Consumi Natale 2018: incertezza sotto l’albero

L’indagine previsionale delle associazioni di categoria. Le abitudini per i pranzi e le cene in famiglia


Anche a Firenze e hinterland sembra essere un Natale all’insegna dell’incertezza, legata soprattutto al tema della crescita (sofferta) e del futuro dell’economia italiana. Sul fronte delle spese natalizie questo “mal de vivre”, anche in città si trasforma in una marcata e rinnovata attenzione ai prezzi e alle possibilità personali di spesa: il budget previsto per i regali non andrà infatti oltre 290€ a persona, con una leggera flessione di circa il 6% rispetto allo scorso anno. Si spende dunque meno, cercando di rimediare al restringimento del budget e dedicando maggiore attenzione alla scelta dei regali, ma anche limitando un po’ la platea dei destinatari. Circa il 20% delle famiglie vorrebbe spendere per Natale meno dello scorso anno, mentre la TOP FIVE dei regali più gettonati sarà cosi composta: libri (22%), prodotti tecnologici (20%), accessori abbigliamento (18%), regali gastronomici (17%), vini (15%).

E c’è ancora chi, a pochi giorni dal 25 Dicembre, ancora non ha idea di cosa comprare (8%). Intanto, anche in linea con sondaggio SWG e Confesercenti nazionale uscito alcuni giorni fa, possiamo dire che, anche a Firenze e hinterland si torna, (finalmente!) a comprare nei negozi di vicinato, con una percentuale di shopping natalizio che passa complessivamente dal 15% al 20%. Questo accade per la prima volta negli ultimi cinque anni,ed è difficile dire con certezza quali siano i motivi alla base di tale cambiamento nelle abitudini di acquisto dei consumatori. Possono aver influito eventi particolari come il meteo (è piovuto poco, soprattutto nel week-end e ciò ha penalizzato la GDO) e il fatto che quest’anno, anche se non ovunque, si sono investite più risorse per luminarie ed eventi nei centri commerciali naturali del territorio.

E’ sicuramente un dato interessante, - commenta Claudio Bianchi Presidente Confesercenti Firenze - “su cui aprire una seria riflessione, soprattutto in un’epoca, come questa che stiamo attraversando, in cui tutto sembra andare nella direzione del commercio elettronico e dell’innovazione digitale.” “Chissà, forse le cose stanno cambiando, e, dopo alcuni anni di ubriacatura collettiva per il click compulsivo, il commercio tradizionale può prendersi qualche rivincita”. “Magari giocando in contropiede, anche perché, come sanno tutti gli i intenditori di calcio, questo è l’unico modo di vincere match già dati persi in partenza” - conclude Bianchi.

Sette toscani su dieci prevedono di vivere un Natale senza eccessi, contenuto nelle spese e nei festeggiamenti, che saranno per lo più in famiglia. Anche se quasi nessuno rinuncerà a trattarsi bene, soprattutto a tavola, inserendo nel menù prodotti artigianali e di qualità. Lo dice l’indagine previsionale di Confcommercio Toscana, che rivela come l’ottimismo dei toscani, così come quello degli italiani, si sia purtroppo un po’ ridimensionato negli ultimi dieci anni: “nel 2009 solo il 33% dei nostri corregionali metteva in conto un Natale sottotono, il resto approfittava dell’occasione per concedersi qualche sfizio e festeggiare in grande”, spiega il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni. Adesso, le percentuali si sono praticamente ribaltate e i più preferiscono improntare le spese alla cautela”. Questo non significa però che rinunceranno ai doni: l’Ufficio Studi della Confcommercio prevede che a fare regali, anche di piccola entità, sarà sostanzialmente lo stesso numero di toscani dello scorso anno: l'86,3% (86,1% nel 2017). Erano più di nove su dieci nel 2009, ma, seppure la percentuale sia in lieve calo, è comunque una buona notizia per i negozianti, che hanno tirato a lustro negozi e vetrine per assecondare la voglia di bello e di novità dei consumatori in cerca del dono adatto. “La rete distributiva tradizionale sta compiendo molti sforzi per venire incontro alle esigenze del consumatore: ricerca e seleziona attentamente i prodotti per mantenere equilibrio fra prezzo e qualità”, spiega Marinoni, “per non parlare della sua funzione sociale: i negozi accendono la città, la rendono viva, offrono servizi. Scegliere un negozio di vicinato per i propri acquisti, anche quelli di Natale, ha un grande valore etico”.

Quasi un toscano su due (44,8%) ritiene quella per i doni una spesa piacevole, gli altri si dividono tra chi ne farebbe volentieri a meno, e la vive come un obbligo, e chi la evita per partito preso. I bambini restano, come sempre, i veri protagonisti di questi giorni, gli unici per i quali si è disposti a spendere qualcosa in più per mettere sotto l’Albero i regali più graditi. Tra i prodotti più venduti a dicembre: l'elettronica di consumo, prodotti per l'informatica, giocattoli e articoli per il tempo libero, intorno al 13%; abbigliamento e calzature si attestano ad un 11%. Posto d'onore anche per gli alimentari di qualità. In riduzione, dal 2000 ad oggi, gli acquisti per orologeria, gioielli ed altro, dal 15% a poco più dell'11%.

“A livello nazionale, la spesa pro capite per i regali è stimata pari a 171 euro. In Toscana si preferisce restare un po’ più ottimisti: il budget ipotizziamo un budget che va dalle 170 alle 180 euro”, dice Marinoni. Nel complesso, Confcommercio stima che ogni famiglia toscana per il mese di dicembre avrà una disponibilità media di spesa pari a 1.400 euro, anche per effetto delle tredicesime. “Visto il clima di incertezza che ancora caratterizza politica ed economia italiane, i consumi restano ancora calmi. Anche il mese di dicembre non è partito con il solito sprint, sebbene si aspetti una ripresa più decisa negli ultimi giorni prima di Natale”, sottolinea il direttore di Confcommercio Toscana, “in questo contesto, la leva del prezzo è diventata importante per assecondare la voglia dei consumatori di fare shopping con un occhio attento al portafoglio. C’è però anche una componente psicologica: la ricerca del prezzo più basso è diventata quasi una moda. Ma attenzione a non perdere di vista il vero valore di un prodotto, quando c’è di mezzo la qualità”.

Intanto anche nella preparazione del pranzo di Natale anche il commercio di vicinato e i piccoli esercizi alimentari sembrano ritagliarsi un ruolo da protagonista. Come al solito vincerà la tradizione, con una grande attenzione per il rapporto qualità-prezzo e il prodotto artigianale. Ci sono dunque buone aspettative per i dolci tradizionali, soprattutto panettoni e pandori e per i preparati a base di carne, ovini e bolliti. Ci si aspetta anche un lieve incremento vendite per pesce fresco in prevalenza locale, (crostacei, crudo, calamari, polpo verace, moscardini, triglie, salmone selvaggio tra gli affumicati) e ortofrutta, con frutta secca e agrumi a farla da padrone in quest’ultimo segmento di mercato. Secondo l'analisi dei Google Trends le carni bianche delle feste (cappone, tacchino, faraona e tacchinella) sono tra i piatti più ricercati in rete nei giorni di festività. E tra queste è il cappone il re delle tavole, il piatto più cercato soprattutto al Nord, mentre al Centro e al Sud la spuntano la faraona e il tacchino.

Redazione Nove da Firenze