Guerriglia a Firenze: le sorprese della politica

Potere al popolo risponde agli interrogativi posti dal nostro articolo di ieri


Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Potere al Popolo Firenze in replica al nostro articolo intitolato "Guerriglia a Firenze: Potere al popolo difende i manifestanti, dopo" pubblicato ieri, 31 ottobre 2020.

Caro direttore, vorremmo rispondere a tre domande che lei ci ha posto indirettamente nel suo articolo:

1) perché non abbiamo dato copertura politica alla protesta del 30 ottobre? 

2) perchè nonostante questo ci siete andati?

3) Perchè date la solidarietà a chi è stato arrestato?

1) Quando abbiamo visto il volantino di chiamata del 30 ottobre anche noi non sapevamo cosa aspettarci. Le nostre strutture mentali ci hanno subito portato a pensare che fosse l'estrema destra. Per sicurezza però abbiamo indagato e notato come la chiamata stesse rimbalzando anche al di fuori degli ambienti classici della sinistra: a differenza di altre strutture, l'avere una casa del popolo ci ha aiutato, perché abbiamo potuto notare come molti ragazzi che non fanno politica ma che frequentano i nostri spazi ne stessero parlando. Tuttavia la chiamata era troppo ambigua e "generica" per aderire convintamente o partecipare in maniera organizzata. per questo abbiamo deciso di fare una cosa semplice: andare a vedere con i nostri occhi, a fare inchiesta, proprio perchè non sapevamo cosa aspettarci, se una piazza di fascisti, una piazza vuota, o una piazza di popolo. 

2) In un epoca di disinformazione di massa, compito di chi vuole cambiare le cose è anche quello di dire la verità. Quello che abbiamo visto lo abbiamo riportato in una piccola inchiesta postata da uno dei nostri coordinatori (Lorenzo Alba: https://tinyurl.com/yxk9v2se). Per certi versi un fenomeno nuovo in Italia, ma che ha già riguardato altre città europee. Pensiamo al movimento dei gilet gialli in Francia, che sicuramente raccoglie un malessere popolare più vasto, che pesca molto nel lavoro dipendente, ma che nelle forme di attivazione è stato molto simile alla piazza di Firenze: chiamata anonima, come anonime, cioè non inquadrate in strutture preesistenti, erano le persone che vi hanno preso parte. Nella piazza si sono espresse tre voci, unite dalla critica nei confronti di quello che il governo non ha fatto: una voce corporativa, espressa da esercenti strozzati dalla crisi, che chiedeva aperture indiscriminate perchè non crede più a nulla se non al proprio scivolare in basso; un malessere che coinvolge pezzi di lavoro dipendente e più precario, che chiede di non essere abbandonato e che venga prevista la possibilità di avere un reddito, se non lavorando attraverso una redistribuzione operata dallo Stato; una voglia giovanile di esserci, di vendicarsi per l'assenza di prospettive con cui "la politica" ( e la vita stessa) è ormai identificata, un odio per la polizia che è vista come volto dello stato e probabilmente una liberatoria protesta contro la criminalizzazione che si è fatta in questo periodo dei giovani, mentre "gli adulti" al governo non sono stati in grado di organizzare nulla, dai tamponi, al rientro a scuola, ai trasporti. 

3) E qui veniamo a noi. In piazza, pur non essendo d'accordo con tutte le rivendicazioni che abbiamo sentito (ad esempio, siamo contrari ad aperture indiscriminate) abbiamo visto con i nostri occhi pezzi della nostra gente, del nostro popolo, essere cacciata da piazza della Signoria, essere vittima di una gestione "da caccia al barbaro" della questura fiorentina. E' normale che in un contesto del genere, dopo Napoli, Livorno, Milano, Torino, potesse accendersi una miccia. Pensiamo che la sinistra popolare (non parliamo del Pd o di Leu) di fronte a questi fenomeni debba evitare due errori: a) quello di additare come fascisti e criminali pezzi sociali che dovrebbe rappresentare ma da cui si è alienata nel tempo; b) quello di mitizzare gli scontri vedendovi una nuova ventata rivoluzionaria. In quella piazza non c'era nessuna delle due cose. Pensiamo piuttosto che vada instaurato un dialogo con chi è sceso, non per dire "avete fatto bene, avanti così", ma per elevare quel malessere a programma, a politica. E' difficile ma non impossibile, noi ci proveremo, a partire dallo stare nei quartieri, dall'aprire nuove case del popolo, da farne centri di aggregazione giovanile, che è quello che d'altronde ci ha permesso di incuriosirci riguardo alla protesta. L'errore da non fare è essere paternalisti, è rendersi utili, ad esempio riconoscendo le ragioni "sociali" di chi è sceso in piazza, organizzandosi meglio per non farsi sorprendere la prossima volta, e sostenendo attivamente chi è stato arrestato - anche senza aderire totalmente alle sue ragioni - da una vendetta istituzionale che punterà a trovare un capro espiatorio pur di nascondere le proprie responsabilità.

Soprattutto, dobbiamo organizzare noi momenti di protesta con le nostre proposte (reddito di emergenza, dare seguito al piano Crisanti, assunzioni in scuola, sanità, trasporti, patrimoniale sui milionari e redistribuzione della ricchezza, piano per il futuro che rilanci il paese a partire dalla riconversione ecologica) , in cui le persone possano riconoscersi, e ottenere quella copertura politica che purtroppo, a questo giro, non c'è stata.

Redazione Nove da Firenze