Bioplastica: la Regione attivi tavolo per strategia impiantistica

È quanto chiede la mozione presentata da Sì-Toscana a sinistra, e approvata dal Consiglio, dopo le recenti polemiche sollevate sullo smaltimento di plastica composta da materiale biologico. Dubbi già in uno studio sull’ambiente marino pubblicato mesi fa dall'Università di Pisa


Firenze La Regione si adoperi per individuare una soluzione definitiva al riciclaggio della bioplastica, riunendo a uno stesso tavolo i diversi attori coinvolti. È quanto chiede la mozione presentata da Sì-Toscana a sinistra ed approvata dal Consiglio regionale martedì. L’atto di indirizzo segue le recenti polemiche sullo smaltimento della plastica composta da materiale biologico. Secondo Alia, si legge nel testo, la bioplastica andrebbe gettata nei contenitori dell’indifferenziata in quanto l’azienda non è ancora in grado di compostarla, mentre Assobioplastiche ribadisce che il materiale è perfettamente compostabile. Da qui l’appello alla Giunta per individuare una soluzione definitiva riunendo a uno stesso tavolo i soggetti gestori, le tre autorità di ambito, l’assessorato regionale, Assobioplastiche, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica e il Consorzio italiano compostatori per “elaborare una strategia impiantistica e comunicativa condivisa”.

“In questi giorni abbiamo letto le dichiarazioni, diametralmente opposte, di Alia e Assobioplastiche - ha esordito in aula Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana a Sinistra, nel presentare l’atto. “Se davvero Alia ed altri soggetti gestori della nostra regione non fossero ad oggi in grado di compostare le bioplastiche, ci troveremmo di fronte ad un problema serio perché un materiale concepito per essere trattato come organico finirebbe invece per essere un rifiuto indifferenziabile, a causa dell’inefficienza dei gestori. Non mancano le tecnologie, mancano semmai adeguati investimenti da parte di chi gestisce il ciclo dei rifiuti”, ha proseguito il capogruppo. “In un momento come questo, decisivo per l’adozione della strategia rifiuti zero non c’è messaggio più sbagliato e controproducente di quello secondo cui sarebbe inutile riciclare, tanto poi tutto finisce nuovamente nell’indifferenziato”. “In altre parti d’Italia gli impianti sono in grado di selezionare il materiale bioplastico e poi di trattarlo come organico, in modo da ottenere compost di qualità da utilizzare in agricoltura, anziché ulteriore rifiuto. Che sta succedendo in Toscana?” “La nostra regione - ha proseguito Fattori - deve chiudere la stagione dell'incenerimento e delle discariche ed abbracciare la vera economia circolare, che non è quella della cosiddetta bioraffineria di Livorno o delle bioplastiche che poi finiscono invece negli inceneritori”. “Le bioplastiche in commercio, come ad esempio quelle utilizzate per produrre buste per la spesa, bicchieri, posate, piatti e imballaggi alimentari, sono un prodotto in espansione e sono certificate come interamente compostabili e dunque da conferire nell'umido domestico. La nostra battaglia, ci tengo a ribadirlo, è contro l’usa e getta e per la riduzione dell’inutile packaging ma è innegabile che le bioplastiche, per quanto non alternative alla pratica sbagliata dell'usa e getta, sono quantomeno una riduzione del danno. Attiviamo immediatamente il tavolo in modo da permettere un confronto tecnico per individuare quanto prima una soluzione impiantistica condivisa”, ha terminato Fattori.

Il testo della mozione è stato emendato su richiesta della vicepresidente del gruppo Pd, Monia Monni, che ha chiesto di cassare due punti dell’impegnativa, relativi agli investimenti negli impianti di selezione e alla progettazione degli stessi, “perché è necessario prima ascoltare le valutazioni del tavolo tecnico”.

Biodegradabili, ma non troppo

Più di sei mesi, è questo il tempo che serve al mare per “smaltire” le cosiddette buste ecologiche di nuova generazione. Senza dimenticare poi che la plastica biodegradabile di cui sono fatte può comunque alterare lo sviluppo delle piante e modificare alcune importanti variabili del sedimento marino come ad esempio ossigeno, temperatura e pH. Erano queste alcune delle conclusioni di uno studio condotto da un team di biologi dell’Università di Pisa e pubblicato nel 2018 sulla rivista scientifica “Science of the Total Environment”. Il gruppo composto da Elena Balestri, Virginia Menicagli, Flavia Vallerini, Claudio Lardicci aveva ricreato un ecosistema in miniatura per analizzare i potenziali effetti diretti o indiretti dell’immissione nell’ambiente marino delle nuove buste in bioplastica, la cui diffusione si prevede possa aumentare nei prossimi anni fino a raggiungere livelli simili a quelli delle buste tradizionali. Come specie modello i ricercatori avevano selezionato due piante acquatiche tipiche del Mediterraneo, la Cymodocea nodosa e la Zostera noltei, valutando quindi la loro risposta a livello di singola specie e di comunità rispetto alla presenza nel sedimento di della bioplatica compostabile. Lo studio ha quindi esaminato il tasso degradazione delle buste e alcune variabili chimico/fisiche del sedimento che influenzano lo sviluppo delle piante.

Redazione Nove da Firenze