Ecoballe piene di plastica nel golfo di Follonica

Da 5 anni inquinano le profondità marine al largo dell’Isola d’Elba, nel Santuario Pelagos. Rossi a Borrelli: “Dichiarare stato di emergenza nazionale”. Legambiente: “Il Governo sblocchi immediatamente la situazione e Regione Toscana con i Comuni lancino con noi un grido di allarme”


Quella relativa alle ecoballe di combustibile solido secondario disperse dalla motonave Ivy nel 2015 sui fondali del mare vicino all'isola di Cerboli, nel tratto fra l'Elba, Piombino e il golfo di Follonica è un’emergenza ormai fuori controllo. Le ecoballe disperse in mare sono in totale 56 per un peso di 63 tonnellate di rifiuti. Tenendo conto del fatto che alcune sono riaffiorate e sono state dunque recuperate, è presumibile che sui fondali ve ne siano ancora circa 45.

Il ruolo di Commissario per il recupero fu affidato dal Governo al Controammiraglio Aurelio Caligione, capo del reparto ambientale marino del corpo delle Capitanerie di porto-Guardia Costiera. Proprio quando le operazioni di recupero stavano procedendo nel migliore dei modi, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato dichiarò incompatibile il suo ruolo, causa conflitto d'interessi. Questo assurdo stop ha rischiato di far perdere ulteriore tempo, rendendo lo sfaldamento delle ecoballe sempre più un rischio concreto. Apprendiamo con piacere che le operazioni di recupero sono riprese nei giorni del 15-16 febbraio, a cura del personale del Nucleo Operatori subacquei di Genova, portando all'individuazione di 28 ecoballe.

Sulla vicenda delle balle di rifiuti plastici pressati disperse sui fondali del golfo di Follonica, il presidente della Regione Enrico Rossi ha inviato una lettera al capo della Protezione civile Angelo Borrelli in cui chiede “lo stato di emergenza di rilievo nazionale, ai sensi dell’articolo 24 D.lgs. 1/2018”. Nella lettera Rossi dichiara inoltre di condividere l’opportunità che il contrammiraglio Aurelio Caligiore, in considerazione delle funzioni svolte in qualità di Commissario straordinario del Governo, “sia individuato quale Commissario delegato per l’emergenza in questione”.

"Ormai da 5 anni queste ecoballe stanno rilasciando plastiche e microplastiche in mare, con il rischio che lo sfaldamento delle coperture aumenti le tonnellate di spazzatura che già si stanno riversando sulle coste toscane e non. I pescatori issano con le reti più plastica che pesci e alcuni di loro sono stati costretti a tagliare la rete e abbandonarla in mare. Il danno ambientale rischia di essere molto grave, oltre a quello economico e turistico. Chiediamo - sottolinea Dante Caserta, Vice Presidente WWF Italia - azioni urgenti da parte del Governo, della Regione Toscana e dei Comuni coinvolti, con il recupero delle ecoballe, la messa in sicurezza del materiale raccolto e la bonifica dei fondali”. Una vicenda, quella della Ivy, dai contorni indefiniti, visto che non è ancora stata fatta chiarezza. Sarebbe fondamentale, dopo il necessario recupero, arrivare a capire le cause dell’incidente e il perché dell'enorme ritardo nelle operazioni di informazione e recupero, anche per applicare il principio del “chi inquina paga”.

Il WWF ricorda anche il grave incidente avvenuto nel dicembre del 2011 quando la nave cargo Venezia della Grimaldi Lines perse 198 bidoni di materiale tossico al largo dell'isola di Gorgona, ancora nell'Arcipelago toscano. Ad oggi ancora 71 fusti giacciono sui nostri fondali. Nel processo il WWF si è costituito parte civile.

Ad risollevare il tema nei giorni scorsi anche Angelo Gentili, membro della segreteria nazionale di Legambiente: “La nostra associazione chiede con la massima urgenza un intervento da parte del Governo per sbloccare al più presto la situazione riguardante le ecoballe che giacciono sul fondo del golfo di Follonica, vicino all’isola di Cerboli, in pieno santuario dei cetacei. Dopo più di 4 anni dall’accaduto, il rischio che le ecoballe si sfaldino aprendosi e liberando il carico di rifiuti è sempre più alto. Risulta pertanto urgente e non più rimandabile la messa in sicurezza del sito e la contestuale rimozione delle ecoballe. Purtroppo, siamo costretti ad apprendere che il contrammiraglio Aurelio Caligiore, nominato commissario straordinario per il recupero, la rimozione e lo smaltimento delle ecoballe, non potrà più intervenire in tal senso perché la sua nomina è stata contestata dall’autorità garante della concorrenza e del mercato per incompatibilità dell’incarico con la sua posizione di ufficiale in servizio permanente effettivo come Capo del Reparto Ambientale Marino del Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera. Provvedere a risolvere questo impedimento burocratico – ha spiegato Gentili - è fondamentale. Il tempo passa e la presenza delle ecoballe diventa sempre più rischiosa per l’ecosistema marino. Il rischio è la contaminazione dei fondali oltre ai disagi e ai rischi procurati ai pescatori. Una vera e propria bomba ecologica, dunque, che deve essere disinnescata immediatamente. La plastica ed i rifiuti in mare – ha proseguito Gentili - rappresentano insieme ai cambiamenti climatici un’emergenza planetaria. Per tale ragione, Legambiente chiede al Governo centrale in primo luogo di trovare una soluzione per sbloccare gli impedimenti burocratici e alla Regione con i Comuni coinvolti di fare pressione affinché si individui rapidamente un percorso risolutivo. Occorre inoltre effettuare al più presto un monitoraggio meticoloso sia rispetto alle condizioni delle ecoballe che ai rischi legati alla dispersione in mare del carico di rifiuti. A tale scopo, invitiamo i pescatori di segnalare carichi di rifiuti pescati nell'area di riferimento. Sono sempre di più le spiagge toscane in cui troviamo quotidianamente rifiuti e plastica – ha concluso Gentili -, per non parlare dei pescatori che con le loro reti portano in superficie plastica insieme ai pesci. Questa situazione nel golfo di Follonica dura da troppo tempo: mettiamoci a lavoro per risolverla con la massima urgenza.”

Redazione Nove da Firenze