Rubrica — Mostre

Allo Studio Rosai “Pinocchiero a Firenze”

Una mostra di Fabrizio Gori. Un'esposizione stravagante che fa riferimento a tre capisaldi ispirativi dell'artista: Pinocchio, il Battistero, Firenze.


Pinocchio ha ispirato generazioni di artisti e scrittori. Anche Fabrizio Gori ha subito questa fascinazione. L'artista aveva prodotto, nel 1991, il “Pinocchio triangolare”, disegnato da Lapo Binazzi e illustrato oltre che da Gori, da Berti, Malenotti, Favi e Pini. Un’opera straordinaria e originale che è esposta anche al Moma di New York. Adesso dopo la monografica dedicata a Pinocchio e ai suoi luoghi, ospitata nei locali dello Studio Rosai nel marzo dello scorso anno, Fabrizio Gori torna con un’altra personale che riprende e approfondisce le tematiche già presenti in quell’occasione: Pinocchiero (e se si vuole Battistocchio) mescola e contamina il “bel San Giovanni” con il burattino di Collodi che secondo l’artista sono i due momenti fondanti, e al contempo di rottura, dell’evolversi della storia, non solo artistica, di Firenze.

Gori infatti, fin dalle sue prime mosse alla fine degli anni Sessanta, individuava la peculiare classicità fiorentina, sintetizzata per lui alla perfezione già nel preromanico (c’è chi addirittura lo fa risalire al V secolo) Battistero, contenente in nuce tutta la ricerca del Rinascimento; che non a caso coniugherà poi con l’ottocentesco Pinocchio, rappresentante di un nuovo linguaggio, anch’esso classico e a suo modo precursore delle rivoluzioni moderne: quella futurista prima e poi quella astratta.

Motivi che l’artista eleggerà a motore delle sue ricerche visive a venire, ad esempio nel serrato confronto con lo spazialismo e l’astrattismo classico di Vinicio Berti. Da tali esperienze, aderendo al manifesto Nascita di una morfologia costruttiva, comincia a sviluppare un suo segno distintivo increspato da una sete di sperimentazione, ma anche di meditata riflessione sugli elementi fondamentali della tradizione appunto classica. Altra sua caratteristica è l’amore per Firenze che da sempre lo stimola alla ricerca, e talvolta alla scoperta, dei fili nascosti che legano le molteplici vicende artistiche delle quali è stata protagonista e che Gori reinterpreta con personalissimi esiti. Sempre dal punto di vista del Pinocchiero. Seguendo tale cammino ecco che questa mostra diviene una sorta di cronistoria dei vari periodi dell’operare del nostro, dei quali offre significative testimonianze che varieranno in un allestimento in itinere, vista la lunga tenitura dell’esposizione.

La mostra curata da Fabio Norcini è aperta su prenotazione (055 285488) fino a tutto giugno.

Studio Rosai, via Toscanella 18 nero (1° piano) - Firenze

Redazione Nove da Firenze