Ambiente: Toscana tra le regioni più colpite dalla criminalità

Nuova gestione a Suvignano, bene confiscato alla mafia nel 2007. Cenni (Pd): “Risultato importante per le istituzioni senesi e toscane e per il mondo associativo impegnate da anni su questa vicenda”


I numeri e le storie di corrotti, clan e inquinatori sono stati presentati giovedì, nel corso di una conferenza stampa organizzata da Legambiente, che ha visto la partecipazione di Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana, Don Andrea Bigalli, Referente Regionale di Libera, Giuseppe Vadalà, Comandante Regionale Corpo Forestale dello Stato e Nunzio Cirino Groccia, Amministratore Nazionale di Legambiente. Nella lotta all’ecomafia e agli ecoreati arrivano i primi segnali d’inversione di tendenza, dopo l’introduzione della legge sui delitti ambientali e un’azione repressiva più efficace. Nel 2015, nonostante si registri un calo sul valore assoluto, la Toscana mantiene la posizione più alta in classifica tra le regioni del centro-nord erimane stabile al 7° posto nella classifica nazionale,subito dopo quelle a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Sicilia, Calabria, Puglia, Lazio e Sardegna. A parlare ancora una volta sono i numeri: 1.832 infrazioni accertate (corrispondenti al 6,7% sul totale dei reati accertati su scala nazionale). In linea generale, quest’anno si registra un decremento nel settore del racket degli animali ed un lieve calo per i reati nel ciclo dei rifiuti (da 365 a 293 infrazioni accertate), rimangono sostanzialmente invariati quelli legati al cemento (che collocano la Toscana al 6° posto, col 6,9% sul totale). Come stabili restano i settori storicamente trainanti dell'eco/criminalità toscana, come quello delle archeomafie, che vede ormai da un lustro la nostra regione solidamente al 4° posto. Sono questi i primi dati che emergono da Ecomafia 2016 di Legambiente, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente, con il sostegno di Cobat grazie al capillare lavoro di monitoraggio e controllo svolto in tutta la regione dalle forze dell’ordine (in particolare da Corpo Forestale dello Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza). Rispetto allo scorso anno scende il numero di denunce (da 1.726 a 1.586), di sequestri (da 397 a 289) e degli arresti (da 8 a 3). Legambiente ha raccolto ed elaborato i dati relativi all’applicazione della legge 68 dal 29 maggio 2015 al 31 gennaio 2016 da parte delle forze dell’ordine (Corpo Forestale dello Stato, Comando tutela ambiente dell’Arma dei Carabinieri e Guardia di finanza) e Capitanerie di Porto. In questo arco di tempo, a fronte di 4.718 controlli effettuati, sono state contestate ben 947 violazioni (tra penali e amministrative), con 1.185 persone denunciate e il sequestro di 229 beni, per un valore complessivo di quasi 24 milioni di euro. Sulla base dei dati disponibili, al terzo posto figura la Toscana (73 ecoreati accertati). Il maggior numero di sequestri è stato riscontrato in Puglia (28), seguita dalla Calabria (25) e, appunto, dalla Toscana (22).

Un anno di esercizio della Legge 68/2015 ci obbliga a fare un primo bilancio di questa nuova fase che si è aperta nel maggio dell’anno scorso – lo dichiara Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente ToscanaDa questo punto di vista è lusinghiero e sorprendente constatare l’attività di deterrenza che sta già svolgendo questo nuovo ordinamento normativo. Quando il criminale sa che non se la caverà più con una semplice multa, usa più prudenza; è meno sfacciato. La Toscana non fa eccezione e si conferma al 7° posto nella classifica generale sugli ecoreati, confermando in modo più organico il sorpasso della Sardegna”.

“Dai preziosi dati che ogni anno Legambiente raccoglie e analizza in tema di criminalità ambientale, non può non notarsi come la Toscana sia la Regione con il più alto numero di reati rilevati fra le Regioni del Centro-Nord Italia; se questo rileva come i fenomeni per questo tipo di crimini siano diffusi nella nostra Regione, dall'altro non si può non porre in rilievo l'intensa attività delle Forze di Polizia finalizzata a bloccare e creare deterrenza verso questi criminali dell'ambiente e del territorio; questi dati devono servire a innalzare ancora di più la conoscenza, le attività, le operazioni, per mantenere la Toscana come il territorio in cui le ecomafie non potranno avere mai terreno facile"-dichiara Giuseppe Vadalà, Comandante Regionale Corpo Forestale dello Stato.

Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti la nostra regione si conferma al 7° posto anche nel 2016 con cifre preoccupanti: 293 reati accertati nel 2015, il 5% del totale nazionale, aumentano le persone denunciate (455), e gli arresti salgono a 18,mentre diminuiscono i sequestri effettuati (71). Nonostante il dato stabile nella classifica di Legambiente anche nel ciclo del cemento, non si riesce a voltare pagina. Il mattone selvaggio è servito in alcuni contesti per spalancare le porte alle ditte in odore di mafia. Anche quest’anno la Toscana mantiene la sesta posizione,anche se diminuiscono le infrazioni accertate da 402 a 342, (il 6,9 % sul totale nazionale), delle persone denunciate (412) ma aumentano i sequestri effettuati (da 89 a 106)Anche il racket degli animali vede un lieve miglioramento generale. Bracconaggio, commercio illegale di specie protette, allevamenti illegali, pesca di frodo. Ma anche le nuove norme contro il maltrattamento degli animali di affezione. La Toscana, stabile all' 8° posto della classifica, con numeri però poco rassicuranti: 404 infrazioni accertate, con una percentuale sul totale del 4,8% in diminuzione rispetto all'anno precedente, 338 denunce, 111 sequestri. Altro anno intenso per le forze dell’ordine, in particolare per il Comando dei Carabinieri, per le cosiddette archeomafie alle prese con i tanti reati commessi ai danni del nostro immenso patrimonio storico-culturale. A presidiare la classifica nazionale, come una delle regioni maggiormente colpite dai ladri di opere d'arte troviamo la Toscana (4° posto, con 56 furti). Quest'anno nemmeno sul fronte incendi ci sono buone notizie. La Toscana, infatti, sale in negativo di una posizione dal 7° posto al 6° nella classifica nazionale. Aumentano notevolmente anche le infrazioni accertate (da 85 a 318) con il 7,1% sul totale, aumentano anche i sequestri effettuati e le persone denunciate (da 20 a 47),dato che conferma la Toscana seconda regione in Italia in questo settore per numero di denunce. Nel 2015 uno dei settori più redditizi per le organizzazioni criminali è stato quello agroalimentare. A livello nazionale nel corso del 2015 sono statiaccertati 20.706 reati e 4.214 sequestri. Il valore complessivo dei sequestri effettuati ammonta a più di 586 milioni di euro. Il numero più alto di infrazioni penali è stato riscontrato tra i prodotti ittici con ben 6.299 illegalità accertate, mentre tra le tipologie specifiche di crimini agroalimentari la contraffazione è tra le più diffuse e colpisce principalmente i prodotti a marchio protetto, come l’olio extravergine di oliva, il vino, il parmigiano reggiano e così via. In espansione il fenomeno del caporalato: sono circa 80 i distretti agricoli, indistintamente da nord a sud, nel quale sono stati registrati fenomeni di caporalato.

Un protocollo è stato siglato giovedì 14 luglio a Roma tra il Mipaaf, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, la Regione Toscana e i Comuni di Monteroni d’Arbia e Murlo per la gestione dell’azienda agricola Suvignano, in attesa dell'atto finale con l’assegnazione ai comuni di Monteroni d'Arbia e Murlo da parte dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità mafiosa.

“Una bella notizia che premia finalmente l’impegno messo in campo in questi anni da istituzioni e associazioni, tra cui anche l’Arci, per garantire il riutilizzo produttivo e sociale di Suvignano e renderlo un simbolo della legalità democratica in provincia di Siena, oltre che un progetto pilota per il recupero dei beni confiscati alla mafia”. E’ quanto afferma Serenella Pallecchi, presidente dell’Arci provinciale di Siena e responsabile per la legalità democratica di Arci Toscana“L’Arci - continua Pallecchi - è sempre stata al fianco delle istituzioni locali e regionali per tutelare il futuro di Suvignano e il riutilizzo dei suoi 700 ettari a fini produttivi e sociali. Con il protocollo, finalmente, il progetto presentato dalla Regione Toscana e dai Comuni di Monteroni d’Arbia e Murlo con il sostegno delle associazioni impegnate nella legalità democratica prenderà forma e Suvignano potrà diventare un modello di impresa fondata sull’agricoltura sociale e la sostenibilità. Per il territorio senese e per tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda da tanti anni si tratta di un grande risultato che, ci auspichiamo, possa essere seguito presto dall’assegnazione definitiva del bene confiscato alla mafia nel 2007. L’Arci – conclude Pallecchi - è pronta a fare la sua parte, in rete con altri soggetti del terzo settore, mettendo a disposizione competenze ed esperienze affinchè si dia piena attuazione a ciò che prevede la legge 109/96 e Suvignano possa diventare un laboratorio di partecipazione, cittadinanza attiva, formazione e promozione sociale a beneficio della comunità”.

“Oggi è un giorno importante per tutti coloro, dalle istituzioni senesi e toscane al mondo associativo, che in questi anni hanno lavorato per dare un nuovo futuro a Suvignano e non hanno mai cessato di vedere le potenzialità agricole e sociali di questa azienda confiscata alla mafia, inserite in un contesto rurale e paesaggistico di grande valore”. Con queste parole la parlamentare del Partito democratico, Susanna Cenni commenta "La Regione Toscana, la Provincia di Siena e i Comuni di Monteroni d’Arbia e Murlo - continua Susanna Cenni - si sono attivati insieme al mondo dell’associazionismo fin dal 2007, anno della confisca dell’azienda, per poter riutilizzare la struttura e i suoi 700 ettari a fini produttivi e sociali, rendendola un simbolo di legalità democratica sul territorio senese e un progetto pilota di sostenibilità e agricoltura sociale, quale nuovo modello di impresa per gestire i beni confiscati alla mafia. Questo percorso ha subito innumerevoli stop e rischiosi arretramenti, ma i soggetti coinvolti hanno tenuto duro e oggi possono finalmente compiere un importante passo in avanti per dare concretezza al loro progetto di riutilizzo economico e sociale della tenuta. Un sentito ringraziamento va, in particolare, al Mipaaf che ringrazio, insieme alla Regione Toscana e ai Comuni coinvolti, per l’impegno di questi anni e per il traguardo raggiunto oggi con il protocollo, con l’auspicio che questo percorso possa concludersi in tempi rapidi e avviare al più presto la nuova vita di Suvignano”.

Redazione Nove da Firenze