Per i cittadini toscani ricevere la bolletta della TARI è diventato ormai un appuntamento fisso con il rincaro. La tassa sui rifiuti continua a salire, delineando un paradosso strutturale che caratterizza la gestione dei servizi pubblici locali: a fronte di tariffe tra le più alte d'Italia, l'efficienza complessiva del sistema e la trasparenza dei conti sollevano interrogativi.
Da un lato, la carenza di impianti sul territorio genera costi operativi d'esercizio per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti; dall'altro, questi extra-costi — bloccati dai tetti regolatori sulle tariffe — finiscono per riflettersi in disallineamenti contabili tra i bilanci dei Comuni soci e i libri della società di gestione del servizio, Plures S.p.A.
Questa combinazione di tariffe, deficit e opacità di bilancio riguarda l'area metropolitana e, in particolare, i Comuni della piana: Firenze, Prato, Scandicci e Sesto Fiorentino.
Approfondimenti
Record amaro in Toscana
La Toscana detiene il primato del costo pro capite più alto d'Italia per la gestione dei rifiuti urbani. Secondo i dati del Rapporto ISPRA 2025 (aggiornati al 31.12.2024), i cittadini toscani arrivano a pagare 297,7 euro a persona all'anno per la TARI.
Per comprendere questa cifra, basta confrontarla con i dati di altre realtà regionali: in Friuli Venezia Giulia la spesa pro capite si attesta a 155,4 euro, ovvero quasi la metà rispetto al contesto toscano. La causa principale di questo divario risiede nella grave carenza di impianti locali e nella conseguente incapacità di chiudere il ciclo dei rifiuti all'interno del territorio regionale. Per smaltire l'immondizia si ricorre all'esportazione fuori regione o all'estero, oppure al trasferimento verso la discarica di Peccioli dall'ATO Centro, generando ingenti costi extra per il trasporto e tariffe d'accesso penalizzanti stabilite da ARERA per chi non garantisce l'autosufficienza.
A tal proposito, il vice-commissario provinciale di Azione Prato, Vincenzo Ravone dichiara: "Il non riuscire a chiudere all'interno della nostra regione il ciclo dei rifiuti, bruciandoli altrove, a causa della mancanza di impianti, ci ha portato ad avere il costo più caro d'Italia pro capite per la raccolta dei rifiuti urbani: ben 297,7 euro a persona. Se la politica non torna a decidere, la situazione peggiorerà sempre di più."
Il mancato rispetto dei principi sanciti dal Decreto Ronchi — che impone l'autosufficienza e la prossimità nello smaltimento dei rifiuti — si traduce in una diretta penalizzazione economica per le tasche delle famiglie e delle imprese toscane, costrette a finanziare a caro prezzo il perenne pendolarismo della spazzatura.
Il mito dei "Rifiuti Zero" e il cortocircuito della politica
Negli anni, il dibattito pubblico regionale è stato spesso cullato dallo slogan "Rifiuti Zero". Tuttavia, dal punto di vista operativo ed economico, spingere la raccolta differenziata al 100% rappresenta un'utopia: per quanto si possa ridurre e riciclare, una quota di scarto indifferenziato ed esito dei trattamenti rimarrà sempre e richiederà strutture industriali idonee per lo smaltimento finale.
In questo contesto, alle società di gestione come Plures S.p.A. è stata affidata una "mission impossible": smaltire i rifiuti al minor costo possibile, ma senza che la politica fornisse indicazioni chiare ed esecutive su dove realizzare le infrastrutture necessarie. L'assenza di un'adeguata autonomia impiantistica ha spinto il sistema a rifugiarsi in soluzioni tampone e politicamente ambigue.
Mentre l'ATO Centro sta ultimando il nuovo Piano Rifiuti, la politica regionale continua ad accumulare ritardi, come nel caso del termovalorizzatore di Montale, diviso tra ipotesi di revamping e veti incrociati. Nel frattempo, ci si affida al ricorso alle discariche come Peccioli — la soluzione ambientalmente più impattante — o all'approvazione del nuovo ossicombustore di Peccioli, sbloccato anche dal voto favorevole dell'assessore regionale all'Ambiente David Barontini. Senza scelte chiare sugli impianti sul territorio, il rispetto del Decreto Ronchi e la sostenibilità economica delle tariffe continuano a rimanere chimere irraggiungibili.
Il giallo contabile da 47,11 milioni di euro tra Comuni e Plures S.p.A.
I costi operativi esorbitanti e l'assenza di impianti generano inevitabilmente una pressione finanziaria che si scarica direttamente sulle architetture di bilancio. Quando la spesa di smaltimento supera i limiti consentiti dal meccanismo del tetto tariffario MTR-2 di ARERA, i costi non possono essere trasferiti immediatamente in bolletta. L'effetto? I conguagli e le maggiori spese si congelano, trasformandosi in crediti iscritto a bilancio dal gestore che i Comuni soci non recepiscono nei propri rendiconti.
È proprio in questo cortocircuito che si inserisce l'allarme lanciato dal Comitato Open Multiutility: un disallineamento complessivo di ben 47,11 milioni di euro tra i libri di Plures S.p.A. e i bilanci dei Comuni dell'area metropolitana. È fondamentale precisare, sotto il profilo di un'accurata analisi contabile, che tale cifra va intesa come una sommatoria aritmetica di poste di natura eterogenea e non come un debito unitario immediatamente esigibile. Dall'esame degli atti consiliari e delle denunce pubbliche emersi nei singoli enti, il dettaglio delle posizioni evidenzia criticità contabili ben precise:
- Firenze: Disallineamento pari a 31 milioni di euro (Plures iscrive crediti per 40,99 milioni di euro a fronte di soli 11,65 milioni riconosciuti da Palazzo Vecchio, a cui si aggiungono 2,2 milioni di euro relativi a fatture respinte), come evidenziato nei prospetti di conciliazione e denunciato dal Presidente della Commissione Controllo Paolo Bambagioni.
- Scandicci: 9,5 milioni di euro relativi a conguagli regolatori rivendicati da Plures ma non iscritti nel consuntivo dell'Ente, come segnalato dalla consigliera Maria Luisa Dipalo.
L'omessa iscrizione deriva proprio dall'applicazione del tetto tariffario MTR-2 di ARERA, che rinvia l'esigibilità delle somme nel tempo ma non cancella la posta di debito potenziale.
- Sesto Fiorentino: 5,08 milioni di euro di detrazioni TARI (accumulate dal 2021 al 2026) che la società dichiara di non voler rinunciare a esigere, ma che il Comune non imputa tra le proprie passività, secondo la ricostruzione del capogruppo Daniele Brunori.
- Prato: 991.411,33 euro di dividendi congelati a causa di contenziosi con terzi e accantonati al 100% nel Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità del Rendiconto 2025 (vicenda sollevata dal consigliere Jonathan Targetti); il tutto mentre la società ha distribuito 34,4 milioni di euro attingendo dalle riserve societarie a seguito del ritiro e della successiva riapprovazione del bilancio 2025.
Secondo il Comitato Open Multiutility: "Non è una svista. Rischia di essere una prassi contabile sulla quale fare chiarezza subito... Chi sosterrà questo conto da 47,11 milioni quando verrà richiesto il saldo? I cittadini con incrementi sulla TARI?"
Trasparenza e Riconciliazione: Le richieste per evitare che il conto lo paghino i cittadini
Per evitare che questo buco informativo e le incongruenze sui crediti si traducano, al momento della resa dei conti, in un stangata differita sulle bollette TARI dei cittadini, il Comitato Open Multiutility ha formalizzato quattro richieste alle giunte comunali e ai vertici societari:
- Riconciliazione immediata dei conti: Pubblicazione tempestiva di tutti i verbali di asseverazione redatti dai Collegi dei Revisori (ai sensi dell'art. 11, comma 6, lett.
j, D.Lgs. 118/2011
) relativi agli esercizi finanziari dal 2021 al 2025. - Commissione d'indagine intercomunale: Istituzione di un tavolo straordinario di confronto tra i Comuni soci, con l'audizione formale di ATO Toscana Centro, dei Revisori dei conti e della Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti.
- Moratoria e Audit: Sospensione prudenziale di ogni ulteriore distribuzione di riserve societarie fino alla completa riconciliazione delle partite sospese, accompagnata da un audit indipendente sulla reale esigibilità dei crediti futuri.
- Trasparenza sui PEF: Accesso integrale ai Piani Economico-Finanziari analitici per ciascun Comune e piena e rigorosa applicazione del controllo analogo previsto dal Testo Unico sulle Società Partecipate.
Garantire tariffe eque e sostenibili richiede un'operazione di assoluta verità contabile sui 47,11 milioni di euro di disallineamenti sospesi, unitamente al coraggio industriale di superare i no ideologici e realizzare i necessari impianti di chiusura del ciclo.