Da Lippi a Piamontini: i protagonisti dell’arte fiorentina tra '600 e '700

Nel saggio di Sandro Bellesi anche l’esame iconologico di un inedito dipinto su specchio


LIBRI — Firenze, 8 ottobre 2013– Cesare e Vincenzo Dandini, Carlo Dolci, Lorenzo Lippi, Giovanni Domenico Ferretti: sono solo alcuni dei protagonisti dell’arte fiorentina tra il XVII e il XVIII secolo. Questi e altri pittori e scultori, oggetto oggi di una vera e propria riscoperta, sono al centro della nuova monografia dello storico d’arte Sandro Bellesi. Il volume, intitolato Studi sulla pittura e sulla scultura del ’600-’700 a Firenze (192 pagine a colori, euro 28) e edito da Polistampa, sarà presentato giovedì 10 ottobre alle 16.30 a Firenze presso Palazzo Capponi (Lungarno Guicciardini, 1) nell’ambito della Biennale Internazionale dell’Antiquariato. Interverrà Mina Gregori e sarà presente l’autore.

Bellesi, docente presso l’Accademia delle Belle Arti di Firenze, è tra i maggiori esperti dell’arte fiorentina tra Sei e Settecento, come dimostrano le sue monografie su Giovacchino Fortini (2008, in collaborazione con Mara Visonà), Giuseppe Piamontini (2008), Andrea Scacciati (2012) o il sontuoso Catalogo dei pittori fiorentini del ’600 e ’700 in tre volumi (2009). Nel suo nuovo lavoro porta alla luce importanti opere finora poco note o del tutto sconosciute e punta l’attenzione sia su artisti di primo piano, sia su altri ancora in attesa di studi monografici adeguati. Partendo dall’esame di dipinti dei fratelli Cesare e Vincenzo Dandini, il testo offre una panoramica sulla pittura fiorentina fino a metà Settecento, passando per personalità quali Lorenzo Lippi, Giovanni Martinelli, Francesco Furini, Carlo Dolci, Cecco Bravo, Simone Pignoni e Livio Mehus, fino a giungere a Giovan Camillo Sagrestani e alla sua scuola nonché al grande Giovan Domenico Ferretti. La trattazione prosegue con un esame iconologico, legato alla filosofia alchemica: oggetto dell’indagine è un dipinto su specchio di Stefano della Bella, un piccolo “gioiello” finora inedito, intrigante per l’alta qualità e per la criptica lettura simbolica, ricca di accezioni moraleggianti a sfondo escatologico. Il saggio si chiude con un approfondimento sulla scultura a Firenze tra il tardo-barocco e il neoclassicismo, da cui emergono artisti come Giuseppe Piamontini, Giovacchino Fortini e Antonio Montauti, fino a giungere a Francesco Carradori, scultore al quale vengono riferite due opere conservate presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Gherardo Del Lungo

Redazione Nove da Firenze