Nel calcio vince chi alza la coppa. Ma nelle statistiche vince anche chi sa quando non esserci.
L’Italia ha 4 Mondiali in bacheca (l'ultimo nel 2006 griffato Fabio Grosso, attuale allenatore viola) su 18 partecipazioni. Facciamo il conto: 22,2% di "efficienza".
Il Brasile ne ha 5 su 22: percentuale 22,7%.
La Germania 4 su 20: percentuale 20%.
l'Argentina 3 su 18: percentuale 16,7%.
Risultato: l’Italia è a meno di mezzo punto dal Brasile, la nazionale più vincente di sempre.
Come è possibile?
Il denominatore che non è cresciuto
La differenza la fanno le assenze. L’Italia ha saltato 4 edizioni: 1958, 2018, 2022 e 2026.Ora, togliere non è mai bello. Ma matematicamente quelle 3 mancate di fila hanno avuto un effetto collaterale: non hanno fatto scendere la media, anzi!
Esempio semplice: Se nel 2018, 2022 e 2026 l’Italia fosse andata al Mondiale e non avesse vinto (come quasi sicuro considerato il valore delle squadre), oggi avremmo 4 vittorie su 21 partecipazioni = 19%.
Sotto la Germania. Lontana dal Brasile.
Invece il denominatore è rimasto fermo a 18. E la media è rimasta altissima.
Italia: qualità over quantità
Il Brasile è l’unica nazionale ad aver giocato tutti i 22 Mondiali. Ha pagato con delusioni, eliminazioni pesanti, come il 7-1 in casa contro la Germania. Ma c’è sempre stata.
L’Italia ha scelto un’altra strada, senza volerlo: esserci a folate e vincere di brutto quando c’è.
1934 e 1938: doppietta.
1982: dopo il calcio scommesse.
2006: dopo Calciopoli.
4 finali vinte su 6 giocate. Quando l’Italia arriva in fondo, quasi sempre vince.
Attenzione: non è un elogio all’assenza
Chiaro, nessuno scambierebbe una qualificazione mancata con 2 punti in più di media. Le mancate qualificazioni sono ferite. Hanno fatto male al movimento, agli sponsor, ai giovani. Ma il dato resta lì.