Carceri: Mazzeo e Fanfani in visita al Don Bosco di Pisa

Intanto la magistratura ha deciso il rinvio a giudizio di dieci agenti della Polizia Penitenziaria a San Gimignano


Firenze– Il presidente del Consiglio regionale, Antonio Mazzeo, e il Garante toscano dei detenuti, Giuseppe Fanfani, saranno in visita alla casa circondariale Don Bosco di Pisa lunedì prossimo, 28 dicembre, alle 12.30.
Al termine della visita, alle 13.30, il presidente e il garante incontreranno i media davanti all'ingresso dell’istituto. Nelle casa circondariale ad oggi presenti 252 detenuti, tutti in attesa di giudizio, condannati a pene inferiori ai cinque anni o con un residuo di pena inferiore. L'Istituto, progettato tra il 1928 ed il 1933 e costruito tra il 1934 ed il 1935, fu preso in consegna nel 1941 ed iniziò la sua attività nel 1944. La struttura era inizialmente composta da 8 palazzine collegate da corridoi, nel 1955 ne venne aggiunta un'altra per officina e lavanderia. Le sezioni detentive si trovano prevalentemente nei tre piani del blocco centrale, mentre gli spazi per le attività e i principali spazi comuni sono collocati a piano terreno. Gran parte delle celle misura dai 6 agli 8 metri quadrati. Presso il reparto di reclusione sono collocati generalmente due detenuti per cella e tre presso il reparto giudiziario. L'Istituto è dotato di una cucina centrale, una per il Centro clinico, una per la sezione Prometeo ed una per il polo universitario. Queste ultime due sezioni si caratterizzano per un'organizzazione interna differenziata e finalizzata. La sezione Prometeo accoglie detenuti sieropositivi e detenuti sani che si rendono disponibili sia a condividere quella sezione sia ad assistere i compagni ammalati. Il polo universitario è situato presso una sezione opportunamente ristrutturata ricavata presso il reparto penale; ospita contemporaneamente detenuti studenti universitari e studenti della scuola media superiore. Presso l'Istituto è presente, inoltre, il Centro Diagnostico Terapeutico o Centro clinico in grado di accogliere detenuti di media e di alta sicurezza per un totale di circa 65 persone.

"Pur non volendo entrare nel merito della vicenda processuale per correttezza istituzionale, non posso nascondere il mio rammarico per la notizia del rinvio a giudizio di dieci agenti della Polizia Penitenziaria del carcere di San Gimignano. Si troveranno a dover rispondere di concorso in tortura e lesioni aggravate, aggravando il 'bilancio' di una vicenda che ha già visto il rinvio a giudizio di altri cinque poliziotti accusati per la prima volta in Italia di tortura. Mi permetto di ritenere spropositata l'accusa di tortura per agenti chiamati ad agire per contenere le intemperanze di un detenuto in stato di alterazione psicofisica. D'altra parte, con le dovute e rispettose differenze, non ho mai visto un funzionario dell'Agenzia delle Entrate denunciato per aver eseguito il recupero coattivo delle tasse evase né un controllore delle Fs denunciato per violenza privata dopo aver fatto scendere dal treno un 'portoghese' senza biglietto. Nessuno è al di sopra della legge, ma bisogna amaramente constatare che troppo spesso lo Stato sembra dimenticare la necessità di tutelare l'operato degli uomini e le donne che lavorano, in mezzo a numerose difficoltà accentuate in questo momento dall'emergenza sanitaria, per garantire un servizio pubblico fondamentale come quello carcerario". Lo dichiara l'On. Manfredi Potenti, deputato della Lega-Salvini Premier e membro II Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

Redazione Nove da Firenze