Fabbrica Europa XXII: dal 7 maggio al 3 luglio 2015

Un'immersione in una moltitudine di universi creativi, fisici e culturali. Danza, Teatro, Musica esprimono contemporaneità non convenzionali, tracciando linee progettuali simultanee attraverso proposte innovative che lasciano emergere una polifonia di voci artistiche


Al centro del programma la DANZA. Un focus sull’arte scenica di area asiatica, importanti Compagnie di respiro europeo, artisti affermati e giovani emergenti del panorama internazionale e nazionale, rappresentano per lo spettatore un’occasione unica per un viaggio tra i linguaggi performativi e coreografici oltre ogni confine.

Per il TEATRO, all’insegna della contaminazione di forme e linguaggi, vengono presentati in questa edizione spettacoli che puntando su una polifonia di voci artistiche, intrecciano parola e musica, ricerca drammaturgica e vocale, testimonianza storica, sociale e politica.

Torna a Fabbrica Europa la MUSICA, dopo alcuni anni in cui il festival si era concentrato principalmente su danza e teatro. Le proposte di questa XXII edizione combinano l'esigenza del fare musica agli aspetti socio-politici, in un percorso in cui la presenza di nomi storici si intreccia con le più interessanti novità della scena attuale.

Una prima europea apre il festival: Zap della Lee Hee-moon Company (Corea) - composta da cantanti, musicisti e danzatori provenienti da diversi ambiti performativi - unisce suono, vocalità, musica strumentale, danza e tradizione in un percorso di raffinata contemporaneità che sa dare nuova forma a storie antiche grazie anche alla sapiente messa in scena di An Eun-mi, figura di spicco della danza coreana, che firma regia e coreografia. Un’opera ibrida di teatro contemporaneo che stimola nello spettatore un nuovo approccio alla visione, un altro modo di apprezzare la musica, per un viaggio straordinario nell’incanto di uno spettacolo unico nel suo genere (7,8 maggio, Stazione Leopolda).

Il coreografo di fama mondiale Sang Jijia firma una nuova creazione per i danzatori della Paolo Grassi di Milano e per Spellbound Contemporary Ballet di Roma. Un progetto di coproduzione internazionale che, grazie a Fabbrica Europa, riporta in Italia il coreografo tibetano dopo il grande successo di As If To Nothing lo scorso anno all’Opera di Firenze. La poetica di Sang Jijia poggia sulle profondità del pensiero orientale e si arricchisce delle esperienze più alte della ricerca europea nella danza e nel teatro contemporaneo per un incontro originale tra rigore ed espressività. Pa|Ethos (prima assoluta) si avvale dell’intervento dal vivo del noto compositore elettronico Dickson Dee e di Luca Brinchi e Roberta Zanardo (santasangre) per la scenografia virtuale (8,9,10 maggio, Teatro Era di Pontedera).

Chiude il festival e il focus Oriente una coproduzione con Opera di Firenze/Maggio Musicale Fiorentino: la Korea National Contemporary Dance Company di Seoul presenta in prima europea Bul-Ssang, coreografia della pluripremiata Aesoon Ahn. Definito un affascinante capolavoro capace di immergere il pubblico in un territorio artistico molto speciale, è considerato la miglior performance di danza contemporanea prodotta dalla Corea. Lo spettacolo combina magistralmente pop art, danza contemporanea, danza tradizionale e arti marziali: un’esplorazione delle tradizioni asiatiche e del loro conflitto con la modernità e con l’Occidente. Un mix di culture e danze diverse - Kathak indiano, danza Jindo coreana, Arhat cinese, danze tradizionali giapponesi e mongole - si armonizza con l'installazione dell'artista Jeong-Hwa Choi e la musica live del dj coreano Soulscape (26,27 giugno, Teatro Goldoni).

Il Teatr Zar di Wroclav (Polonia) presenta in prima nazionale Armine, Sister, dedicato all’Armenia e al genocidio di cui ricorrono i 100 anni. Lo spettacolo - prima tappa del nuovo ambito di lavoro del celebre gruppo polacco che indaga l’azione/testimonianza - affronta il processo del farsi carico della memoria e di quanto doloroso possa essere. Vuole anche dare un nome/un’identità al “dove” ci troviamo in relazione con le generazioni passate, noi che guardiamo la storia attraverso uno spioncino, vedendo solamente orme, ombre, pensieri (8,9,10 maggio, Stazione Leopolda).

Teatr Zar presenta inoltre un concerto/spettacolo di canti tradizionali curdi (raccolti da cantastorie che recitano storie sulla vita dei villaggi e delle città curde) e di canti liturgici armeni, resi nel loro impianto modale e monofonico, che vedono come ospite speciale il cantante maestro della cattedrale di San Gregorio a Istanbul (7 maggio, Stazione Leopolda).

Empty moves (Parts I, II & III) di Angelin Preljocaj si appoggia sulla registrazione di Empty words di John Cage avvenuta a Milano nel 1977. Il materiale sonoro creato dal compositore americano e le reazioni ostili degli spettatori dell’epoca sono diventate la partitura della coreografia di Preljocaj che, partendo dallo stesso principio di costruzione non narrativa, consegna alle tre pièce (create in più tempi) una sbalorditiva ricerca sul movimento. Il coreografo crea gesti frammentari che, poco a poco, entrano in risonanza con la tempesta di parole che squarciano il silenzio; prendono velocità e intensità e si accumulano gli uni sugli altri fino a diventare movimento fluido, corrispondenze segrete, irruzioni nello spazio. I danzatori si muovono nell’imponderabile, con disequilibri sorprendenti, raffinate asimmetrie e un’innegabile fragranza di serena sensualità (14,15 maggio, Stazione Leopolda).

Empty Cage: le foto di Silvia Lelli e Roberto Masotti, scattate il 2 dicembre del 1977 durante Empty Words (Parte III) di John Cage, ricostruiscono - nel lavoro video di Jacopo Jenna - l'atmosfera di un evento rimasto nella memoria come esempio di provocazione profondamente concettuale, che proponeva a un folto pubblico (in parte inconsapevole) la lettura di alcuni passi di Disobbedienza Civile di Henry David Thoreau, decostruiti attraverso l'uso dell'I-Ching (12>17 maggio, Stazione Leopolda).

In prima assoluta Epica Etica Etnica Pathos ripropone al pubblico il disco del 1990, a 25 anni dalla realizzazione, mettendo insieme i quattro componenti storici Gianni Maroccolo, Massimo Zamboni, Francesco Magnelli e Giorgio Canali, le due voci femminili Ginevra Di Marco e Angela Baraldi e alcuni tra i più interessanti musicisti e cantanti delle generazioni successive come Lo Stato Sociale, Appino (Zen Circus), Brunori Sas, Max Collini (Offlaga Disco Pax), Francesco Di Bella (24 Grana). Nell’ottica di sostenere e stimolare la memoria del contemporaneo, il progetto nasce dall’esigenza di trovare un territorio di incontro tra musicisti per creare un passaggio di esperienze e testimonianze che diventi strumento di condivisione e lavoro collettivo (16 maggio, Stazione Leopolda).

Performance musicale di sonorizzazione di video secondo uno schema che simula il lavoro in catena di montaggio per 24 musicisti operai. Rielaborazione della performance ideata per la realizzazione del film “Unità di Produzione Musicale”, Unità di Sonorizzazione è un progetto in prima assoluta di Enrico Gabrielli, Sergio Giusti ed EneceFilm che coinvolge Vincenzo Vasi, Marco Parente, Stefano Pilia, Rodrigo D’Erasmo, Lorenzo Brusci, Antonio Rezza e molti altri tra musicisti, filmmaker e videoartisti che eseguono e documentano musica a ritmo di fabbrica (17 maggio, Stazione Leopolda).

Aterballetto è protagonista di una serata composta da tre pièce firmate da due tra gli esponenti più innovativi del panorama contemporaneo (12 maggio, Stazione Leopolda). Cristina Rizzo è autrice di Tempesta/The Spirits: tre coppie in un gioco coreografico fatto di ingaggi subitanei, abitazioni epidermiche e corpi volatili in una continua e reciproca torsione. Upper-East-Side è la coreografia per nove danzatori di Michele Di Stefano: cosa rende abitabile un luogo? un corpo che danza lo fa veramente se permette a un’altra danza di esistergli accanto. Così si costruisce un paesaggio.

Infine, e-ink, lavoro di esordio (1999) di Michele Di Stefano, che indaga le potenzialità compositive di una scrittura mutante come gli inchiostri elettronici del futuro. Il riallestimento - interpretato da Damiano Artale e Philippe Kratz di Aterballetto - si inserisce in RIC.CI. Reconstruction Italian Contemporary Choreography anni ’80-’90, progetto pluriennale (ideato e diretto da Marinella Guatterini) di cui Fabbrica Europa è partner. Nell’ambito di RIC.CI. è anche l'odierna ricostruzione di Pupilla (pièce del 1983 di Valeria Magli), che torna con DanceHaus Company a raccontare, grazie a immagini evocative di grande intensità, il rapporto tra bambola, infanzia ed erotismo (12 maggio, Teatro Cantiere Florida).

Trees è un’installazione/performance di Cristina Caprioli, una delle protagoniste della scena coreografica scandinava, proposta in una versione ripensata sugli spazi della Stazione Leopolda: una foresta in movimento, una fiaba digitale in cui perdersi, diventandone parte. In alcuni momenti l’installazione si anima della presenza di performer che guidano gli spettatori creando una coreografia fatta di condivisione (dal 7 al 17 maggio). Caprioli presenta inoltre in prima nazionalela performance Omkretz: due danzatori interpretano venti sequenze di movimenti avanzando lungo una precisa traiettoria, da un’estremità all’altra dello spazio (14 e 16 maggio, Stazione Leopolda).

La coreografa toscana Luisa Cortesi è stata invitata dalla prestigiosa Korea National Contemporary Dance Company a creare una pièce per la danzatrice Cha Jin-yeob. In Mousing (prima europea) una donna rappresenta la propria trasformazione: con un semplice click delle dita sul mouse riaffiorano immagini che attraversano il tempo. La seconda pièce firmata (e interpretata) da Cortesi è un effetto ma anche un riflesso di Mousing: On the other hand, in prima assoluta, porta in scena una donna e tutte le donne del mondo in una ricerca di individualità e di condivisione (25 giugno, Teatro Cantiere Florida).

Viene proposto in questa edizione un percorso tra gli autori più significatividella danza italiana che presentano lavori capaci di indagare i linguaggi del corpo secondo traiettorie originali e interessanti. Fabrizio Favale presenta Ossidiana, un lavoro corale per otto danzatori che mettono in gioco tracce di opere edite e inedite superando il concetto di ‘prima e dopo’ in favore della simultaneità per lasciar fluire innumerevoli accadimenti, prima che i precedenti siano conclusi (9 maggio, Stazione Leopolda).

Wdoppio: due corpi in sincrono cercano la fase, l’accordo, il punto di incontro nel tempo e sull’onda. Sono Jacopo Jenna e Nicola Cisternino del collettivo Cani che inventano un costrutto linguistico laddove non appare che un unico flusso emotivo (10 maggio, Stazione Leopolda).

Daniele Albanese presenta Digitale purpurea I, un live concert/spettacolo che si sviluppa tra danza, luci e suono, in costante mutazione di dinamica. La coreografia si modula su velocità e variazioni di tempo ed è una partitura fisica che fa da contrappunto alla musica (13 maggio, Stazione Leopolda).Bolero Effectdi Cristina Rizzo si sviluppa attorno all’assunto che la partitura orchestrale di Ravel è tra le più popolari al mondo. Un tracciato sonoro dentro cui trovare brecce, praticare turbolenze corporee e un’erotica del corpo tesa a rompere la compostezza (13 maggio, Stazione Leopolda).

In prima nazionale R_Esistere di Giulio D'Anna, un dance-concert sul tema della resistenza che nasce dal desiderio di dare corpo allo spirito di protesta come parte essenziale dell’essere umano, sfidando i pregiudizi sociali a esso legati. I danzatori incarnano l’energia di una massa in rivolta con lo spirito del pubblico di un concerto rock (21,22 maggio, Teatro Cantiere Florida).

Vivo e Coscienza di Luca Veggetti, tratto dal balletto-cantata di Pier Paolo Pasolini, si articola in 4 scene/danze (lavoro, rivoluzione, guerra, morte) dove i due protagonisti agiscono in contrappunto a un coro che assume in ogni quadro identità diverse (28 maggio, Teatro Cantiere Florida).

Belle de Sommeil della CompagniaOpus Balletprende spunto dai racconti de La bella addormentata nel bosco per indagare - attraverso danza, musica, parola, scenografia, proiezioni video - l’intangibile che risiede tra sonno e risveglio, giorno e notte, vita e morte (31 maggio, Teatro Verdi).

Il gruppo nanou presenta Following. Strettamente confidenziale, creazione site specific, prototipo di un’opera museale coreografica: l’ospite/spettatore è invitato a determinare il tempo di fruizione e a muoversi liberamente scegliendo il proprio percorso di visione (17,18,19 giugno, Istituto Francese).

Il giovane Glen Çaçi attraversa da neo-cittadino europeo le sue radici albanesi assieme al fratello, anche lui emigrato in Europa negli anni '90, proponendo in prima nazionale KK//I'm a kommunist kid, una riflessione politico-performativa sulla proprietà territoriale e sull'identità culturale. Una rilettura scenica filtrata da un'ironia cruda e pungente, una traduzione coreografico-contemporanea dell'estetica di un'infanzia post-comunista (15,16 maggio, Teatro Cantiere Florida).

Progetti ‘in solo’ per due apprezzati musicisti della scena contemporanea: Cristiano Calcagnile con ST()MA, solo per batteria, percussioni, DrumTableGuitar, effetti, glockenspiel, aerofoni e lastra elettrificata (10 maggio, Stazione Leopolda); Pasquale Mirra con Moderatamente solo, suite per vibrafono, glockenspiel, timpano, woodblock, campanaccio, oggetti (13 maggio, Stazione Leopolda).

Sei serate sono dedicate agli esiti dei percorsi di creazione (prime nazionali) di Giovani Coreografi di diverse parti del mondo per un’indagine delle nuove pratiche sui linguaggi contemporanei del corpo: la carismatica danzatrice Aline Corrêa (Brasile) -cranio rasato e corpo dipinto con segni arcaici, le sue cicatrici - apre la vetrina con Cicatriz nel Cortile di Palazzo Strozzi (4 giugno). Si prosegue poi nella Sala delle Vetrate de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea: Malika Djardi (Francia) con Sa prière, un solo che prende origine dalla fede nell'Islam e dalla pratica della preghiera della madre (5 giugno); a seguire Claudia Catarzi (Italia) presenta Sul punto che indaga l’interazione degli stati di veglia e sonno, coscienza e abbandono (5 giugno). Son Hye-jeong (Corea) in Gung Ji-dilemma esplora il sentimento del libero arbitrio che si manifesta in una situazione estrema (6 giugno); a seguire Company Siga (Corea) che in Rest mette in scena la fatica provocata da un esercizio fisico prolungato creando una coreografia dinamica e insolita (6 giugno). La danza lirica e virtuosa di Moto Takahashi (Giappone) esprime in Kibou ga doutoka il sentimento di speranza e di attesa propri di ogni essere umano (7 giugno). Frida Giulia Franceschini e Viktoria Andersson (Italia/Svezia) presentano Baby dove l’energia dell’interscambio tra le due interpreti diventa una vera e propria presenza sul palco (9 giugno). Piergiorgio Milano (Italia) in Pesadilla pone un interrogativo: abbiamo tutti sognato a occhi aperti, siamo sicuri di non aver già vissuto a occhi chiusi? (10 giugno).

Sharing Training è un progetto promosso da Attivisti della danza, gruppo aperto di danzatori e coreografi indipendenti nato a Firenze nel 2012. Negli spazi de Le Murate. Progetti arte contemporanea vengono creati momenti di approfondimento e condivisione con alcuni dei protagonisti di questa XXII edizione, incontri in cui gli artisti condividono con un gruppo di danzatori professionisti pratiche, tecniche fisiche, lectures sui loro processi concettuali, creativi e compositivi (11 maggio > 28 giugno).

Un nuovo sistema per la danza? È il tema di una giornata di discussione tra operatori, addetti ai lavori, critici e artisti che analizzano da diverse prospettive i rapporti tra creazione artistica, produzione, distribuzione della danza in Italia, anche in rapporto al sistema europeo e internazionale. Un momento di confronto viene inoltre dedicato alla terza edizione della NID Platform (8 maggio, Museo Novecento).

Theliving room del Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards nasce come una continua ricerca sulle potenzialità del mestiere di attore e su come queste si arricchiscono della realtà e delle relazioni interpersonali quotidiane. Lo spettacolo racconta la vita teatrale accogliendo gli spettatori in un piccolo banchetto domestico, come se si fosse entrati in una casa, anzi in una piccola comunità ospitale (12, 13, 14 giugno, Teatro Goldoni).

Branko (Buraka Som Sistema), Clap! Clap!, dj Khalab e Voodoo Rebel,ovvero: elettronica a ritmo d'Africa. Un'Africa distrutta in mille pezzi e ricostruita dai mixer dei migliori manipolatori dei suoni 'nBlack per una notte da ballare sulle trascinanti pulsazioni ritmiche e una coinvolgente interazione di visual ed elettronica. In collaborazione con Multiverso (8 maggio, Stazione Leopolda).

Il leggendario chitarrista e cantante maliano Boubacar Traoré è protagonista dell’anteprima del Festival au Désert. ll suo stile, caratterizzato da una voce vellutata e da una tecnica chitarristica figlia tanto del blues americano quanto dei ritmi nativi khassonké della regione nord-ovest del Mali (Kayes), ha conquistato compagni di viaggio come Toumani Diabaté, Keletigui Diabaté, Ali Farka Touré, Rokia Traoré. Nel corso della sua carriera è stato paragonato a numerose star, da Robert Johnson a Chuck Berry, anche se la sua musica rappresenta un mondo a sé (17 maggio, Stazione Leopolda).

Il Festival au Désert (2,3 luglio, Le Murate), confermando la formula delle residenze creative tra artisti europei e africani, in questa VI edizione vede la partecipazione tra gli altri di: Greg Cohen (contrabbassista di Tom Waits e John Zorn), Aly Keita (virtuoso del balafon maliano), Awa Ly (carismatica cantante franco-senegalese), Karim Ziad (batterista e direttore del Festival Gnawa di Essaouira), Vincent Segal (violoncellista francese), Hamid El Kasri (musicista e cantante gnawa).

Redazione Nove da Firenze