Stefano Corsi, coordinatore della commissione Ambiente ed Energia dell’Ordine, commentando i dati contenuti nella 14^ edizione.

Aria

“Per quanto riguarda la qualità dell’aria – continuano Nati e Corsi - il rientro nei limiti del biossido di azoto e il miglioramento registrato a Firenze rappresentano un segnale incoraggiante, così come le anticipazioni sul rientro del Pm10 nella Piana lucchese. Sono risultati importanti, ma vanno letti nella loro complessità, cosa che abbiamo cercato di fare nelle commissioni dell’Ordine che si occupano dei temi ambientali. La qualità dell’aria dipende da dinamiche molteplici: politiche di rinnovo di auto e mezzi di trasporto, misure sulle emissioni, andamento meteorologico. Un dato positivo non può essere considerato definitivo, soprattutto alla luce dei nuovi obiettivi europei, che fissano soglie più stringenti”.

Acqua

“Il capitolo più delicato del Rapporto è invece quello delle acque superficiali. Nel triennio 2022-2024 – ricordano la presidente e il coordinatore della commissione Ambiente ed Energia dell’Ordine degli Ingegneri – solo il 30% dei corpi idrici raggiunge uno stato ecologico buono o elevato, mentre una quota significativa si colloca in condizioni sufficienti, scarse o cattive, con un peggioramento rispetto al periodo precedente. Il calo dello stato ecologico merita un approfondimento serio. Gli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni hanno certamente inciso sugli equilibri fluviali e lacustri: il cambiamento climatico modifica portate, temperature e dinamiche biologiche. Tuttavia non possiamo attribuire tutto solo al clima”.

“Crediamo siamo necessario riportare al centro dell’agenda pubblica la tutela degli ecosistemi fluviali. In Toscana la salvaguardia e il recupero degli ambienti fluviali non sono ancora percepiti come una priorità strategica - proseguono Nati e Corsi - eppure parliamo di sistemi che garantiscono biodiversità, qualità dell’acqua e servizi ecosistemici fondamentali per la sicurezza idraulica e la resilienza dei territori”.

“Spesso si tende a contrapporre manutenzione e tutela ecologica ma i dati mostrano che il mantenimento di un buono stato ecologico non è un ostacolo alla sicurezza, anzi. Occorre superare narrazioni semplicistiche e investire in una gestione integrata, basata su analisi scientifiche e pianificazione di lungo periodo”, notano Nati e Corsi.

Acque sotterranee e mare

“Sulle acque sotterranee l’Annuario Arpat evidenzia una situazione ancora critica, con una quota significativa di corpi idrici in stato chimico scarso, spesso in contesti interessati da pressioni industriali o da sovrasfruttamento agricolo. E anche le acque marino-costiere mostrano una buona qualità ecologica nella maggior parte dei casi, ma restano criticità sul piano chimico. Sono segnali che confermano la necessità di un approccio integrato – osservano ancora la presidente dell'Ordine e il coordinatore della commissione Ambiente ed Energia – capace di mettere in relazione gestione delle risorse idriche, attività produttive e tutela degli ecosistemi”.

Consumo di suolo

“Sul consumo di suolo, non serve focalizzarli sul dato totale di 142 mila ettari, ma sull'incremento di 264 ha nel 2024, in calo rispetto agli anni passati. Un dato incoraggiante che però deve essere valutato nel medio periodo. E' fondamentale analizzare gli incrementi annuali e le trasformazioni effettive del territorio – concludono Nati e Corsi – per capire dove e come intervenire con strumenti di pianificazione più efficaci e orientati alla rigenerazione”.

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