​Dove vanno davvero i nostri rifiuti?

La favola del Km. 0: l'83% degli scarti lascia il territorio fiorentino. L'illusione della differenziata senza impianti

Nicola
Nicola Novelli
06 Ottobre 2026 23:40
​Dove vanno davvero i nostri rifiuti?

Cosa succede davvero ai nostri rifiuti dopo che li abbiamo accuratamente separati e gettati nel cassonetto sotto casa? Per anni ci è stata raccontata la storia di una gestione virtuosa ed ecologica, ma la realtà quotidiana nasconde un corto circuito economico che pesa sulle tasche dei contribuenti.

L'analisi incrociata dei dati ambientali (MUD) e dei bilanci 2025 di Plures S.p.A. e dei Comuni dell'ATO Toscana Centro rivela un'evidente contraddizione: a fronte del massimo impegno dei cittadini nella raccolta differenziata, il sistema di gestione non riesce a chiudere il ciclo sul territorio, trasformando lo smaltimento dei rifiuti in un viaggio continuo, costoso e finanziariamente opaco.

Nonostante le prime fasi di lavorazione e pretrattamento avvengano prevalentemente all'interno dei confini regionali — negli impianti toscani di Case Passerini, Montespertoli, Borgo San Lorenzo e Ferrale, con l'unica importante eccezione del polo extra-regionale di Parona in provincia di Pavia (che da solo assorbe ben 108.093 tonnellate) —, la chiusura finale del ciclo dei rifiuti avviene quasi interamente altrove. La presunta autosufficienza del sistema locale è, nei fatti, un mito.

Approfondimenti

Su un totale di 346.741 tonnellate di rifiuti movimentate dalle unità locali di Plures S.p.A. nel 2025, i numeri tracciati dai Modelli Unici di Dichiarazione Ambientale parlano chiaro:

  • 82-83% degli scarti viene inviato fuori dai confini dell'ATO Toscana Centro.
  • 54-55% esce addirittura dai confini della Regione Toscana.
  • Solamente il 17-18% rimane all'interno dell'ATO Centro per la destinazione finale (inclusi i conferimenti a centri come CMSA Montecatini Terme, GIDA Prato e Bisenzio Ambiente).

Come se non bastasse, oltre 140.000 tonnellate complessive sono destinate agli impianti riconducibili a un unico gruppo industriale extra-regionale, evidenziando una forte e rischiosa dipendenza del sistema pubblico toscano dalle dinamiche del mercato privato e dalle capacità ricettive fuori territorio. Questa incessante movimentazione su gomma verso impianti terzi genera un pesante paradosso economico nei conti di Plures S.p.A., dove la logistica dello smaltimento ha finito per superare persino il costo delle operazioni sul campo.

Nel bilancio di esercizio 2025, la spesa per «Trasporto, trattamento e smaltimento rifiuti» ha raggiunto la quota record di 93,07 milioni di euro (in crescita rispetto ai 90,2 milioni dell'anno precedente). Questa voce rappresenta il principale fattore di costo per servizi esterni dell'azienda, superando nettamente le uscite sostenute per l'attività di raccolta diretta sul territorio, pari a 74,61 milioni di euro.

La causa principale di questo squilibrio va ricercata nella dipendenza strutturale dalle aste e dai listini del mercato privato (con destinatari ricorrenti come Herambiente del gruppo Hera, FEA, Rea Dalmine, GCE, Belvedere e Delca Energy). Questa dinamica ha spinto il totale dei costi per servizi aziendali a 286,44 milioni di euro (+33,6 milioni in un solo anno), comprimendo i margini operativi: l'EBIT (Utile Operativo) di Plures S.p.A. ha registrato una flessione del -21,8%, crollando da 31,23 a 24,43 milioni di euro.

Perché i cittadini non hanno ancora avvertito appieno sui propri bollettini l'impatto di questi costi logistici vertiginosi? La risposta risiede nel funzionamento del metodo tariffario MTR-3 stabilito dall'autorità di regolazione ARERA.

Il sistema prevede un meccanismo di differimento temporale noto come lag regolatorio (t-2): i costi sostenuti oggi dal gestore per smaltire i rifiuti presso impianti terzi vengono riconosciuti e scaricati nei Piani Economico Finanziari dei Comuni soltanto due anni dopo. I numeri di questa "bomba a scoppio ritardato" accumulata nelle note di bilancio dell'azienda sono imponenti:

  • 15,1 milioni di euro di costi sfasati accumulati nel 2024.
  • 28,2 milioni di euro di disallineamento maturati nel 2025.

Si tratta di un arretrato nascosto pari a complessivi 43,3 milioni di euro di maggiori oneri sostenuti e non ancora coperti dai PEF comunali. Quando questo scarto temporale arriverà a scadenza nei prossimi cicli tariffari (2026-2027), il rischio di stangate sulle bollette TARI di famiglie e imprese locali sarà inevitabile.

Oltre ai costi differiti dalle regole ARERA, sul sistema pesa un'altra criticità emersa a seguito delle verifiche condotte dal comitato intercomunale Open Multiutility (composto dai consiglieri Paolo Bambagioni, Maria Luisa Di Palo, Daniele Brunori e Silvia Castellani): l'esistenza di pesanti discrepanze di bilancio tra la società di gestione e i Comuni dell'ATO Centro. Le cifre contestate mettono in luce uno scollamento contabile non ancora risolto:

  • Firenze: presenta un disallineamento contabile nei confronti del gestore che supera i 30 milioni di euro.
  • Scandicci: registra al 2025 un debito di 9,5 milioni di euro verso Alia, con la stessa amministrazione comunale che ha ammesso in aula di non disporre delle informazioni su come tale cifra si sia formata.
  • Sesto Fiorentino: evidenzia un disallineamento di 5 milioni di euro negli ultimi 5 anni, dei quali ben 2,5 milioni maturati solo nell'ultimo esercizio.

Incalzata dalle richieste di chiarimento, ATO Toscana Centro ha formalmente dichiarato di non avere competenze di audit per verificare come tali numeri siano gestiti nei bilanci dei Comuni e di Plures S.p.A., mentre sia il Comune di Firenze sia Plures non hanno fornite risposte o riconciliazioni contabili asseverate.

"Si è creata un'azienda che alla lunga è diventata un mostro, dove si riscontrano una cattiva gestione e tecniche di bilancio sulle quali abbiamo sollecitato una risposta."

Esiste infine un cortocircuito concettuale e politico tra le percentuali di raccolta differenziata esibite dalle amministrazioni e la reale capacità del sistema di riciclare la materia prima. L'assenza di impianti di chiusura del ciclo vanifica buona parte dello sforzo quotidiano dei cittadini.

L'esempio di Sesto Fiorentino è emblematico: il Comune vanta un eccellente 84% di raccolta differenziata ottenuto tramite un sistema porta a porta. Tuttavia, analizzando il funzionamento degli impianti di compostaggio come quello di Montespertoli, si scopre che la Frazione Organica raccolta genera enormi volumi di scarto non trasformato. Su 49.375 tonnellate totali conferite a Montespertoli, ben 48.500 tonnellate risultano classificate con il codice CER 190501, ovvero come scarto/sovvallo (ammendante fuori specifica e frazioni organiche non trasformate in compost) destinato a ulteriori trattamenti o allo smaltimento.

A questo corto circuito tecnico si aggiunge un evidente paradosso politico: mentre l'amministrazione locale ribadisce il proprio "no" agli impianti d'incenerimento sul proprio territorio, la medesima maggioranza ha votato a favore del revamping del termovalorizzatore di Montale per gestire le eccedenze indifferenziate.

L'analisi dei flussi fisici e dei numeri di bilancio restituisce la fotografia di un sistema integrato in sofferenza strutturale, penalizzato dalla carenza di impianti d'ambito e caratterizzato da una rapida espansione del debito.

Per sostenere gli investimenti e ristrutturare la posizione finanziaria, le passività non correnti di Plures S.p.A. sono infatti schizzate da 208,06 a 783,18 milioni di euro, a seguito del perfezionamento di un finanziamento bancario multi-linea da 765 milioni di euro e dell'emissione di un prestito obbligazionario USPP con Pricoa da 235 milioni di euro (con 224 milioni veicolati alla controllata Estra). Questa riorganizzazione ha portato l'Indebitamento Finanziario Netto consolidato del Gruppo alla cifra record di 1,126 miliardi di euro (1.126,5 milioni).

In assenza di una pianificazione impiantistica regionale concreta, la sostenibilità sbandierata rischia di rivelarsi soltanto uno slogan di facciata sostenuto da continui trasferimenti di scarti fuori regione e da un indebitamento crescente. Di fronte a 43,3 milioni di costi differiti pronti a riflettersi sulle bollette, disallineamenti di bilancio senza risposta e centinaia di camion di rifiuti in viaggio ogni giorno, resta una domanda aperta: fino a quando la propaganda ecologista potrà nascondere il reale costo finanziario ed ambientale chiesto ai contribuenti?

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