Sicurezza: in consiglio regionale approvata mozione su Cpt


Firenze– Con il voto favorevole di Pd e Ps, l’astensione dei gruppi della Sinistra Arcobaleno ed il voto contrario dei gruppi di centro-destra, il Consiglio regionale della Toscana ha approvato una mozione sui Centri di permanenza temporanea che, valutando queste strutture “assolutamente inidonee” a contrastare in modo efficace i processi di caldestinità ed espulsione, ritiene che “i nuovi centri di accoglienza debbano assumere le caratteristiche di sedi trasparenti non a carattere detentivo per stranieri sbarcati o individuati in Italia in condizioni di irregolarità o di bisogno, in funzione di processi di regolarizzazione o di rimpatrio volontario e assistito”. La mozione, ritiene quindi che “la necessaria espulsione rapida e certa di quanti siano responsabili di reati debba procedere per altri canali e per altre sedi, in diretto rapporto con l’autorità giudiziaria e le forze dell’ordine”. In questo senso, si legge nel testo, si riterrebbe “inutile e dannosa ai fini di un regoare processo di espulsione la ulteriore evoluzione carceraria dei centri di accoglienza”. Il Consiglio regionale quindi chiede al Governo nazionale “la tempestiva apertura di un tavolo di confronto con le Regioni e gli Enti Locali sulle questioni dell’immigrazione”. Sono, invece, state respinte, altre tre mozioni presentate da Udc, Sinistra arcobaleno, Fi-Pdl insieme ad An. “Chiediamo alla Giunta l’applicazione in Toscana di quanto è previsto dalla legge sull’immigrazione (Turco-Napolitano), che istituisce i centri di permanenza temporanea” ha dichiarato il capogruppo Marco Carraresi, illustrando la mozione presentata dall’Udc che chiedeva di individuare le opporune localizzazioni, in collaborazione con prefetture ed enti locali. “La Toscana non ha neppure un centro e le forze dell’ordine sono costrette a fare assurdi viaggi a Bologna, Modena, Roma”. “L’immigrazione riguarda tante politiche e non solo quella dell’ordine pubblico. Si tratta di temi seri, che obbligano ad uscire dall’ambiguità. Non si può fare di uno strumento previsto dalla legge solo un simbolo negativo, un feticcio ideologico. La volontà e gli indirizzi politici si devono dimostrare con fatti e scelte”. E’ questo il giudizio di Alberto Magnolfi (FI-PdL), secondo il quale i centri di permanenza temporanea non sono “lager”. Le istituzioni hanno, infatti, la capacità ed il dovere di verificare se ci sono violazioni dei diritti e della dignità umana e, nel caso, intervenire. “Dobbiamo uscire dal ‘buonismo’ generato dal ‘politicamente corretto’ – ha concluso – e dare risposte con atti di governo”. “I Cpt sono uno strumento importante, ma sono uno strumento. Come tali devono essere valutati. Dobbiamo verificare se sono capaci o meno di rispondere a certe esigenze” ha replicato Gino Nunes (Pd), ricordando che una commissione parlamentare, a distanza di qualche anno, ne ha già individuato i punti deboli, dando indicazioni diverse per affrontare immigrazione, clandestinità e criminalità, “che sono cose diverse”. “Metterle insieme – ha osservato Nunes – porta poi ad esprimere certi giudizi sui centri”. “Non so quale sarà l’approdo finale del dibattito in corso nel governo in carica – ha affermato – ma non si possono blindare, in modo quasi carcerario”. “Cavalcare l’onda dell’insicurezza dove porta? Rischiamo di creare le condizioni per una terza brutta pagina nella storia d’Europa” ha dichiarato Monica Sgherri (Rc), ricordando che anche la nostra Toscana è stata testimone di “violenze inaudite” a danno di immigrati con un lavoro regolare. “Oggi ci sono stati 400 arresti e decine di espulsioni. La politica non può ignorare il problema. Dobbiamo dare risposte al senso di insicurezza che la società percepisce” ha sottolineato Giancarlo Tei (Ps). A suo parere ai vari tipi di immigrazione (regolare, ‘dei diritti’, clandestina) devono essere date risposte diverse. “Alle politiche di accoglienza ed integrazione - ha detto - dobbiamo affiancare durezza e repressione per chi viene qua per delinquere”. Lucia Franchini (Pd) ha ricordato che, rispetto alle 728 mila domande di regolarizzazione, ne sono state analizzate solo il 6% e lo Stato continua ad agire come se tutta questa gente non fosse sul territorio italiano. “I Cpt non sono lager – ha osservato - ma sono comunque luoghi dove vengono sistematicamente violati i diritti umani: accolgono persone le più diverse: chi è in stato di detenzione, ma anche chi chiede asilo politico”. “Non subiamo tentazioni razziste, né intendiamo costruire lager. Discutiamo di dove fare in Toscana i Centri di permanenza temporanea, utili nella prevenzione dell’immigrazione e dei reati, in gran parte imputabili all’immigrazione clandestina” ha dichiarato Roberto Benedetti (An), ricordando il vertice dei prefetti a Prato nel 2005, che ha individuato nei Cpt uno strumento utile per contrastare in modo efficace il fenomeno. “Il Cpt rappresenta una risposta ferma al problema sicurezza – ha concluso - Vogliamo che la nostra gente si senta sicura: solo così accoglierà al meglio quanti arrivano per lavorare ed integrarsi».
Alessia Petraglia, capogruppo di Sd, ha confermato la contrarietà “all’apertura di centri di detenzione permanente in Toscana”, affermando che la questione immigrazione non deve essere “di ordine pubblico e criminale, accompagnata da una lettura emergenziale e securitaria”: occorre piuttosto guardare ai “problemi reali” per evitare oltretutto di “alimentare subculture razziste e xenofobe”. La consigliera ha citato l’ex ministro dell’Interno Pisanu: “l’unica strategia efficace di lotta all’immigrazione clandestina è l’uso intelligente dell’immigrazione regolare. Le altre sono misure parziali e alla fine inefficaci”. Ricordando i rapporti che sono stati fatti sui Cpt dalle organizzazioni umanitarie, da parlamentari, da servizi giornalistici, Petraglia ha definito le strutture “luoghi di negazione della dignità umana e di violazione e sospensione dei diritti costituzionali (cattive condizioni igieniche sanitarie generalizzate, assenza assoluta di elementi di garanzia e legalità)”. Inoltre, nei Cpt “vengono reclusi tutti i migranti entrati clandestinamente in Italia anche se non hanno commesso reati”, e ciò è “inaccettabile”. La consigliera ha chiuso il suo intervento citando il rapporto sull’immigrazione in Toscana di Irpet: “ogni azione che va a creare dialogo e convivenza sarà un frutto che lasciamo ai nostri figli”. Per Marco Cellai, An, ha invocato “l’onestà intellettuale che impone di dire determinate cose, anche se scomode”. Criticando il cambio del testo della mozione del Pd (diverso, inizialmente, da quello poi presentato), il consigliere ha ripercorso la cronaca degli ultimi anni sulla mancata apertura del Cpt in Toscana, affermando che “delle due l’una: o si contesta l’esistenza dei Cpt in quanto tali, o se ne contesta le modalità di gestione”. Nel primo caso si deve logicamente dedurre che “chi, al di fuori dei con fini europei, desidera entrare in Italia può farlo liberamente, senza limiti relativi alle condizioni soggettive dell’extracomunitario (disponibilità a lavorare, precedenti penali, pericolosità)”. La conseguenza è che “nessun clandestino va espulso”, e “anzi va eliminata la stessa nozione di clandestinità”. Un’opinione che, ha ricordato Cellai, non è stata finora “condivisa né dal parlamento nazionale né dall’Unione Europea”. Se il problema riguarda invece le condizioni di trattamento all’interno delle strutture, “tutto è migliorabile”, anche se chiunque visiti gli analoghi centri presenti in altri Stati della Ue, potrà constatare come quelli italiani “assicurino standard di vita nettamente superiori”. Roberta Fantozzi, Prc, definendo i Cpt “luoghi al cui interno avvengono negazioni di diritti e della dignità umana”, ha citato le cifre che dal 1999 certificano le espulsioni di immigrati clandestini dall’Italia: “Solo il 2,5 per cento avviene tramite i Cpt”. A lato, Fantozzi ha collocato le cifre fornite dalla Corte dei Conti: “I Cpt assorbono il 60 per cento delle risorse stanziate per le politiche di contrasto all’immigrazione – pari al 75 per cento degli stanziamenti complessivi sul capitolo -; mentre il restante 25 % dei finanziamenti è destinato alle politiche di inclusione (che pure riguardano 3 milioni e 500mila immigrati regolari)”. Le strutture di permenanza temporanea, secondo Fantozzi, sono pertanto “inutili”. Il consigliere Paolo Bartolozzi (Fi-Pdl), ha ricordato che anche in Spagna, per fare un esempio, “esiste il reato di immigrazione clandestina”: si è di fronte a una “problema complesso, che non può essere affrontato con ricette semplici”. Il consigliere, rivolgendosi ai banchi della maggioranza, ha detto che “La sinistra non si rende conto che la politica lassista e ideologica che porta avanti ha l’effetto di spostare le coscienze a destra, e dunque non torna neppure utile alla sua stessa causa”. Invocando il ripetto delle norme comunitarie, della Costituzione, e dei diritti umani, Bartolozzi ha affermato che il concetto di integrazione non significa “che noi dobbiamo adeguarci a chi viene in Italia”. Giuseppe del Carlo, Udc, ha respinto l’idea adombrata da taluni che presenta “i nostri cittadini come affetti da pregiudizi sull’immigrazione”. Il consigliere ha chiarito che certe reazioni, accadute a seguito di fatti riportati dalle cronache, “sono figlie del senso di insicurezza che coglie le persone”. Di qui la necessità di “strumenti necessari per mettere sotto controllo il fenomeno”, ricordando che si deve “tenere contro della realtà”: “le istituzioni devono muoversi”. L’assessore alle Politiche Sociali, Gianni Salvadori, ha riconosciuto il fenomeno immigrazione come “complesso e delicatissimo”, dato il rilievo sul piano sociale, economico e previdenziale, e anche per il rapporto tra regolarità e clandestinità. Un passaggio, questo, che Salvadori ha legato all’esempio delle badanti straniere presenti nel nostro Paese (“una questione legata alla necessità di regolarizzazione”). “Tutti siamo d’accordo nel contrastare i fenomeni di criminalità”, ha detto Salvadori ricordando però come la maggioranza degli immigrati cladestini “abbia difficoltà oggettiva di vivere”: “Chi compie reati deve essere messo fuori, ma serve intelligenza e onestà intellettuale: non si può ridurre tutto all’ordine pubblico”. Con riferimento ai rapporti con il governo, l’Assessore ha assicurato di non avere “feticci ideologici”, augurandosi che con chiarezza l’esecutivo “dica che cosa vuol fare dei Centri di accoglienza”; e che “ si apra una riflessione per politiche di integrazione partecipi”, cioè “con condivisione di prospettive sociali valoriali”. Il dibattito, che si è concluso con l’approvazione della mozione presentata dal Pd (si veda comunicato n. 610), ha registrato la bocciatura di altre tre mozioni presentate: una dall’Udc, una da Fi-Pdl e An, e una dalla Sinistra arcobaleno. Le mozioni di Fi – Pdl e An, e quella dell’Udc sono state respinte con il no di Pd, Ps e Sa. Entrambe erano favorevoli all’introduzione dei Cpt. Quella presentata dai gruppi di Fi-Pdl e An chiedeva alla Giunta di attivarsi per ''opportune localizzazioni dei Cpt in Toscana” invocando l'introduzione di una 'scheda'' con le dichiarazioni delle disponibilita' economiche dei cittadini dell'Unione o extracomunitari che decidono di soggiornare nella regione. La mozione proposta dall'Udc chiedeva alla Giunta di ''attivarsi rapidamente per individuare le opportune localizzazioni in Toscana dei Cpt'' e a ''riferirne all'Aula entro 60 giorni''. Respinta anche, con l’astensione di Pd e Ps e il voto contrario di Fi-Pdl, An e Udc, la mozione presentata da Sa, contraria ai Cpt, agli annunci del governo di trasformare l’irregolarità amministrativa in reato, e che invocava strumenti giusti ed efficaci per il governo dell’immigrazione in Italia e in Europa (in linea con il disegno di legge approvato dal precedente governo in materia di immigrazione).

Sarà recuperata dal nuovo governo e inserita nel prossimo decreto legge sulla sicurezza, la proposta dell'Anci per dare maggiore poteri ai sindaci in materia di sicurezza delle città e decoro urbano. E' quanto emerso dall'incontro di stamani fra il sindaco e presidente dell'Anci Leonardo Domenici e il ministro dell'Interno Roberto Maroni. La proposta dell'Anci, già inserita del 'pacchetto sicurezza' concordato con l'ex ministro Amato ma mai approvato dal precedente governo, riguarda la modifica dell'articolo 54 del testo unico degli enti locali. "Tale articolo riguarda proprio i poteri dei sindaci in materia di sicurezza urbana - ha spiegato Domenici al termine dell'incontro - Con la modifica si darà la possibilità ai sindaci di emanare ordinanze che abbiamo con oggetto non solo l'incolumità pubblica ma anche la sicurezza urbana, cioé la possibilità di intervenire sul degrado e sul decoro urbano". Domenici ha poi aggiunto che per quanto riguarda poteri e competenze delle polizie municipali, le nuove norme saranno inserite in un disegno di legge. "L'obiettivo fondamentale - ha detto ancora il sindaco - è accrescere funzioni e compiti delle polizie municipali senza assimilarle alle forze dell'ordine". A questo proposito, riguardo in particolare le dotazioni alle polizie municipali, Domenici ha ribadito che su questa materia le Regioni possono presentare leggi (così come si avvia a fare la Regione Toscana): "quindi la questione della dotazione va vista anche in rapporto con le proposte discusse e varate dalle singole Regioni".

Redazione Nove da Firenze