Covid-19: interventi straordinari di supporto alle persone più svantaggiate

In tempo i pandemia disuguaglianze aumentate. Gli anziani sempre più poveri. E' boom di richieste di sostegno. Risorse comunali a Livorno, integrate dalle donazioni sul conto corrente aperto per l'emergenza. L'assessore al Sociale Raspanti: "A fine anno avremo superato i 300 mila euro". Consegnati 32 pacchi alimentari alla comunità dominicana di Carrara


La situazione sanitaria, le chiusure, gli stop a numerose attività hanno determinato purtroppo l’acuirsi dei problemi socio-economici del territorio. Dalla analisi della Caritas emerge che l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. Giova ricordare che tale rilevazione viene effettuata su un campione di nuclei beneficiari dei servizi Caritas. Questa incidenza dei nuovi poveri si ottiene confrontando il periodo maggio-settembre del 2019 con lo stesso periodo del 2020.

«Anziani sempre più soli e sempre più poveri, adesso lo certifica anche la Caritas Italiana». A sottolinearlo è Enrico Vacirca, presidente Regionale dell’ANP Cia Toscana, commentando l’annuale Rapporto della di Caritas Italiana, presentato in occasione della Giornata mondiale di contrasto alla povertà, dell’annuale Rapporto della di Caritas Italiana. «Il rapporto - commenta Vacirca - non poteva non darci una fotografia dei gravi effetti economici e sociali dell’attuale crisi legata alla pandemia da Covid-19. Il nostro Paese nel secondo trimestre del 2020 ha registrato una marcata flessione del Pil, un calo di 841 mila occupati rispetto al 2019 e una vistosa impennata degli inattivi, cioè delle persone che smettono di cercare lavoro». «Siamo molto preoccupati leggendo i numeri del rapporto Caritas – aggiunge Vacirca - fra i quasi 4,6 milioni di poveri in Italia, circa 1/3 sono uomini e donne sopra i 65 anni che non possono pagarsi un pasto completo o le bollette di luce e riscaldamento». Molte sono le proposte che ANP ha sollevato per arginare il problema - «Considerando che circa 2,3 milioni di pensionati non superano il minimo - afferma Vacirca,- è necessario ora più che mai superare certe disuguaglianze che ancora affliggono i pensionati. In modo particolare è necessario: aumentare le pensioni minime; stabilizzare la quattordicesima e modificare il meccanismo di indicizzazione delle pensioni riducendone il carico fiscale”. In conclusione, il presidente Vacirca cita le parole di papa Francesco sulla necessità di “lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi”.

Consegna della spesa a casa, farmaci a domicilio, attività produttive che portano la merce direttamente all’abitazione. Tutti servizi che sono stati attivi e utilizzati in questi mesi, fin dal primo lockdown e che oggi tornano di stretta attualità.

Sul sito istituzionale del Comune di Empoli è presente una sezione dedicata a tutte le iniziative organizzate dall’amministrazione comunale in collaborazione con le associazioni di volontariato del territorio e in cui è stato creato già a marzo 2020 un elenco delle attività produttive che effettuano consegne a domicilio per quanto riguarda generi alimentari, bar e ristoranti. In questi giorni quest’ultima lista è stata aggiornata, sono stati contatti tutti gli imprenditori, e lo stesso sindaco Brenda Barnini ha invitato chi non lo avesse ancora fatto a chiedere di essere inserito in questo elenco. Un modo per sostenere il tessuto commerciale del settore della somministrazione e ristorazione. Per dare qualche numero in questo elenco sono presenti 27 fra ristoranti, pizzerie e fastfood (4 appena registrati); 14 alimentari; 8 frutta e verdura; 13 fra bar, panifici e pasticcerie; 4 birrerie ed enoteche. E poi ancora macellerie, pescherie, aziende agricole, edicole, parafarmacie, negozi di varie tipologie. Oltre alla consegna a domicilio alcuni di questi fanno ovviamente anche l’asporto. Una vetrina utile in questo periodo, utilizzabile sempre e anche la sera, quando alcune di queste attività da dopo le 18 devono chiudere al pubblico secondo le nuove disposizioni governative.

«Diamo visibilità a tutti – ha detto il sindaco Barnini - e chiedo ai cittadini di Empoli di sostenere al massimo questo settore».

Nel frattempo, come detto sempre attivo, sono a disposizione altri servizi di assistenza sociale. Quello di consegna della spesa a domicilio che rientra nei servizi gratuiti di protezione civile coordinati dal Comune di Empoli ed è effettuato dai tre Gruppi Scout AGESCI di Empoli, dall'Auser Filo d'argento, dalle Pubbliche Assistenze Riunite di Empoli, dalla Misericordia e dalla Croce Rossa Italiana. Si rivolge alle persone anziane sopra i 65 anni, a individui in quarantena o in isolamento da Covid 19 che non sono supportati da una persona che li possa assistere. Gli utenti possono contattare, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12.30 il numero di cellulare dedicato: 366 93 82 534. Qui risponderà un operatore del Comune di Empoli a cui l’utente, prima di richiedere il servizio, dovrà descrivere la propria situazione per l’accertamento dei requisiti richiesti per accedere alla consegna a domicilio della spesa. Successivamente sarà un operatore Auser Filo d'Argento già formato, in quanto già si occupa di questo servizio da tempo, a richiamare chi ha bisogno della spesa a casa per fissare il giorno e l’orario di consegna e prendere l’ordinazione. La spesa sarà consegnata da uno dei volontari di PPAA, Misericordia o Croce Rossa, Auser Filo d'Argento previo pagamento dell’importo, con la divisa di riconoscimento. Inoltre le Farmacie Comunali di Empoli proseguono col servizio di consegna farmaci a domicilio, si tratta di un servizio gratuito e viene effettuato dai volontari delle Pubbliche Assistenze di Empoli. Il servizio si rivolge alle persone anziane, sopra i 65 anni o considerate “utenze fragili”, che vivono soli e/o si trovano in particolari condizioni di difficoltà per motivi sanitari o sociali, anziani sopra i sessantacinque anni in assistenza domiciliare comunale e persone non abili. Per richiedere il servizio di consegna farmaci, gli interessati possono contattare i numeri di telefono 0571-83549 e 0571-922356 ai quali risponde un farmacista delle Farmacie Comunali di Empoli che verifica l’appartenenza alle categorie destinatarie del servizio e successivamente, attiva il servizio comunicando via fax o via e-mail i dati necessari per l’espletamento del servizio. In essere anche la linea telefonica ‘AscoltiAMOci’: 366 5869697. Si tratta di un servizio telefonico gratuito organizzato dal Comune di Empoli in collaborazione con l’associazione ‘VNP Vecchie e Nuove Povertà’ che ha l’obiettivo di stare vicino alle persone le quali, in questa situazione di emergenza, hanno bisogno di parlare, si sentono sole oppure si trovano in difficoltà ed hanno necessità di un supporto. È rivolto tutti! Le finalità di ‘AscoltiAMOci’ sono quelle di alleviare e contenere il disagio che in molti possono accusare in una condizione di stress. Grazie ai rapporti con tutte le associazioni di volontariato del territorio, chi chiama il numero messo a disposizione dal Comune di Empoli potrà anche ricevere un aiuto alimentare. Altra cosa importante da ricordare, infatti, sono i pacchi alimentari gratuiti: contengono generi alimentari di prima necessità, tra i quali pasta, legumi, tonno, pane e pelati. Viene consegnato a chi si trova in difficoltà economica, previo appuntamento telefonico.

Prima della pandemia erano in media 10 persone all’anno, dal lockdown in poi, in soli 5 mesi, ne sono state segnalate già 25 dai servizi sociali e dalle varie realtà del territorio. Obiettivo: aiutarle a ritrovare un lavoro, imparare un mestiere, crearsi un futuro nonostante la disabilità e la fragilità sociale ed economica. La cooperativa sociale di tipo B, FLO, aderente a Confcooperative Toscana, continua a tenere le porte del suo laboratorio di sartoria e del negozio aperte, ma è ogni giorno più difficile andare avanti.

“Se chiudiamo che faranno queste persone, dove andranno, che ne sarà del loro futuro?”. Se lo chiedono Elisabetta Renzoni e Maria Serena Asso, socie di questa realtà conosciuta sul territorio per il punto vendita di Lungarno Corsini, a pochi passi da Ponte Vecchio, e per il laboratorio di sartoria di Via Cimabue che accoglie e insegna, dà futuro e speranza a chi nella vita ha bisogno di un’altra possibilità. Sono tutte persone provenienti dai servizi della salute mentale, dai servizi sociali comunali, dai SERD, dal Ministero di Grazia e Giustizia (UEPE) e da realta’ territoriali che accolgono migranti. Un’impresa sociale attiva nel fashion business, che lavora basandosi sul principio dell’economia circolare e crea le sue collezioni donna e bambino, accessori e articoli per la casa - oltre che commesse per altre aziende - utilizzando come tessuti le rimanenze provenienti dalle aziende di moda. Flo da 10 anni si è costruita un suo mercato e una sua filiera, coinvolgendo tantissime imprese che vogliono investire nella responsabilità sociale, da Unicoop a Ikea, da Manteco S.p.a. alla Stefano Bemer. Ma non solo: con il tempo lo store nel centro di Firenze è diventata una prestigiosa, oltre che unica, vetrina per tanti artigiani che altrimenti non avrebbero mezzi per esporre e vendere. “C’è tanto lavoro dietro il nostro negozio, tanta umanità in difficoltà in cerca di riscatto, che però rischiamo di vedere dispersa. Questa crisi ha seriamente compromesso il nostro futuro”, raccontano. Con il crollo del turismo, le vendite sono calate del 90%: alcuni operatori sono in cassa integrazione, le socie hanno deciso di auto-sospendersi gli stipendi. “Siamo un’impresa no profit e i margini operativi vengono reinvestiti nell’attività finalizzata alla realizzazione del progetto che coinvolge persone che hanno iniziato un percorso con noi, al momento sono circa 10. Non sappiamo fino a quando si potrà resistere, ma ci preoccupa il futuro di questi nostri collaboratori” In 10 anni di attività, Flo ha aiutato circa 60 persone a reinserirsi, con ottimi risultati. “Siamo felici quando raggiungiamo questi obiettivi, ma il futuro ci preoccupa. Il nostro è un grido di allarme perché esiste un problema collettivo di tenuta sociale e noi possiamo contribuire a fare la differenza. Vogliamo resistere e continuare a fornire percorsi lavorativi assistiti, ma questa è una crisi che non vede soluzioni a breve”. Dal Comune hanno ottenuto lo sgravio dei costi d’affitto per 4 mesi, come tutti i locatari di fondi comunali. “E’ qualcosa, ma non sufficiente per garantirci dal rischio chiusura. Riteniamo che la nostra cooperativa stia svolgendo un ruolo fondamentale per la coesione sociale in questo momento drammatico e che la responsabilità debba essere condivisa. Non riguarda solo chi lavora in questo settore, ma è interesse di tutti. Abbiamo bisogno del sostegno delle istituzioni, delle aziende del territorio che sono disposte ad investire nel progetto e anche dei fiorentini che ci conoscono e che possono aiutarci comprando nel nostro negozio per continuare a dare speranza a chi ci lavora”

FLO - dice Alberto Grilli, presidente di Confcooperative-Federsolidarietà Toscana - è una cooperativa che fa impresa sociale nel business della moda e rischia, dopo 10 anni, di chiudere e di azzerare tutta una serie di esperienze di inserimento lavorativo di fasce svantaggiate. La cooperativa ha il proprio negozio a 50 metri da Ponte Vecchio, di proprietà del Comune, e, come si può immaginare, venendo a mancare il turismo ha perso la fonte primaria di sostentamento che l’ha resa una cooperativa sui generis, che si è confrontata in tutti questi anni con un ambito d’attività irrituale e con le regole del mercato puro. Come associazione di categoria vorremmo dare un segnale a questa piccola realtà che ha avuto il coraggio di rischiare e di mettersi in gioco e vorremmo sensibilizzare l’amministrazione comunale fiorentina, le imprese socialmente responsabili e i cittadini tutti perché la chiusura di FLO sarebbe una sconfitta per tutti.”

Ammontano a oltre 200 mila euro gli interventi straordinari di supporto alle persone più svantaggiate realizzati dal Comune di Livorno in conseguenza dell’emergenza legata al Covid 19 e la cifra è destinata a crescere entro la fine dell’anno, superando quota 300 mila.

“Una cifra importante- spiega l’Assessore Raspanti- che testimonia l’impegno dell’Amministrazione comunale sul fronte del contrasto all’esclusione sociale”. “Stiamo registrando- prosegue Raspanti- un significativo aumento delle richieste di aiuto”. “Stiamo operando- spiega Raspanti- attraverso strumenti differenziati per dare risposte a bisogni diversi, realizzando interventi in collaborazione con vari soggetti del terzo settore. Le richieste arrivano direttamente al Servizio Sociale e vengono valutate in un’apposita commissione che si riunisce regolarmente. Abbiamo preferito questa modalità rispetto a quella di un bando, per accrescere la sensibilità sociale degli interventi e per associare l’erogazione dei contributi a una presa in carico professionale”.

32 pacchi contenenti alimenti e generi di prima necessità sono stati consegnati giovedì dalla Fondazione Marmo ad altrettanti nuclei familiari della comunità dominicana. Un'azione di solidarietà molto concreta che va a incrementare l'impegno che la Fondazione Marmo si è assunta fin dall'inizio dell'emergenza sanitaria. La comunità dominicana, presente a Carrara da oltre 40 anni, comprende circa 100 persone: 70 adulti e 30 bambini. Gli uomini lavorano prevalentemente nel settore nautico e nel commercio, e le donne svolgono attività di collaboratrici domestiche e di assistenza a persone malate e anziani. A causa di questa seconda ondata pandemica, molti di loro hanno perso il lavoro. Inoltre, costretti all’isolamento domiciliare temporaneo per contenere la diffusione del virus, non possono approvvigionarsi di viveri e di altri beni di prima necessità. La richiesta di aiuto, arrivata da due associazioni dominicane (Guerrieros di Carrara e Mutua San Miguel) e da alcuni amministratori, è stata subito accolta dalla Fondazione Marmo che, in collaborazione con i volontari del Comitato Massa Carrara della Croce Rossa, ha deciso di intervenire con questa donazione.

«La Fondazione Marmo è da tempo schierata al fianco del Comune di Carrara, della Caritas e di altri enti del terzo settore, contribuendo con forniture alimentari e risorse per tutte le famiglie in stato di necessità – ha detto Barbara Majello, consigliera del cda della Fondazione Marmo, nel corso della consegna dei 32 pacchi. «Un ringraziamento speciale va ai volontari della Croce Rossa di Massa Carrara che hanno provveduto a raccogliere, confezionare e distribuire questi aiuti».

«Abbiamo deciso di riprendere, in collaborazione con varie realtà del volontariato di Massa Carrara, l'azione a sostegno delle famiglie in difficoltà – spiega Bernarda Franchi, presidente della Fondazione Marmo. «Purtroppo ci siamo resi conto, anche grazie alle segnalazioni di tante organizzazioni che operano nel sociale, che la situazione economica di molte persone si sta aggravando. È quindi necessario che la nostra onlus confermi, anche con queste iniziative concrete, il proprio legame con il territorio.

Redazione Nove da Firenze