Il PD chiede scusa per il boicottaggio social a Firenze

​Quando il dibattito politico supera il limite: la gogna per professionisti ed esercenti

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
29 ottobre 2026 14:51
Il PD chiede scusa per il boicottaggio social a Firenze

La democrazia partecipativa vive di strumenti concreti e garanzie costituzionali. Quando i cittadini del Quartiere 2 di Firenze si sono attivati promuovendo una raccolta firme — ai sensi dell'art. 13 del Regolamento per lo svolgimento del Referendum Consultivo e delle Consultazioni Popolari — per chiedere un referendum contro l'abbattimento degli alberi previsto dalla nuova linea tramviaria a Campo di Marte, si è azionato un legittimo presidio di democrazia diretta. Tuttavia, il circuito corto dei social media ha trasformato un'istanza territoriale in una degenerazione istituzionale.

La scintilla è scoccata su Facebook con la pubblicazione dell'elenco delle attività commerciali che ospitavano i banchetti, accompagnata dall'esplicita chiamata al boicottaggio economico. Il tiro si è poi rapidamente alzato, prendendo di mira gli avvocati incaricati di autenticare le sottoscrizioni.

L'episodio impone una riflessione giuridica e politica urgente: dove finisce la critica di parte e dove inizia la pressione indebita sulle libertà economiche, professionali e civili? Dal caso fiorentino emergono quattro lezioni fondamentali per il futuro del dibattito pubblico.

Approfondimenti

I fatti di ieri mostrano come la comunicazione digitale di esponenti politici possa travalicare il perimetro della dialettica democratica per sfociare in una vera e propria gogna mediatica. La vicenda nasce da un post di Filippo Frizzi, Presidente del Circolo PD di Peretola, che ha diffuso online la lista delle attività commerciali del Quartiere 2 che mettevano a disposizione i propri spazi per la petizione, aggiungendo il commento: «Esercizi commerciali dove non mettere più piede».

Il quadro si è ulteriormente aggravato con l'intervento di Filippo Ferraro, Presidente del Consiglio del Quartiere 5 del Comune di Firenze, che ha aggiunto: «e anche avvocati a cui non rivolgersi», trovando l'immediata replica dello stesso Frizzi: «vabbe ma quelli non importava la raccolta firme per starci ben lontani».

Sotto il profilo strettamente giuridico, la gravità dell'attacco risiede nella sovrapposizione tra la figura del professionista e la causa politica assistita. Gli avvocati coinvolti — tra cui l'Avv. Guglielmo Mossuto — operavano infatti in qualità di soggetti autenticatori, svolgendo una funzione tecnico-legale neutrale e indispensabile per attestare la regolarità delle firme. Colpire un professionista nell'esercizio di un incarico di certificazione previsto dalla legge non costituisce una semplice esternazione d'opinione, bensì un'indebita interferenza con un meccanismo ufficiale di partecipazione democratica.

Di fronte all'accaduto, la reazione delle istituzioni forensi è stata immediata. A seguito della segnalazione formale inoltrata dal Senatore Paolo Marcheschi al Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Firenze, Avv. Sergio Paparo, il Consiglio si è riunito d'urgenza approvando all'unanimità, il 28 ottobre 2026 alle ore 16:07, la Delibera n. 5.

L'atto si fonda sul richiamo espresso agli articoli 3, 21, 24 e 54, secondo comma, della Costituzione, unitamente alla legge 31 dicembre 2012, n. 247 (nello specifico gli artt. 1, comma 2, lett. b; 2, commi 1 e 2; e 29, comma 1, lett. h), posti a presidio dell'autonomia, del decoro e dell'indipendenza della professione forense.

Il Consiglio dell'Ordine ha chiarito un principio cardine dello Stato di diritto: la prestazione dell'attività professionale non comporta in alcun modo l'adesione politica dell'avvocato alle posizioni sostenute dai soggetti assistiti. Conseguentemente, sollecitare pubblicamente i cittadini a boicottare determinati professionisti — specialmente da parte di chi ricopre incarichi istituzionali — costituisce un'interferenza inaccettabile sulla reputazione e sulla libertà del lavoro forense.

«Difendere la libertà di un avvocato di assistere chi glielo chiede significa difendere i diritti di tutti i cittadini... Il confronto sulle scelte della città è legittimo e necessario, ma non può tradursi nell’indicare pubblicamente professionisti da evitare.» ha dichiarato Sergio Paparo, Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Firenze.

L'episodio ha scatenato un'accesa reazione da parte delle opposizioni politiche, mettendo in luce la forte polarizzazione attorno alle scelte urbanistiche e alle garanzie democratiche in città.

  • Marco Stella (capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale) e Alberto Locchi (capogruppo a Palazzo Vecchio) hanno stigmatizzato l'accaduto definendolo espressione di una "concezione totalitaria della democrazia". Hanno sfidato apertamente i consiglieri Dem ad autenticare di persona le firme dei cittadini e criticato il segretario cittadino del PD, Federico Gianassi, accusandolo di proteggere e difendere i responsabili anziché condannarne i comportamenti.
  • L'On.

    Tiziana Nisini, Commissario della Lega a Firenze, ha parlato di una "doppia vergognosa sortita" dal carattere apertamente illiberale. Nisini ha evidenziato la gravità di mettere alla berlina professionisti come l'Avv. Guglielmo Mossuto, evidenziando la sua duplice veste di avvocato certificatore della petizione e di Capogruppo della Lega in Consiglio Comunale, trasformato in bersaglio politico per l'esercizio di una funzione tecnica. Ha quindi ricordato che "Firenze non è di loro esclusiva proprietà, ma è di tutti i fiorentini".

Il fermo e unanime intervento dell'Ordine degli Avvocati ha condotto a un rapido chiarimento e al ripristino delle corrette dinamiche istituzionali.

Oggi Filippo Ferraro, Presidente del Quartiere 5, ha inviato una lettera formale al Presidente e al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Firenze per ufficializzare il ritiro del proprio commento social e presentare scuse pubbliche. Nella missiva, Ferraro ha ribadito la propria stima verso l'Avvocatura e lo Stato di diritto, specificando di non aver mai inteso limitare la libera scelta dei cittadini né contestare la funzione tecnica di autenticazione delle sottoscrizioni.

Parallelamente, è intervenuto Federico Gianassi — Deputato, capogruppo PD in Commissione Giustizia alla Camera e Segretario cittadino del PD Firenze — che ha scritto all'Ordine qualificando come "apprezzabile" il gesto di scuse compiuto da Ferraro. Gianassi ha riaffermato il pieno e profondo rispetto della comunità democratica per il ruolo costituzionale dell'Avvocatura e per l'indipendenza di ogni professionista, pur confermando il sostegno politico del partito alla realizzazione della linea tramviaria.

Il caso fiorentino dimostra che la tutela dei diritti costituzionali, l'indipendenza delle professioni e la libertà economica costituiscono un perimetro neutrale, superiore a qualsiasi contesa politica locale. Quando la dialettica degenera nell'indicazione pubblica di professionisti o attività da evitare, a soffrirne non è solo la reputazione dei singoli, ma la tenuta dell'intero ecosistema democratico.

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