Case popolari: incendio ieri in via della Casella

Draghi (FdI): “Lunedì in consiglio domanda d’attualità per chiarire se il patrimonio del Comune abbia subito danni”. Due miliardi di euro in 7 anni per costruire e ristrutturare oltre 11.000 appartamenti, chiede Cispel alla Regione. Il Comune di Livorno emette 14 decadenze. Partite centinaia di diffide a chi non paga pur potendo


Un incendio si è sviluppato ieri in un condominio di case popolari in via della Casella. Sono stati danneggiati gli impianti fotovoltaici.

“Nonostante i Vigili del Fuoco abbiano chiarito che non ci sono stati feriti né danni strutturali, si deve chiarire se il danno prodotto dall’incendio ricada sul patrimonio del Comune e, se sì, se l’amministrazione si fosse o no cautelata con un’assicurazione”. Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia Alessandro Draghi “Lunedì in consiglio comunale presenterò una domanda d’attualità per fare chiarezza su questa vicenda” conclude Draghi.

14 decadenze emesse dall'Ufficio Casa del Comune per morosità colpevole. Sono i primi provvedimenti assunti nel quadro dell'accordo operativo sottoscritto a ottobre 2019 da Comune e Casalp. I destinatari del provvedimento hanno ricevuto alla fine del 2019 una formale diffida da parte della società, ma non hanno sottoscritto alcun piano di rientro né hanno provveduto al saldo del debito dopo la comunicazione dell'avvio del procedimento di decadenza.

"Le decadenze emesse- spiega l'assessore Andrea Raspanti- riguardano inquilini che, pur potendo pagare, hanno maturato negli anni debiti consistenti relativi ai canoni di affitto. Altre decadenze seguiranno nei prossimi mesi per gli inquilini che non provvederanno a regolarizzare la loro posizione nei termini indicati nelle comunicazioni ricevute. E' un provvedimento forte ma giusto, che realizza le previsioni normative della legge regionale 2/2019. I destinatari del provvedimento, che hanno avuto tutto il tempo di avviare un percorso di ravvedimento, a questo punto hanno davanti un'unica soluzione: pagare l'intero debito (che in alcuni casi ammonta a decine di migliaia di euro) entro la data fissata per la liberazione dell'alloggio, dopo di che, in assenza di un rilascio volontario, procederemo con lo sgombero".

Altre 50 diffide sono state spedite nel corso dell'estate e ne saranno inviate altre cento entro la fine dell'anno per un totale di 200 diffide ad adempiere inviate nel 2020.

Aggiunge Raspanti: "Stiamo facendo più di quanto non sia mai stato fatto in precedenza. Dobbiamo affermare un principio fondamentale: la casa popolare è un servizio per cui è prevista una forma di compartecipazione da parte dei beneficiari. I canoni sono proporzionati al reddito. Per coloro che sono impossibilitati a pagare esistono delle tutele, ma chi è in condizione di onorare gli impegni presi al momento della sottoscrizione del contratto è tenuto a rispettarli. Non possiamo tollerare comportamenti che ledono non solo la credibilità delle istituzioni e l'efficienza del sistema, ma soprattutto danneggiano le persone più svantaggiate. Abbiamo una lista di attesa molto lunga, con famiglie in grande difficoltà che aspettano da mesi quando non da anni una risposta".

Due miliardi di euro in sette anni per costruire e ristrutturare oltre 11.000 case popolari in aggiunta alla 49.000 già esistenti sul territorio toscano. La richiesta di risorse lanciata alla Regione dal Cispel corrisponde a quella più volte rivendicata negli anni dai sindacati Cgil e Sunia della Toscana. I Sindacati infatti auspicano che i Comuni toscani e le undici aziende che per loro conto gestiscono il patrimonio di case popolari, utilizzino le risorse già disponibili per ottimizzare tempi di esecuzione e costi in modo da ristrutturare le oltre 3500 abitazioni che attualmente sono sfitte. "Non è più tollerabile girare nei vani scala dei condomini di edilizia pubblica e constatare con rammarico che da anni sono presenti abitazioni con la porta murata perché in attesa di essere ristrutturate, quando oltre 20.000 famiglie toscane sono in lista di attesa di una soluzione abitativa che consenta loro di risollevarsi da una situazione di precarietà economica e sociale" spiegano Maurizio Brotini e Simone Porzio di Cgil Toscana e Laura Grandi del Sunia Toscana.

Redazione Nove da Firenze