Dalla Regione Toscana una medaglia d’oro in memoria di Nicola Calipari


La memoria come strumento per costruire valori. Valori che sono alla base della convivenza civile in uno Stato democratico. E’ questo il filo conduttore della cerimonia che ha visto ieri l’onorevole Rosa Vilecco Calipari, la vedova di Nicola Calipari, ricevere una medaglia d’oro in memoria del marito. Un’incontro denso di emozione quello avvenuto questo pomeriggio a palazzo Bastogi con il Presidente della Regione, Claudio Martini ed il presidente del Consiglio regionale, Riccardo Nencini, alla presenza del vicepresidente della giunta, Federico Gelli, degli assessori Giuseppe Bertolucci e Massimo Toschi e dei consiglieri Bruna Giovannini e Giuseppe Del Carlo, oltre ad una folta presenza di rappresentanti dello Stato. E’ stato il presidente Martini a consegnare la medaglia d’oro dopo una breve introduzione nella quale ha voluto ricordarne il significato. Tre i capisaldi ai quali ha fatto riferimento il presidente della Toscana. Il primo: una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio regionale allorché, nel 2007, fu consegnato il Gonfalone d’argento a Rosa Calipari, nella quale si impegna la giunta a portare avanti iniziative per non dimenticare. «La memoria – ha detto Martini – deve essere un fatto permanente, e quella mozione ha il significato di un impegno alla ricerca della verità e della giustizia». Martini ha poi ricordato il monito del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano: «Stiamo sempre dalla parte delle vittime». «In una società nella quale trionfa la politica spettacolo – ha sottolineato – noi dobbiamo continuare a stare dalla parte delle vittime, che siano vittime del terrorismo, della criminalità organizzata o di vicende internazionali complesse come quella nella quale ha perso la vita Nicola Calipari». Il terzo caposaldo al quale ha fatto riferimento Martini è l’impegno «affinché il nome e l’operato di Nicola Calipari non siano dimenticati, ma siano il pentagramma su cui si iscrive una domanda di verità.» E il Presidente della Toscana ha citato le tante vicende della storia d’Italia degli ultimi 40 anni sulle quali non si è riusciti a scrivere una parola definitiva. «Fare chiarezza – ha concluso Martini è la base perché si possa passare alla fase della riconciliazione. Ecco perché, in piena adesione della giunta e mia personale alla mozione del Consiglio, consegno questa medaglia a Rosa Calipari e ai suoi figli, sapendo che essa significa impegno istituzionale a favorire uno sbocco di verità e di giustizia alla vicenda.» «Io sono calabrese e lo era anche Nicola – ha detto Rosa Calipari, ma è in Toscana che ho trovato la piena condivisione di un principio: qualunque segreto di Stato deve cadere di fronte al diritto di un figlio di sapere perché è morto suo padre. Non voglio vedere in prigione nessuno, ma voglio che si esca da questa situazione, che permette ad uno Stato straniero di chiudere una vicenda sulla base della pronuncia di una semplice commissione amministrativa. Il nostro Paese non può consentire questo. Qualcuno – ha continuato – ai vertici dello Stato, mi ha detto che non avrei trovato giustizia in un’aula giudiziaria. Ho risposto: e dove, se no?». Rosa Calipari ha concluso rimarcando il «valore della memoria per costruire valori». «Non abbiamo bisogno di retorica – ha detto – se ne fa anche troppa. Cerimonie e corone sono simboli rilevantissimi, ma del tutto insufficienti se la memoria non costruisce valori. Mai come in questo momento – ha concluso – i nostri giovani hanno bisogno di costruire, attraverso la scuola, una coscienza che passa dalla conoscenza dei fatti che hanno segnato il nostro Paese, e non dalle fiction della Tv, che non possono essere strumento di verità. Ed io non voglio che i miei figli, a 40 anni, debbano scrivere un libro per elaborare il lutto sulla morte del loro padre.»
Laura Pugliesi

Redazione Nove da Firenze