Rubrica — In cucina

I vini dell'Alto Adige in tour: ieri a Firenze 50 etichette in degustazione

Alla sala Fureria della Fortezza da Basso, operatori e appassionati riuniti intorno a decine di vini. Una esplorazione collettiva della ricchezza enologica di un territorio affascinante


di Fabrizio Fiaschi

Per la prima volta una regione italiana porta i propri vini in giro per l’Italia per farli assaggiare ad operatori ed appassionati sotto l’unico comun denominatore della loro provenienza. Ed è proprio la forza identificativa della regione altoatesina a dare corpo e sostanza all’evento, un “road Show” che tocca tre città, Roma, Firenze e Milano, per tre tappe d’assaggio esaustive per quanto riguarda le tipologie dei vini prodotti. La location scelta per Firenze è la suggestiva fureria dell’arsenale alla Fortezza da Basso. 50 sono i vini che è possibile assaggiare, divisi in isole tematiche in ciascuna delle quali ci si approccia ad una specifico vitigno o due al massimo. Questo dà modo di concentrarsi via via sui prodotti da analizzare confrontandoli fra loro.

L’evento benché nuovo ha attratto l’interesse di moltissime persone, in gran parte ristoratori o comunque professionisti del settore che hanno colto la preziosa occasione di una full immersion nei vini dolomitici. Molte persone dicevamo, e soprattutto tantissimi giovani per un’età media dei visitatori che si attesta attorno ai quarant’anni; e si conferma anche la tendenza di un grande interesse al mondo del vino da parte del pubblico femminile con una presenza che probabilmente supera quella maschile.

D’altra parte i vini altoatesini si meritano sicuramente tutto questo interesse, da anni sono ai vertici della qualità enologica italiana sia con i vitigni bianchi che con quelli rossi, senza dimenticarsi gli spumanti ed i rosati.

Il bello della produzione enologica atesina è che veramente può accontentare tutti i palati e tutte le tasche, si trova grande qualità sia nelle cantine cooperative che dominano numericamente l’enologia regionale, sia nei microproduttori artigianali che imbottigliano poche migliaia di esemplari dai loro impervi vigneti terrazzati. Ed ognuno di loro, sia grande sia piccolo produttore, dà vita ad una variegata serie di vini che si presta ad abbinarsi ad un menù completo.

Fra i bianchi spiccano i Pinot Bianco sapidi e minerali, i Sauvignon dall’inconfondibile profumo erbaceo ed i Gewurztraminer così aromatici e suadenti, senza dimenticarci i meno noti autoctoni Kerner, Veltliner, Sylvaner così peculiari della regione da esserne diventati il simbolo enologico.

Fra i rossi i vitigni di maggior tradizione sono il Lagrein e la Schiava; il primo dà vita a vini ricchi, profondi e carnosi che si abbinano alla selvaggina delle vallate dolomitiche; la schiava invece è l’uva del Santa Maddalena e del Lago di Caldaro, vini più leggeri ma dalla personalità spiccata che accompagnano alla perfezione i tipici taglieri di salumi e formaggi che tanto ci ristorano nei rifugi. Ma non dimentichiamoci il Pinot Nero, di origine borgognona ma che in Italia ha trovato proprio in Alto Adige il territorio d’elezione.

In una degustazione come quella che ho avuto la fortuna di fare oggi ritrovo tutti i profumi di una passeggiata sulle dolomiti, le rocce bianche scaldate dal sole, le cascate dei ruscelli, le foreste resinose, il sottobosco, i prati in fiore, le balle di fieno, le bacche selvatiche, e mille altre sensazioni che potete ritrovare nei vostri vini atesini. In alto i calici…. anzi in Alto Adige i calici.

Redazione Nove da Firenze