Apertura della caccia in Toscana, c'è polemica

Palagi (SPC) sostiene la richiesta avanzata da 17 associazioni ambientaliste e animaliste: serve il rinvio

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
25 Agosto 2026 17:58
Apertura della caccia in Toscana, c'è polemica

La Firenze ambientalista chiede alla Regione Toscana di rinviare l'apertura della stagione venatoria. A lanciare l'appello è Dmitrij Palagi, capogruppo di Sinistra Progetto Comune in Consiglio comunale, che sostiene la richiesta avanzata da diciassette associazioni ambientaliste e animaliste.

La preapertura contestata

Al centro della polemica la delibera di Giunta regionale n. 959 del 3 agosto 2026, che autorizza l'apertura anticipata della caccia per mercoledì 2 e domenica 6 settembre per storno, piccione e tortora dal collare, prelevabili dalle 6 alle 19.Una scelta che, secondo Palagi, stride con i dati climatici. Nello stesso periodo il Consorzio LaMMA ha certificato che il bimestre giugno-luglio 2026 è stato il secondo più caldo in Toscana dal 1955, con una media di 25,6 gradi, dietro solo al 2003. A Firenze si sono contati 27 giorni oltre i 36 gradi e 27 notti tropicali.Le associazioni hanno chiesto di cancellare le due giornate di preapertura e di spostare al 1° ottobre l'apertura generale, oggi fissata al 20 settembre.

Il nodo del calendario venatorio

Secondo Palagi, la delibera regionale motiva la preapertura con la presenza di "colture agrarie danneggiabili" come le oleoproteaginose in fase di maturazione, senza alcun riferimento a caldo e siccità.Il consigliere ricorda però che il calendario venatorio 2026-2027 (delibera n. 679 dell'8 giugno) prevede già un meccanismo di sospensione per condizioni climatiche critiche, ma solo per il freddo: per la beccaccia è prevista la "sospensione immediata dell'attività venatoria in caso di avversità atmosferiche di particolare intensità" come le ondate di gelo.

"Un meccanismo di sospensione climatica, quindi, esiste già: vale quando la colonnina scende, non quando sale", sottolinea Palagi.

A questo si aggiunge il quadro idrico: il 4 agosto l'Osservatorio dell'Autorità di bacino dell'Appennino Settentrionale ha collocato la Toscana in severità idrica media, segnalando che senza piogge autunnali le riserve arriveranno all'autunno molto ridotte.

La richiesta al Comune di Firenze

Il 16 agosto Italia Nostra e altre associazioni hanno scritto a tutti i 257 Comuni toscani chiedendo di attivare l'articolo 33, comma 5, della legge regionale 3/1994, che permette alla Giunta regionale di vietare la caccia in zone determinate "per sopravvenute particolari condizioni stagionali, climatiche", anche su richiesta dei Comuni.

Palagi riconosce che per Firenze l'effetto diretto sarebbe limitato: incrociando la cartografia venatoria regionale con i confini comunali, il 98,8% del territorio fiorentino è già sottratto alla caccia, tra la zona di protezione "Firenze" di 9.513 ettari lungo le rotte migratorie, la zona di ripopolamento e cattura "Settemerli" tra Marignolle, Campora, Soffiano e Galluzzo, e la zona di rispetto "I Colli" tra Ponte a Ema e Ritortoli.

"Le colline di Firenze non sono un recinto - spiega - e la protezione che il Comune ospita dialoga con il territorio intorno. Firenze ha un interesse diretto, non simbolico".

Da qui le due richieste: la calendarizzazione immediata della mozione presentata il 20 luglio contro il disegno di legge nazionale sulla caccia (A.C. 2984), attualmente in Sesta Commissione con parere atteso entro il 5 settembre, e un intervento diretto della Sindaca e della Giunta affinché scrivano alla Regione prima del 2 settembre per chiedere la cancellazione delle preaperture e il rinvio dell'apertura generale.

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