Lettera aperta a Pier Ferdinando Casini dalla Toscana

Anche nell'UDC dirigenti, eletti, iscritti ed elettori toscani chiedono il rinnovamento del partito. E nel PdL serpeggia il timore che Silvio Berlusconi voglia ricandidarsi alle primarie


POLITICA — “Dare un contributo per la ricostruzione di un’area moderata in Italia” prendendo atto “che l’Udc oggi non riesce a intercettare il consenso” e che “è percepito come un partito in cui la sola proposta per il futuro è il ritorno al passato. Questa realtà non ci appartiene e non ci appassiona”. Comincia così la lettera aperta firmata in meno di una settimana dai primi 101 dirigenti, eletti, iscritti ed elettori toscani (da cui il nome 101 per l’Italia) dell’Udc al leader del partito Pier Ferdinando Casini, una sorta di comitato promotore che porterà avanti le proprie richieste sia negli organi di partito a tutti i livelli sotto forma di documento politico, che tra gli iscritti, i simpatizzanti e i potenziali elettori di area moderata.

E’ “finita l’epoca in cui bastava cambiare un simbolo per parlare di novità – scrivono -, che non basti evocare le primarie delle idee quando la gente oggi vuole le primarie delle persone, che non emozioni evocare un nuovo, ennesimo, soggetto politico se poi le facce sono sempre le stesse. Non si affrontano problemi nuovi con metodi vecchi”. “Noi abbiamo un’idea diversa” dicono i 101 e lanciano le proprie proposte al leader del partito “del quale facciamo parte e nei cui valori crediamo”.

La sfiducia nei partiti registrata dai sondaggi indica che il modello ottocentesco chiuso iscritti, tessere e sezioni “va consegnato alla storia” e fondano il proprio contributo su “trasparenza e partecipazione” con la certificazione dei bilanci e la loro pubblicazione online. La gran parte del rimborso delle spese delle campagne elettorali, propongono, deve essere devoluta alle sedi periferiche del partito e non centralizzata a livello nazionale. Non solo: nessuna candidatura né incarico di partito a persone con condanne penali. “Vogliamo sentirci orgogliosi di far parte di un partito che sui temi dell’onesta e dell’etica pubblica non scende a compromessi”.

Il leader deve essere scelto dagli stessi elettori, così come i candidati al Parlamento, avendo il coraggio di adottare elezioni primarie anche se la nuova legge elettorale dovesse prevedere liste bloccate. Rinnovamento, ma non rottamazione. “Prescinde da età e sesso. Si favorisce anche ponendo un limite ai mandati consecutivi in Parlamento e per incarichi di partito” coinvolgendo nella selezione della classe dirigente l’elettorato moderato, “ non più disposto a delegare queste scelte al volere, peraltro scontato, degli organi di partito”.

Ai vertici dell’Udc dicono “che non si può avere paura di perdere il controllo di un partito se si ha l’ambizione di guidare l’Italia. Non ci rassegniamo al fatto che l’Udc, unicamente per l’egoismo di pochi, possa diventare in un futuro molto prossimo un movimento di sola testimonianza”. I 101 per l’Italia si aspettano che le proposte vengano recepite da Pier Ferdinando Casini per aprire una fase di discussione e di dialogo. La lettera aperta sarà pubblicata su tutti i principali social network sotto il nome di 101 per l’Italia mettendola a disposizione dei contributi di idee di chi crede, da ogni parte d’Italia, che sia necessario dare un impulso forte per il cambiamento.

Intanto nelle ultime ore si stava diffondendo la notizia di un ripensamento di Berlusconi che lo avrebbe visto ancora impegnato in prima persona alla guida del PdL. "Non discuto i motivi di questo eventuale ripensamento, ma mi sento in dovere di rivolgere a tutti i dirigenti locali, regionali e nazionali del nostro partito un appello, affinché abbiano uno scatto d'orgoglio e chiedano a Berlusconi di passare comunque dalle primarie che lui stesso aveva annunciato". Queste le dichiarazioni del consigliere comunale del PdL a Firenze, Francesco Torselli. "Dopo l'annuncio del ritiro del Cavaliere - spiega Torselli - e della convocazione di elezioni primarie per la scelta del suo successore, è innegabile, che tutti nel PdL abbiano esternato soddisfazione e tra i nostri elettori si è diffuso un entusiasmo che non si respirava più da mesi e mesi". "E adesso - si interroga l'esponente del PdL a Palazzo Vecchio - che facciamo? Andiamo a dire alla gente che abbiamo scherzato e che non si faranno le primarie? Sarebbe il modo migliore per distruggere definitivamente il centrodestra". "Tornare indietro adesso e annullare tutte le promesse di rinnovamento - conclude Torselli - significherebbe prendere in giro i nostri elettori e i dirigenti del PdL lo sanno bene: ecco perché devono far capire a Berlusconi che ha tutto il diritto di rivedere le sue decisioni, ma ormai tutti, anche lui, devono passare dalle primarie".

Redazione Nove da Firenze