Ferrovie: ecco la nuova stazione a Porta a Prato


Articolo_e_foto di Aldo Piombino
Con l'introduzione del nuovo orario, ai primi di dicembre 2008, andrà in scena una grossa novità per il traffico ferroviario toscano: la riapertura della stazione di Porta a Prato con una nuova relazione Firenze – Empoli via Lastra a Signa che integrerà l'offerta attuale con ben 30 nuovi treni. Un impegno piuttosto forte da parte di Trenitalia e della Regione Toscana che fornisce le risorse finanziarie.
La cosa è stata resa possibile dal quadruplicamento tra i Renai e Samminiatello lungo il quale è nata la fermata di Lastra a Signa, che sta riscuotendo un successo superiore al previsto. La decisione di riaprire Porta a Prato, anche a costo di sacrificare una fermata come Rifredi, nasce dalla congestione di Santa Maria Novella, che non potrebbe accettare altro traffico. Ma comunque, restando in funzione anche tutto l'esistente, non diminuirà l'offerta su queste stazioni. E così Firenze si doterà nuovamente di una seconda stazione di testa, caso rarissimo in Italia. Per realizzare questa operazione è stato integralmente ricostruito a doppio binario ed elettrificato il tratto Cascine – Porta a Prato (da decenni utilizzato solo per il traffico di tradotte con le officine ferroviarie), sono state modificate le stazioni di Cascine ed Empoli e verrà riaperta la fermata di San Donnino. In futuro ci sono in progetto due nuove fermate a Firenze, all'altezza di Piazza Puccini e di Via del Barco. Questa operazione non può non essere accolta con soddisfazione, ma ci sono alcune proproste da fare.
Cominciamo da quelle più semplici: a Porta a Prato ci sarebbe proprio bisogno di una pensilina, che sarebbe molto gradita dagli utenti sia in caso di pioggia che di sole estivo (che fra parentesi manca anche a Santa Maria Novella sui nuovi binari, il 17 e il 18) e un adeguato sistema di attraversamento pedonale: la tramvia corre dall'altro lato del viale Rosselli.
Andando su qualcosa di più impegnativo, per rendere più efficaci le fermate di San Donnino e Lastra a Signa si potrebbero costruire due passaggi sull'Arno. Sarebbero utili anche fuori dal campo rigidamente ferroviario.
San Donnino in origine era denominata “San Donnino – Badia” (Badia a Settimo): una passerella collegherebbe alla ferrovia questa frazione di Scandicci dove si potrebbe, in futuro, attestare la linea 1del tram, collegando rapidamente al treno anche il capoluogo del comune e la sua vasta zona industriale.
A Lastra a Signa è ancora più semplice, visto che si può utilizzare la parte inferiore del ponte della ferrovia. In questo modo si servirebbe molto bene anche Signa: nella zona dei Renai c'è la possibilità di fare un bel parcheggio. E dato il livello di traffico e di pericolosità della zona di Ponte a Signa, potrebbe essere una cosa gradita a signesi e lastrigiani, dotati di bicicletta o no, per spostarsi fra le due cittadine rapidamente e comodamente.
Poi si passa a qualcosa di più complicato.
I nuovi treni andranno ad interagire nei tratti non quadruplicati con un traffico già piuttosto consistente, esattamente fra Samminiatello ed Empoli e tra i Renai e Firenze Cascine. Quindi andrebbe quadruplicata tutta la tratta (oltre ai treni regionali la Firenze – Pisa ospita un buon traffico merci). Il nuovo tratto tra i Renai e Samminiatello, quasi tutto in galleria, è nato con lo scopo di saltare la zona della Golfolina, in cui le velocità consentite, per la tortuosità del tracciato, sono veramente molto basse. Purtroppo l'averlo concluso a Samminiatello è stata una idea sciagurata che rende la soluzione monca: si innesta sulla vecchia linea quando la zona tortuosa non è ancora finita. Si rende necessario quindi un prolungamento completamente da progettare che dalla galleria arrivi a Sammontana, da dove sarà facile quadruplicare fino a Empoli. Dal lato Firenze la soluzione è già progettata: il collegamento Renai - Osmannoro per arrivare fino al Bivio Olmatello saltando la zona di Le Piagge – Cascine. Notare che il viadotto di Peretola è già nato per ospitare 3 binari, due per questa linea e uno per l'impianto dell'Osmannoro. Sono poco più di 5 km di viadotto dove non si deve abbattere nessun fabbricato e dove si possono istituire una fermata per l'aeroporto e una per Campi Bisenzio (dubito che molti campigiani andranno alla riaprenda San Donnino....).
Queste sono soluzioni a lungo termine che necessitano anche di finanziamenti e quindi per adesso restano nel mondo dei sogni.
Ma se vogliamo spostare dalla gomma al ferro un sempre maggior numero di persone occorre prevedere infrastrutture comode e che consentano spostamenti rapidi ed economici.

Redazione Nove da Firenze