Europa e Firenze: donne di nuova generazione ed identità perdute

A Firenze si parla di Europa, europee sono anche le nuove generazioni arrivate dal resto del mondo e tante sono le donne che cercano una propria autonomia


Marco Bontempi è laureato in Filosofia ed insegna nei corsi di laurea "Servizio Sociale", "Sociologia e ricerca sociale" e "Scienze filosofiche", coordinatore del Dottorato in Scienze Storico-Sociali dell'Università di Firenze, dal 2014 è direttore del Centro Interuniversitario di Sociologia Politica delle Università di Firenze, Perugia e Genova.
Ha lavorato e lavora a ricerche sulle relazioni tra mutamento sociale, cultura politica e dinamiche generazionali, con particolare riferimento alle dimensioni identitarie della condizione giovanile in alcuni paesi dell'Unione europea. 

In questi giorni a Firenze con The State of the Union, che precede la Notte Blu in programma domenica e lunedì prossimo a Le Murate, il tema principale è il ruolo della donna all'interno della società europea.

La donna ha effettivamente necessità di essere considerata in modo diverso? "Nei confronti delle donne ci sono aspettative più stringenti, sia da parte degli italiani che all'estero. Rispetto alla donna esiste una logica di ridefinizione poiché la donna che fugge a certi inquadramenti culturali suscita turbamento più di quanto non facciano gli uomini. Può diventare così fonte di discussione e di conflitto, lo si vede nell'uso del velo da parte di chi non lo concepisce oppure all'interno delle famiglie che in alcuni casi impediscono alle ragazze di avere una vita libera. Veniamo da una cultura che impone alla donna cosa deve fare. In realtà da numerosi studi emerge come le ragazze delle nuove generazioni si impegnino fattivamente ed in modo qualificante cercando ad esempio di prendere la parola su numerosi temi e di costruirsi una autonomia attraverso la ricerca di spazi di negoziazione molto interessanti. Quella emancipazione della donna che c'era nel '900 si ripresenta in modo differente e forte.. e questo spiazza, e ciò che spiazza viene visto come un problema" così risponde il professor Bontempi che Lunedì 9 maggio nel primo pomeriggio sarà a Le Murate per parlare di seconde generazioni e di europei.

Il tema delle seconde e terze generazioni di europei si è posto all'attenzione internazionale soprattutto in questi ultimi mesi "Nei figli di persone che sono arrivate da fuori, per definizione se non sono nati in Europa sono comunque cresciuti in Europa l'elemento "diverso" è significativo, eppure sono parte integrante del tessuto del nostro Paese. Ciascuno di essi ha conoscenze di vita, pratiche religiose e lingue proprie, sono molto più ricchi rispetto all'autoctono che si sente accolto nella propria comunità".

Sarebbe corretto dire che i figli di emigrati sono più legati alle proprie radici rispetto a chi è nato e vissuto nello stesso posto ed ha bisogno dei "Giorni della Memoria" per ricordare? "Giusto.. e questo si vede bene nelle generazioni successive dove la tradizione viene mantenuta, ma trasformata. I figli di chi è emigrato già adulto con bambini piccoli sono alla ricerca oggi di una distinzione e di una autonomia che però non può non tenere conto delle proprie origini ed è una esperienza difficile perché significa voler essere parte del paese ospitante, ma essere straniero sia nel paese di origine che nel paese di accoglienza".

In questo contesto ha senso parlare di identità nazionale? "L'identità nei termini di omogeneità è una balla colossale ed è un tema da trattare con attenzione e non dando un calcio e mettendolo in un angolo. Con chiunque mi venga incontro lungo una strada io non avrò un atteggiamento neutro, l'aspetto, il modo di muoversi, se donna o uomo ed il suo vestito, mi porteranno ad inserirlo in una categoria. Tendiamo a generalizzare in modo da avere riferimenti davanti a chi non conosciamo, ma l'identità non ha consistenza, non offre stabilità perché consapevole o inconsapevole è un sistema di difesa. L'identità affermata contro qualcuno è un mero uso politico.. Noi italiani che ci sentiamo tali siamo in realtà frutto di mescolanze aggiunte nell'arco di secoli che se andassimo a districare i fili che ci compongono non ne verremmo a capo".

"Paura del diverso" usiamo spesso questa frase, ma in Europa non dovrebbe essere un pensiero da abolire? "Dipende da noi se le differenze sono un problema oppure no. Se pensiamo che i conflitti siano dovuti alle differenze, allora non abbiamo capito nulla. Il diverso ci fa sentire sotto attacco perché porta un cambiamento all'interno di un ambiente, introduce elementi nuovi nei rapporti ed interferisce con gli interessi e questo fa diventare la differenza una difficoltà, da qui la necessità di difendersi".

Matias Mesquita è il presidente dell'Associazione Angolana Njinga Mbande ed è un mediatore linguistico culturale formatosi all'Università di Firenze che ha organizzato il Festival del Cinema Africano ed il percorso Biblioteche interculturali. Lunedì 9 maggio, sarà al Caffé letterario de Le Murate per dar voce alle donne dell'Islam. 

Perché è importante conoscere l'Islam al femminile? "Tante volte a parlare di Islam sono gli uomini come esponenti politici ed imam, invece è giusto ascoltare anche le donne. Le giovani donne soprattutto ci arrivano attraverso la televisione ed i giornali rappresentate in un modo distorto".

Perché un percorso interculturale deve partire dalla Biblioteca? "Perché la letteratura può aiutare le persone a capire e comprendere la realtà, i libri fanno parlare tutti di tutte le religioni e da tutti i paesi, molto spesso scrittori sono tenuti in considerazione come Garcia Marquez, ma c'è anche Isabel Allende che ci ha insegnato tanto. Pensiamo che sono stranieri.. sarebbero stranieri in Italia però li abbiamo letti e li citiamo".

Stranieri, italiani.. siamo ancora a questo livello del problema? "Una ragazza da anni in Italia, ma di genitori stranieri, guarda gli stessi programmi, ascolta la stessa musica ed usa lo stesso smartphone delle sue coetanee italiane eppure è sempre straniera e così sulla cronaca viene trattata, in modo diverso se vittima o colpevole. Perché non cogliere nella diversità una ricchezza invece? Tante giovani straniere in Italia vincono premi sportivi e vengono applaudite.. e le altre?".

Cosa può fare l'Europa? "Pensiamo prima a cosa possiamo fare noi come Italia, diciamo ai nostri parlamentari in Italia e in Europa cosa devono fare. Se c'è una guerra dove chi bombarda fa parte dell'Europa e della Nato non possiamo poi chiudere le porte. Serve avere le idee chiare per andare poi a chiedere interventi risolutivi".

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Antonio Lenoci