E' morto Mario Piccioli, Firenze ''piange una persona coraggiosa''

Il cordoglio delle istituzioni per la morte del presidente Aned Firenze (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti), sopravvissuto ai lager nazifascisti e guida di molti studenti fiorentini nei Viaggi della Memoria.


Cordoglio del sindaco di Firenze Matteo Renzi, dell’amministrazione comunale e della città di Firenze per la scomparsa di Mario Piccioli, presidente Aned Firenze (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti), sopravvissuto ai lager nazifascisti e guida di molti studenti fiorentini nei Viaggi della Memoria, organizzati dalla Provincia di Firenze nei campi di concentramento nazisti in Austria, Germania e Polonia.

“La città piange una persona coraggiosa e un amico - ha detto il sindaco Renzi -. Gli dedicheremo la cerimonia dell’11 agosto per ricordare il 66° anniversario della Liberazione di Firenze”.

"La scomparsa di Mario Piccioli" dichiara il presidente del Consiglio provinciale David Ermini "ci tocca e ci commuove profondamente: ci ricorda che siamo figli, talvolta dimentichi, della Resistenza, della Deportazione e della Ricostruzione. Condivido la proposta del sindaco di Firenze Matteo Renzi di dedicare a Piccioli la Festa della liberazione di Firenze dell'11 agosto. Mario è nella nostra coscienza un testimone indimenticato".

“È a nome di tutta la Giunta che vorrei esprimere il mio più sincero dispiacere – ha commentato l’assessore provinciale alla Pubblica Istruzione, Giovanni Di Fede – per la perdita di Mario Piccioli, un uomo dalla profonda umanità, sempre disponibile nel raccontare con generosità la sua tragica, quanto preziosa, esperienza di vita”.

Mario Piccioli, oltre al suo importante ruolo nell’Aned, ha partecipo per molti anni ai Viaggi della Memoria organizzati dalla Provincia di Firenze, accompagnando i ragazzi delle scuole superiori nella visita dei lager nazisti di Dachau, Mauthausen, Gusen ed Ebensee. “Partecipando ai viaggi studio in Austria e Germania e portando la sua testimonianza – ha continuato l’assessore – Mario ha saputo regalare ai giovani un pezzo di storia. Attraverso la sua voce, molte persone oggi conoscono i drammatici fatti avvenuti durante la seconda guerra mondiale”.

“Piccioli ha dedicato tutta la sua vita alla lotta per ‘non dimenticare’ – ha dichiarato il presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci – adesso che lui non c’è più, si fa ancora più forte il dovere di ricordare. La memoria resterà viva anche grazie alle sue parole”.

"Un uomo di pace che dopo aver vissuto l’orrore dei campi di sterminio ha dedicato il resto della sua vita a raccontare quella tragica esperienza ai più giovani. Grazie a persone come lui è stato possibile tramandare intatta, alle nuove generazioni, una delle pagine più drammatiche della nostra storia".
E’ quanto ha dichiarato l’assessore all’educazione Rosa Maria Di Giorgi per la scomparsa di Mario Piccioli, presidente dell’Aned di Firenze (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti).

"Come ci ha insegnato Primo Levi – ha aggiunto l’assessore – ciò che ‘è accaduto, potrebbe accadere di nuovo’ perché la memoria tende a svanire e tutto rischia di confondersi e di perdersi nelle nebbie di un qualche revisionismo, tanto di moda negli ultimi anni. Poi con il tempo e con la scomparsa degli ultimi superstiti qualcuno potrebbe essere tentato di dire che la Shoa non è accaduta o che fu un'altra cosa. E’ già successo, purtroppo, fortunatamente con scarsi risultati grazie anche alla passione civile di uomini come Piccioli".

"Era così forte il suo impegno – ha ricordato Rosa Maria Di Giorgi – che oltre a collaborare alle viste ai lager nazisti organizzate dalla provincia di Firenze e raccontare la sua esperienza in molte scuole fiorentine, Piccioli pubblicò, nella collana del Comune di Firenze ‘Memoria-Memorie’ le sua testimonianza nel volume ‘Da San Frediano a Mauthausen’".

"L’aveva previsto George Orwell nel suo libro ‘1984 – ha concluso l’assessore all’educazione - quando ipotizzava che ‘il potere’ avrebbe anche cambiato continuamente i testi di storia in modo che le nuove generazioni imparassero solo quello che ‘il potere’ voleva. Gli ex deportati come Piccioli hanno consegnato a noi non solo racconti ma soprattutto una tenace, insopprimibile fiducia nell' umanità che, sono certa, li ha sostenuti nel ripercorrere, instancabilmente, la via della memoria. La memoria della Shoah, per Piccioli e gli altri testimoni di quell’orrore, è un monito per tutti a difendere con vigore l' uguaglianza, le libertà individuali e civili, la solidarietà, la partecipazione".

"Ogni volta che scompare una vittima, e quindi un testimone diretto, di quanto di più orribile ha prodotto il secolo scorso, l'Olocausto, è come se sparisse un pezzo della nostra stessa coscienza civile, del nostro essere uomini".
Lo ha detto il presidente Enrico Rossi partecipando, anche a nome della giunta regionale, al cordoglio per la morte di Mario Piccioli, presidente dell'Aned, l’Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti di Firenze.

"Mario – ha aggiunto Rossi - è stato l'anima di tanti viaggi della memoria verso i campi di sterminio per tenere viva nei più giovani la consapevolezza del ricordo. Vorrei che dedicassimo a lui la settima edizione del Treno della Memoria organizzato dalla Regione che partirà da Firenze il 27 gennaio del prossimo anno".

Mario Piccioli è cresciuto a Firenze nel quartiere di San Frediano, dove abitava con i suoi genitori e un fratello maggiore. La sua famiglia non era fascista, in seguito allo sciopero generale proclamato nell'Italia settentrionale e centrale, il 7 marzo 1944, sua madre venne arrestata e portata alle Scuole Leopoldine di Firenze. Il giorno dopo, mentre Piccioli andava a cercarla, anche lui fu arrestato da un fascista. Sebbene sua madre fosse rilasciata, Piccioli e tanti altri arrestati furono caricati su camion e portati alla stazione di Santa Maria Novella. In quaranta per vagone vennero fatti salire, rinchiusi e deportati al campo di concentramento di Mauthausen, dove arrivarono tre giorni dopo.

Piccioli fu immatricolato con il numero 57344. Dopo la quarantena di 15 giorni, che serviva ad estenuare i deportati mentalmente e fisicamente, assieme a tanti compagni italiani venne trasferito al campo di concentramento di Ebensee. I prigionieri furono impegnati allo scopo di costruire enormi gallerie per rendere possibile lo sviluppo e la produzione di missili intercontinentali.
Piccioli fu costretto al lavoro nelle gallerie che si trovavano a circa un chilometro dal campo, durante il quale i prigionieri vennero controllati dalle SS con cani addestrati.
A causa delle sue pessime condizioni di salute fu portato all'infermeria e durante una selezione scelto per ritornare a Mauthausen. Anche lì fu messo in una baracca che fungeva da infermeria, dove rimase dal 25 luglio al 31 agosto 1944.
In seguito venne trasferito al campo di Linz III, dove i deportati furono impiegati in una fonderia, nella costruzione di centrali energetiche, in lavori di sbancamento e nella fabbricazione di carri armati. Il 5 maggio 1945 Piccioli venne liberato a Linz dalle truppe americane. Al momento della sua liberazione pesava 31 chili. Più tardi gli italiani furono spostati in un ex campo di prigionia, dove Piccioli passò circa un mese. Viaggiando su un treno bestiame fino a Bolzano e da lì su un camion, Piccioli arrivò a Firenze il 23 giugno 1945. Già un mese dopo riprese a lavorare in una cartiera. Nel 1963 entrò a lavorare alla Provincia di Firenze, dov'è stato fino alla pensione.

Dal gennaio del 2009, Piccioli diventa presidente dell'Aned di Firenze. Negli ultimi anni ha svolto un'attività di testimone instancabile presso scuole e università, pubblicando anche il libro “Mario Piccioli. Da San Frediano a Mauthausen” a cura di Bruno Confortini.

Redazione Nove da Firenze