Nelle carceri toscane 4.492 detenuti. Ma la capienza è di 3.219

Livorno, Porto Azzurro, Pisa e Firenze Sollicciano restano senza dubbio le situazioni di maggior rischio che hanno bisogno di interventi urgenti e concreti sia dal punto di vista degli organici che dell’organizzazione interna.


“La pausa ferragostana rischia di confinare ancor più nel dimenticatoio l’emergenza carceri, la cui drammatica attualità, invece, è facilmente rilevabile dai numeri che la caratterizzano. Alle ore 17 di ieri, nelle carceri della Toscana, erano ristretti complessivamente 4.492 detenuti (4.294 uomini e 198 donne), a fronte di una capienza regolamentare di 3.219 per un indice di sovraffollamento pari al 39,5%".
La Uil PA Penitenziari, attraverso il segretario generale Eugenio Sarno, non lesina critiche al Governo ed al Guardasigilli per la gestione dell’universo carceri.

“Purtroppo il precipitare della situazione penitenziaria è direttamente proporzionale all’oceano di impegni assunti e non mantenuti dal Governo Berlusconi e dal ministro Alfano. Dall’inutile dichiarazione dello stato d’emergenza, all’indefinito piano carceri, alle (soltanto) annunciate assunzioni. La disattenzione e la distrazione verso i problemi reali ha determinato una situazione che è alle soglie dell’ingestibilità pura. Livorno, Porto Azzurro, Pisa e Firenze Sollicciano restano senza dubbio le situazioni di maggior rischio che hanno bisogno di interventi urgenti e concreti sia dal punto di vista degli organici che dell’organizzazione interna. Lucca può essere indicato come l’emblema del degrado in cui versa il sistema penitenziario. Gorgona il simbolo dell’isolamento”.

L’allarme è confermato anche dall’analisi degli eventi critici di maggior rilievo, dal primo gennaio ad oggi, monitorati dalla Uil PA Penitenziari attraverso la pagina web Diario di Bordo pubblicata sul sito www.polpenuil.it.

“In Toscana tra gli eventi critici di maggior rilievo si contano tre detenuti suicidatisi in cella e cinque tentati suicidi sventati in extremis dalla polizia penitenziaria, che a sua volta annovera tra le proprie fila 6 agenti feriti da detenuti. Inoltre occorre considerare che in questo 2010 sono già tre i detenuti evasi dalle carceri toscane. Un bilancio grave, che se non è ancora più pesante lo si deve alla disponibilità e all’umanità dei nostri operatori che sono determinanti per tenere, nei limiti del possibile, sotto controllo la situazione. Il sovraffollamento determina l’impossibilità di una gestione oculata delle allocazioni. La promiscuità tra etnie è un ulteriore elemento di tensione. Non è certo un caso l’aumento esponenziale delle risse – conclude Sarno – ed a pagarne il prezzo e le conseguenze maggiori è proprio il personale che ogni giorno profonde energie ed impegno per garantire legalità e sicurezza, ma soprattutto per impedire evasioni dalla vita. In ogni caso non si potrà fare affidamento in eterno sulle indubbie capacità degli operatori. Servono mezzi e risorse, ovvero dotazioni organiche e disponibilità economiche. Il carcere è tornato ad essere l’università del crimine: con regole, gerarchie e violenze. Alla ripresa dei lavori non può non dipanarsi la matassa che avvolge l’istituto di Empoli, così come vanno affrontate senza indugi le criticità delle Sughere di Livorno e della Casa di Reclusione di Porto Azzurro. Sul fronte del sovraffollamento è necessario prevedere un percorso deflattivo che restituisca alla detenzione connotati di civiltà e legalità. E questo vale per quasi tutti gli istituti penitenziari della Toscana”.

Redazione Nove da Firenze