Anniversario del 25 aprile doveroso e bello

Omaggio ai soldati alleati ai Falciani. A San Casciano le memorie di guerra di Ezio Pestelli in una lettura pubblica


E’ giusto, doveroso e bello che le istituzioni organizzino e partecipino all’anniversario della liberazione dal nazi-fascismo. La storia è fonte di vita e di bellezze. Alle celebrazioni di Firenze i discorsi di Sindaco, presidente Giunta regionale, Anpi, presidente Istituto storico toscano della resistenza nelle piazze Santa Croce e Signoria.

L’onorevole Toccafondi ha partecipato alla manifestazione istituzionale in piazza Santa Croce, ma prima è andato al cimitero dei Falciani “perché vogliamo ricordare quanti hanno lottato e perso la vita per la nostra libertà. Come i militari americani e alleati che si sono sacrificati per ridare la democrazia a un Paese che non era il loro. Guardando la distesa di croci bianche e le migliaia di nomi, ci si rende conto che dare per scontata la libertà di pensiero, di parola, di manifestazione di oggi è un errore imperdonabile ”Nel sacrario dei Falciani riposano più di 4.000 militari statunitensi e in una parete di granito sono riportati i nomi dei circa 1400 militari Usa dispersi. Durante tutta la Campagna d’Italia, i caduti americani furono oltre 31.000, con oltre 90.000 feriti e 10.000 dispersi.

Di fronte a centinaia di persone, in piazza XXIV Luglio, il sindaco di Empoli ha celebrato la 74^ Festa della Liberazione Nazionale, apponendo una corona d’allora del Comune di Empoli al monumento ai 29 empolesi fucilati dai nazifascisti in quel luogo. Il primo cittadino si è rivolto alla cittadinanza al termine del corteo partito dalla Collegiata di Sant’Andrea dove il Proposto Don Guido Engels aveva celebrato la Santa Messa. I concetti espressi dal sindaco si sono concentrati sul valore di questa ricorrenza istituzionale spiegando che il 25 Aprile non è né di destra, né di sinistra. Non è una festa per dividere ma per unirsi sotto il valore della libertà e della democrazia. Il voi e il loro è tra fascisti e antifascisti e chi non lo celebra deve avere il coraggio di dire che non lo fa perché non è antifascista. E se non si è antifascisti si è solo fascisti, se si è fascisti non si è italiani e non si può rappresentare la Repubblica. Il primo cittadino ha citato anche alcune frasi, fra queste una di Norberto Bobbio: «Dopo venti anni di regime e dopo cinque di guerra, eravamo ridiventati uomini con un volto solo e un’anima sola. Ci sentivamo di nuovo uomini civili. Quel giorno abbiamo vissuto una tra le esperienze più belle che all’uomo sia dato di provare: il miracolo della libertà». Così diceva Bobbio il 25 aprile del ‘57 a una piazza gremita ricordando le ragioni della festa ma, soprattutto, evocando un’esperienza vissuta: il ritorno all’«umanità – individuale e collettiva -, a un’umanità liberamente vissuta, da parte di un popolo che quell’umanità l’aveva perduta, in vent’anni di servitù e conformismo, perversione e ipocrisia, adesione fanatica o silenzio complice», nell’accettazione più o meno partecipata di un regime che della disumanità – del culto e della pratica dell’inumano – aveva invece fatto il proprio emblema. Il sindaco ha anche ricordato due simboli: la Medaglia d’oro al Valore Civile per la Resistenza concessa dalla Presidenza della Repubblica alla città di Empoli e anche la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini spiegando che è stata votata da quasi tutto il Consiglio Comunale. Il sindaco ha proseguito dicendo che tornare a blandire il fascismo oggi, dopo 74 anni, è diventato politicamente conveniente e questo è molto grave. Altra citazione, Vittorio Foa disse al Senatore del Msi Giorgio Pisanò: “Quando avete vinto voi io sono finito in galera, quando abbiamo vinto noi tu sei entrato in Senato. Questa è la vera differenza tra dittatura e democrazia”. Le celebrazioni erano partite alle 9 con la santa messa in suffragio dei caduti nella Guerra di Liberazione, nella Collegiata di Sant’Andrea, in piazza Farinata degli Uberti. Poi il corteo per le strade del centro storico con la deposizione di una corona d’alloro alla lapide al cippo ricordo dell’Antifascismo e della Resistenza, nel luogo dove furono fucilati per rappresaglia dai nazifascisti 29 cittadini innocenti. Ormai classico anche l’intonazione della canzone partigiana ‘Bella Ciao’ dopo gli interventi del presidente Aned e del presidente Anpi. Per il secondo anno la cerimonia si è spostata nella frazione di Santa Maria, in piazza del Convento, dove il monumento in memoria dei due partigiani, Rina Chiarini e Remo Scappini, è divenuto una nuova tappa del 25 aprile. Qui è intervenuto uno dei nipoti della coppia Valerio Chiarini. A seguire la cerimonia è proseguita a Fontanella al Cippo Ricordo, lungo la SR 429. Le cerimonie sono state accompagnate dall’Inno di Mameli ed è risuonata anche la tromba di Giuseppe Alberti per il ‘Silenzio’. Durante le celebrazioni sono stati ricordati i partigiani di zona recentemente scomparsi: Silvano Sarti ‘Pillo’, fiorentino, e il santamariese Gianfranco Carboncini. Alle celebrazioni erano presenti ex partigiani e componenti delle associazioni fra questi Sauro Cappelli (presidente onorario Aned), William Lucchesi, Rolando Fontanelli e Vieri Tani. Fra i partecipanti tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine cittadine Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Municipale, Guardia di Finanza, le associazioni di ex combattenti, poi ancora Anpi, Aned, Misericordia, Associazione Nazionale dei Carabinieri, Spi CGIL e Avis.  Il sindaco era accompagnata da buona parte della Giunta Comunale, presenti anche alcuni consiglieri comunali di maggioranza e opposizione e il presidente dell’assemblea. Fra le istituzioni era rappresentata anche la Regione Toscana con l’assessore Vittorio Bugli e il consigliere Enrico Sostegni, le istituzioni nazionali erano rappresentate dal senatore Dario Parrini.

Stamani a Rignano si sono svolte le celebrazioni per il 25 aprile: dopo la celebrazione della S. Messa in suffragio di tutti i caduti presso la Chiesa di S. Leolino di Rignano sull’Arno, si è svolto il corteo per le vie del paese con la partecipazione della Filarmonica “G. Verdi” di Rignano con la deposizione di corone al Monumento ai Caduti della Libertà in via Piave. In chiusura la commemorazione in piazza della Repubblica da parte del sindaco Daniele Lorenzini e dei rappresentanti ANPI.

Occhi lucidi e commozione vibrante per Ezio Pestelli, il 93nne che oggi, in occasione della festa della Liberazione di San Casciano, ha voluto condividere per la prima volta in forma pubblica le memorie e i ricordi di guerra che da due anni appunta meticolosamente in un diario. Accompagnato dalla figlia Sonia e al fianco del sindaco, Ezio ha ripercorso in piazza della Repubblica alla presenza di centina di cittadini e rappresentanti di associazioni, gli anni più difficili della propria vita, vissuti costantemente sotto minaccia, pressati da quel clima di violenza, terrore e morte che nel ’44 la ferocia tedesca diffondeva nelle campagne chiantigiane. Sono gli anni della giovinezza in cui l’angoscia della fuga scandiva le giornate e si presentava puntualmente, come un fantasma, nel buio della notte tra i poderi, i boschi, i casolari, illuminati solo dalle bombe che da Campoli le truppe naziste puntavano in direzione di Sant’Andrea in Percussina per colpire case, campi, persone. La testimonianza di Ezio, al centro delle celebrazioni del 25 aprile, riassume i momenti salienti della sua esperienza in tre di episodi che lo stesso sancascianese legge e rivela con chiara consapevolezza.

“Io vivevo a Macinaia, a Sant’Andrea in Percussina era il 29 luglio del ‘44, giorno del mio compleanno compivo 19 anni – ricorda - quando nella notte io e la mia famiglia si sentì dei rumori giù nella stalla, dopo pochi minuti arrivarono in cucina una decina di tedeschi che cercavano i disertori; appena mi videro dissero: questo essere disertore, fucilare. La mia povera mamma piangendo disse che io ero solo un ragazzino non un disertore. A quei tempi non c’era l’elettricità e nelle case c’erano solo i lumi a olio e quindi c’era buio, questo mi permise di scappare in una botola lì vicino che rispondeva alla concimaia delle bestie e da lì scappai nel bosco degli Scopeti. I tedeschi mi cercarono per un po’ e poi si sono rassegnarono e andarono via. Ho vissuto nel bosco per 2-3 giorni con altri 2 ragazzi russi e 2 ragazzi di San Casciano”.

Un altro episodio riguarda la sofferenza subita dallo zio che ha accompagnato molte delle notti insonni di Ezio. “I fascisti di Spedaletto – rivela - andarono a prendere un noto antifascista muratore sul luogo di lavoro a Chiesanuova, non trovandolo e non potendo ritornare via senza nessuno, presero il mio zio Caiani Egisto che era lì a lavorare, ma non era di nessuna fede politica, era un lavoratore e gran credente. Lo portarono a San Casciano alla casa del fascio, lo tinsero di rosso e lo issarono sul palco della piazza centrale del paese dove c’era tanta gente. Tutti lo offendevano, lo deridevano e lui non poteva fare e dire niente era alla berlina di tutti; addirittura un macellaio del posto, gran fascista, gli si avvicinò con la mannaia iniziando a dire Tagliamo il capo, tagliamo il capo e la folla allora sì che gridava più forte e lo offendeva ancora di più. Lui si sentiva perso, deriso da tutti senza motivo, non aveva fatto niente di male, per fortuna c’era la guardia Comunale, tale Rocco che lo conosceva, con un balzo salì veloce sul palco e iniziò a difenderlo, dicendo che non era antifascista ma un pover’omo”. Nell’estate del ’44 Ezio cercava di sopravvivere trascorrendo lunghi periodi nei nascondigli di fortuna e in alcuni dei luoghi conosciuti da pochi che la comunità riteneva sicuri come i sotterranei di Casa Machiavelli. "Io avevo paura - riferisce commosso - per questo motivo di giorno vivevo nel bosco, andando solo la mattina a “governare” i quattro buoi che avevo nella stalla e così li ho salvati, la sera quando faceva buio andavo al rifugio alle Cantine del Machiavelli dove c’erano una trentina di persone. Qui si mangiava quello che le massaie avevano racimolato, si dormiva in terra, sulle panche dove capitava. Sono stato lì per un mese circa". Nelle cantine del noto Albergaccio di Sant’Andrea in Percussina questa mattina Ezio è tornato a far visita. Ha rivisto i luoghi in cui dormiva e mangiava, ha rivissuto le emozioni e i drammatici ricordi di una giovinezza rubata e devastata dalla guerra. “Il significato profondo del 25 aprile - conclude - si lega ai valori di libertà, rispetto, memoria, identità, è la festa di tutti gli italiani e deve essere onorata necessariamente con uno sguardo rivolto al passato, conoscendo la storia e avendone memoria perché gli errori della guerra non si ripetano più. Non dimentichiamolo mai”.

La musica della Filarmonica Città di Chiusi, il tricolore italiano sulla bandiera dell’Associazione A.N.P.I (sezione Tiradiritti Chiusi), il Gonfalone del Comune e un corteo di cittadini, militari e istituzioni per rendere onore ad ogni monumento ai caduti della città. E’ stato così che il Comune della Città di Chiusi ha celebrato la Festa della Liberazione del 25 aprile. Il sindaco Juri Bettollini, gli assessori della giunta e i consiglieri comunali oltre al consigliere Regionale Stefano Scaramelli sono partiti da Montallese per poi proseguire in ogni luogo della memoria cittadina fino ad arrivare al monumento di Largo Cacioli in pieno centro storico dove le celebrazioni sono terminate. Ogni appuntamento è stato scandito da “Bella Ciao” e dall’Inno Italiano che, intonati dai musicanti della Filarmonica Città di Chiusi, hanno reso omaggio ai caduti di tutte le guerre. Durante il discorso scritto in occasione della Festa della Liberazione il sindaco ha ricordato che da venerdì 31 maggio a domenica 2 giugno la Città di Chiusi sarà protagonista della Festa della Costituzione, un evento promosso dall’ANPI Valdichiana con il sostegno del Comune, dell’Unione dei Comuni e della Regione Toscana.

Redazione Nove da Firenze