CPR in Toscana: i numeri implausibili del Santa Maria Annunziata

La connessione con Firenze nell'inchiesta di Ravenna

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
22 Settembre 2026 23:45
CPR in Toscana: i numeri implausibili del Santa Maria Annunziata

Al centro della tempesta del dibattito istituzionale sui Centri di Permanenza per il Rimpatrio c'è la "sanitarizzazione" del diritto che, numeri alla mano, suggerisce l’esistenza di una strategia sistematica per paralizzare i decreti di espulsione dello Stato. Quello che emerge dalle cronache recenti è un’inquietante anomalia statistica che ha già attirato l’attenzione della magistratura.

I dati presentati dall'Assessora Monia Monni descrivono una realtà clinica che sfida le leggi della probabilità. Se nel 2025 il tasso di inidoneità appariva già significativo, l’impennata registrata nei primi mesi del 2026 suggerisce una vera e propria "epidemia" di certificazioni sospette. Il caso dell’ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri è emblematico di quella che l'opposizione definisce una "devastazione" del sistema:

  • Evoluzione 2025: Su 105 immigrati irregolari sottoposti a visita, 46 sono stati dichiarati inidonei al trattenimento (il 43,8%).
  • L'Escalation del 2026 (primi 4 mesi): La percentuale è letteralmente esplosa, raggiungendo il 68%, con 34 inidoneità su appena 50 soggetti visitati.

È un salto statistico che trasforma l’eccezione in norma. Secondo Diego Petrucci (Fratelli d’Italia), ci troviamo di fronte a un utilizzo strumentale della diagnosi medica per boicottare le espulsioni: "I numeri illustrati dall’assessore Monni [...] dovrebbero far saltare sulla sedia chiunque. [...] È assurdo che si continuino a trovare giustificazioni per chi lavora contro le leggi dello Stato, arrivando a falsificare certificati per evitare i CPR a soggetti destinatari all'espulsione".

Approfondimenti

L’inchiesta della Procura di Ravenna non è più un sospetto isolato, ma un’indagine che scuote la sanità toscana, coinvolgendo le piazze di Firenze e Livorno. L’ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è pesantissima: associazione per delinquere finalizzata alla falsificazione di atti pubblici.

Sotto la lente della magistratura ci sono 23 medici, le cui perquisizioni hanno rivelato un presunto sistema illecito volto a rilasciare certificazioni ideologicamente o materialmente false. L'obiettivo? Impedire il trasferimento nei CPR di stranieri irregolari, talvolta con precedenti penali, garantendo loro una sorta di "amnistià di fatto" per motivi di salute inesistenti o gonfiati. Questa prassi, se confermata, rappresenterebbe non solo una violazione della legge, ma un tradimento sistemico dei doveri deontologici, dove il camice bianco viene usato come scudo per vanificare il potere esecutivo dello Stato.

In Consiglio Regionale si sta consumando un duello tra due visioni inconciliabili dello Stato di diritto:

  • La Sinistra (Assessora Monia Monni): Si barrica dietro il concetto di "scienza e coscienza", difendendo l'autonomia medica come un valore assoluto. La tesi è chiara: la Regione non ha competenze tecniche e i medici sono responsabili solo dei propri atti clinici. "Nessuna cura può essere considerata un reato", afferma Monia Monni, rigettando ogni accusa di controllo politico sulle diagnosi.
  • La Destra (FdI e Forza Italia): Denuncia una "sudditanza all'illegalità". Per l'opposizione, la sinistra sta trasformando in martiri ideologici dei professionisti indagati, avallando una "resa totale" di fronte all'immigrazione incontrollata. La critica è feroce: non è ammesso che funzionari pubblici applichino le leggi solo se concordano con esse.

La conseguenza di questo meccanismo è un paradosso che impatta direttamente sulla percezione di sicurezza dei cittadini. Soggetti giudicati clinicamente troppo incompatibili con il regime di un CPR vengono, di fatto, lasciati liberi di circolare sul territorio.

Forza Italia sottolinea come queste persone finiscano inevitabilmente per alimentare la microcriminalità nelle periferie e nei quartieri popolari. È qui che la "resistenza ideologica" dei medici indagati si trasforma in degrado urbano: le fasce più deboli della popolazione e gli abitanti delle case popolari si trovano a convivere con individui che lo Stato aveva ordinato di espellere, ma che un certificato medico ha reso intoccabili.

Per arginare la deriva, la politica cerca di correre ai ripari con misure che puntano a sottrarre discrezionalità alle singole certificazioni:

  • Il Protocollo ASL-Prefettura: È stato siglato un nuovo accordo a Firenze per definire linee guida trasparenti e uniformi, capaci di distinguere correttamente le diverse patologie e standardizzare i processi di certificazione pre-ingresso.
  • Il CPR a Sesto Fiorentino: Forza Italia propone una soluzione logistica definitiva attraverso la creazione di un CPR a Sesto Fiorentino. La scelta non è casuale: un’area isolata ma strategicamente baricentrica, collegata direttamente all'aeroporto, alle autostrade e alla rete ferroviaria, per trasformare il rimpatrio da opzione incerta a certezza operativa.

L'inchiesta sui certificati medici in Toscana apre una ferita profonda nel rapporto tra professioni intellettuali e autorità statale. Se la tutela della salute rimane un principio costituzionale inviolabile, l'uso della medicina come leva di sabotaggio politico rappresenta una minaccia alla tenuta democratica.

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