Marta Pagnini, su Nove da Firenze l'atleta azzurra modella per un giorno

Nove ha incontrato la medagliata ginnasta pratese che ha posato per Filippo Tomasi nel suo giorno da "Farfalla Azzurra". Lo Speciale ideato dal nostro fotografo intende svelare il lato nascosto ed affascinante dello sport nostrano


SPECIALE SPORT & MODA — Marta assomiglia a quelle ragazze che osservi distrattamente dietro le vetrine trasparenti dei negozi eleganti, quando le luci sembrano sistemate per evidenziare la presenza di un particolare ed escludere tutto il resto, ne avverti la presenza nell'aria ancor prima di vederle. Seduta al tavolo di un locale a pochi passi dal Ponte Vecchio la giovane ginnasta pratese, medaglia d'oro di ginnastica ritmica, sembra aspettare le nostre domande come si aspetta un regalo da scartare.

Marta, perché la ginnastica?
"Ho iniziato con la danza, poi mia madre un giorno mi ha portata in palestra, avevo già 8 anni. Ricordo che mi ha lasciata al piano superiore dell'edificio dove le ragazze facevano ginnastica artistica, poi è andata via. Durante la prova l'insegnante di ritmica mi ha vista e mi ha proposto di seguirla al piano inferiore dove c'erano ragazzine che si allenavano per questa specialità. Insomma mia madre mi ha lasciata artistica e mi ha ritrovata ritmica".

Una rampa di scale ti ha cambiato la vita?
"Beh, se vogliamo metterla così, sì - sorride, aggiustandosi il ciuffo biondo che le scivola sul viso - da quel momento sono stati allenamenti su allenamenti. Io facevo il tempo pieno quindi andavo a scuola fino alle 16 e 30, poi andavo in palestra ed alle 20 ero a casa.
Non lo dico con rammarico, ma vedevo che molte mie amiche non capivano e mi dispiaceva. Mi dispiaceva che alcune di loro vedessero come un rifiuto non poter partecipare ad un compleanno o non poter andare ad una festa. Negli anni questo l'ho avvertito spesso. Magari non è stata invidia, non credo. Secondo me chi non pratica lo sport non può capire realmente quanta passione ci sia dietro tutto quello che facciamo ogni giorno"
.


Marta Pagnini fotografata da Filippo Tomasi


Ed ora che sei 'grande' cosa diresti alla piccola Marta ed alle sue perplessità?
"Adesso guardando indietro sono felice di quello che ho fatto. Non solo perché sono arrivati dei successi, ma perché ci ho creduto e non mi sono arresa. Ce ne sono stati tanti di momenti in cui avrei voluto mollare, a 13 anni ad esempio, ma anche a 16 a 18. Però sono ancora qui".

Nello sport è importante la formazione, l'esempio che arriva da quelle figure che si contrappongono fino a sostituirsi a quelle dei propri genitori.
"E' proprio così, pensa che ho anche vissuto un brutto distacco da una allenatrice che un bel giorno ha mollato tutto, la ginnastica, la palestra ed oggi parlarne mi viene addirittura difficle. Poi sono arrivate altre guide nella mia vita, come l'allenatrice che mi ha seguita nell'Etruria e che rivedo ancora con piacere, fino alla allenatrice della Nazionale. Conta l'impostazione tecnica, la capacità di interpretare le caratteristiche fisiche per ottenere il meglio dall'atleta che hai davanti, ma conta anche l'approccio psicologico, il modo in cui certi allenatori ti prendono per mano e ti insegnano il valore dello sport".

Già, la Nazionale, sembra di parlare ad una giovanissima ragazza che ha sul tavolo i compiti corretti con la penna rossa, davanti abbiamo invece una campionessa medagliata.
"Aggiungo - sottolinea Marta - quasi al termine della carriera, o almeno più verso la fine che verso l'inizio. Ho iniziato tardi ed i risultati sarebbero potuti anche non venire, ma l'importante, se ci credi, è provarci comunque per non guardare indietro un giorno e pensare di avere fallito, quella sarebbe stata per me la sconfitta più grande".

Ad un certro punto, dopo aver conseguito degli ottimi risultati sei stata scelta per fare parte di un gruppo, ricordi il giorno in cui hai dovuto decidere cosa fare della tua vita?
"Certo che lo ricordo, l'ho scritto anche sul mio diario. E' stata dura. Già vivevo da sola ad Arezzo e frequentavo una scuola privata, ma avevo delle amiche e i miei tempi sicuri, come il fine settimana a casa dai miei. Avrei dovuto rinunciare a molto, per molto altro. Purtroppo non è uno sport che permetta la crescita individuale, non ci sono moltie opportunità di formarsi da professionista, la possibilità invece di lavorare in una squadra è qualcosa di entusiasmante ed ero elettrizzata dall'idea di entrare in Nazionale.
Quello che mi spaventava era però dover trovare un ambiente nuovo che non mi conosceva, nel quale dover dimostrare il mio valore. Perché fino a che ti alleni con le solite persone sanno quanto vali e se sbagli perché e come sbagli. Ma se avessi sbagliato davanti allo sguardo delle mie nuove compagne o della nuova allenatrice avrebbero potuto pensare che certe cose elementari, magari, non le sapevo fare, e dopo tanto impegno sarebbe stato un disastro"
.

In questi anni hai visto le tue amiche crescere in un contesto estraneo al tuo mondo, hai vissuto l'inquadramento di un ambiente sportivo che spesso esclude l'idea che sotto la tuta possa esserci una giovane donna.
"Sì, è così - lo sguardo per un attimo accarezza le briciole di zucchero sparse sotto i ritagli di carta che Marta crea con le dita - le persone forse non si rendono conto che noi abbiamo comunque una vita sociale. Usciamo, in via ufficiale o non ufficiale - sorride - e ci divertiamo, per me la famiglia sono anche le amiche che ho trovato negli anni, dalla mia prima amica incontrata in quella palestra dove ho iniziato fino alle colleghe della nazionale russa che incontro spesso e con le quali mi alleno".

Il nostro fotografo ti ritrae in alcune pose fuori dal tuo ambiente ideale, il suo obiettivo ti osserva non come atleta, ma come modella.
"Sono contentissima di questo - la scintilla negli occhi, il regalo scartato - appena me lo avete proposto ne sono stata felice. Mi piace essere fotografata, non mi nascondo e sono curiosa di vedere e di rivedermi in abiti che sento miei quanto quelli che indosso per sport. Non farei la modella.. mai dire mai però. Mi affascina l'idea di poter mostrare come si è diversamente da quel che si appare. Lo dico di me, ma è lo stesso per quelle figure che siamo abituati a vedere dentro un certo contesto con vestiti appropriati. Mi piace il bello della sorpresa"

Dove ti vedi tra qualche anno?
"Quando avrò finito con la ginnastica? - domanda Marta con sguardo curioso, traspare così la voglia di raccontarci e raccontarsi una storia ancora tutta da scrivere - Ho intenzione di finire gli studi e di fare, magari, l'interprete, mi piacerebbe molto. Non vorrei allenare o restare nell'ambiente sportivo, non per adesso almeno".

Marta Pagnini e tutta una vita davanti, una grande novità per chi come lei è abituata fin da piccola ad ore ed ore di allenamento per dare forma ad una vera e propria opera d'arte, un esercizio di pochi secondi, istanti per chi li osserva dalle gradinate di un palazzetto o dagli schermi di un televisore.
"La nostra allenatrice lavora molto sulla metodicità, ripassiamo molte volte l'esercizio in pedana, fino a sette, otto volte, cosi da poterlo compiere perfettamente in modo meccanico, concentrate e reattive. La Nazionale italiana è storicamente costretta a dover dimostrare qualcosa di più. Nella nostra disciplina ci sono dei favoritismi che hanno radici profonde, ci sono atlete che possono sbagliare e perdere un minimo di punteggio, se sbagliamo noi siamo fuori dai giochi. Questo ti costringe a dare sempre il massimo, ma è anche una sfida continua e quando la vinci l'emozione è incontenibile"


di Antonio Lenoci

Foto Filippo Tomasi

Redazione Nove da Firenze