La prima di Grosso nel segno di De Gea e Piccoli

L’abbraccio a Edoardo Bove e il ritorno di Vata

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
29 Luglio 2026 23:55
La prima di Grosso nel segno di De Gea e Piccoli

Il calcio d’agosto è spesso un esercizio di pazienza, un mosaico di gambe pesanti e spartiti ancora da imparare a memoria. Eppure, ci sono serate in cui il cronometro e il risultato passano in secondo piano. A Vicarage Road, la sfida tra Watford e Fiorentina non è stata solo un test per oliare i meccanismi della nuova stagione 2026/27; è stata una collisione di emozioni, ritorni miracolosi e segnali tecnici. La squadra di Fabio Grosso ha cercato risposte dietro uno 0-1.

Vedere Edoardo Bove scendere in campo con la fascia da capitano degli Hornets contro la "sua" Fiorentina ha rimescolato i sentimenti di tutti i presenti. Il gesto di Mattie Pollock, che ha ceduto l'armadietto e la guida della squadra al centrocampista romano, ha nobilitato una serata già carica di significato: ritrovava casa un ragazzo che nel dicembre 2024 aveva visto la vita sfuggirgli tra le dita per un arresto cardiaco. Ma non è stato l'unico ritorno a scaldare il pubblico inglese: il boato più forte della serata è arrivato al 77', quando Rocco Vata ha rimesso piede in campo dopo il lungo infortunio al bicipite femorale che lo teneva fermo da gennaio.

In questo clima da "sceneggiatura già scritta", il destino ha quasi voluto che fosse proprio Bove a sbloccarla: David De Gea ha dovuto compiere un autentico miracolo su un tiro al volo di Bove dopo soli cinque minuti, negando al capitano del Watford il gol del più classico — e forse più dolce — dei "gol dell'ex" proprio dall'altezza del dischetto.

Se la parata su Bove è stata il culmine personale della gara, la prestazione complessiva di David De Gea è stata la lezione tecnica della serata. Schierato capitano da Grosso, lo spagnolo non si è limitato a difendere i pali; ha governato l'area con l'autorità di chi ha visto tutto e non teme nulla. Oltre al riflesso su Bove, l'intervento su Maamma nei primi minuti ha spento l'entusiasmo iniziale del Watford, permettendo alla Fiorentina di riorganizzarsi. In vista della stagione 2026/27, la presenza di De Gea rappresenta la pietra angolare su cui Grosso sta costruendo la solidità difensiva, un leader capace di trasmettere calma serafica a tutto il reparto, garantendo quel senso di impunità necessario per osare di più in fase d'attacco.

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Mentre il Watford cercava varchi con la qualità di Baah e Nabizada, la Fiorentina ha colpito nel momento più inaspettato, ribaltando l'inerzia di un match che sembrava sorridere ai padroni di casa. Al 38', un lancio illuminante di Nicolò Fagioli ha innescato la profondità cercata da Roberto Piccoli. L'attaccante, dopo un controllo che ha mandato a vuoto la pressione difensiva, ha deciso di non cercare lo scambio ma di puntare dritto alla gloria personale, sfoderando una conclusione che è un mix di potenza e precisione. Un destro da venti metri che parte secco e si infila nell'angolo basso della porta difesa da Bachmann.

È questa la capacità "controcorrente" che Grosso chiede ai suoi terminali offensivi: saper inventare il vantaggio anche quando la manovra collettiva è ancora in fase di rodaggio.

Il secondo tempo ha mostrato una Fiorentina più fluida, merito anche di un centrocampo che ha iniziato a dialogare con ritmi diversi. Sull'asse Atta-Ndour sono nate le occasioni migliori per il raddoppio, segno che il modulo di Grosso inizia a produrre frutti. Arthur Atta, nel post-partita, ha confermato come la metamorfosi tra le due frazioni di gioco sia stata frutto di un confronto tattico negli spogliatoi. La sua interpretazione del ruolo, sospesa tra copertura e inserimento, è il simbolo della libertà vigilata concessa dal tecnico: "Ho il vantaggio di essere abbastanza libero in campo, ma dobbiamo continuare così di squadra. Siamo ancora lontani dall'obiettivo di fare bene perché serve tempo, è normale, ma stiamo crescendo, continuiamo così. Dobbiamo muoverci in blocco."

Il clean sheet finale, difeso con i denti prima da De Gea e poi da un attento Oliver Christensen (decisivo nel finale su Chikovani), è il dato che più farà sorridere lo staff tecnico. Non è stata una vittoria senza brividi: la traversa colpita da Marc Bola al 14' e le iniziative di Iker Bravo hanno ricordato ai viola che la strada per la perfezione è ancora lunga. La squadra ha dimostrato di saper soffrire, una dote fondamentale per affrontare le insidie della Serie A, ma la fluidità di manovra resta l'obiettivo primario per le prossime settimane di lavoro.

Lo 0-1 di Watford è un tassello piccolo ma significativo nel mosaico. La squadra di Grosso sta nascendo con un'identità precisa: solida dietro, cinica davanti e capace di gestire l'impatto emotivo di match che, pur amichevoli, mettono a nudo il carattere degli uomini. È una Fiorentina che non cerca lo spettacolo fine a se stesso, ma la concretezza necessaria per onorare una maglia che si appresta a vivere la sua stagione più iconica.

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