Lucca: successo per un negozio di vendita diretta carni


La filiera è corta per la carne in lucchesia. Dopo il boom dei distributori del latte (cinque mila litri la settimana) e della vendita diretta in azienda agricola dei prodotti agroalimentari, tipici e floricoli (dal 2005 al 2008 sono passate da 18 a 45), anche la filiera zootecnica sta conoscendo la sua fase di “boom” in Garfagnana e Media Valle, terra di pascoli alla scozzese dove si muovono un centinaio di piccoli allevatori e dove risparmio e qualità, due parole molto lontane in questo momento storico di difficoltà economiche per milioni di famiglie tra calo dei consumi e aumento dei prezzi, riescono ad andare a braccetto nonostante si parli di carne. Un mix possibile attraverso l’esperienza, la prima in Provincia di Lucca, una delle poche in Toscana, dell’”Altra Macelleria”, punto vendita Comune di Gallicano – si trova in Via Cavour di fronte a Palazzo Civico - gestito direttamente da sei allevatori che a turno, sei giorni su sette, portano sul banco della macelleria i loro bovini già macellati; sezionano le carni, e confezionano i pacchi formato famiglia da 8 o da 10 chili (11,50 euro il costo al chilo) che contengono bistecche, macinato, fette per scaloppine e arrosto, brasato, medaglioni, spezzatino e lesso. All’”Altra Macelleria” si vende al dettaglio ma si paga all’ingrosso. Non si può scegliere il “pezzo” o il “taglio” questo sia chiaro perché la carne è tutta uguale (e costa tutta uguale). Fisicamente è un normalissimo negozio con l’eccezione dell’obbligo dell’ordine (Apa di Lucca allo 050-974130 oppure Lorena Pioli al 346-0895999); è il concetto “dall’allevatore direttamente al consumatore” che lo anima che è diverso. Una formula che piace ai consumatori che l’hanno preferita ad altre soluzione e la stanno premiando. “C’è stata quella risposta che ci si aspettava da parte del consumatore - spiega Marco Veronesi, Direttore Apa Provinciale, l’associazione che raccoglie gli allevatori della lucchesia – abbiamo venduto circa 30 capi per un totale di quasi 10 mila chilogrammi di carne. E non è poco. Siamo riusciti a concretizzare il concetto di filiera corta per portare benefici al consumatore e agli allevatori che possono ricavare dai 5 a 6 euro al chilo rispetto a quello che avrebbero ricavato vendendo direttamente all’ingrosso. Un ritorno importante per un settore in forte difficoltà”. Dal giugno 2007 al mese di aprile 2008 il negozio degli allevatori ha già commercializzato intorno ai 10 mila chilogrammi di carne. Tradotto in capi significa trenta vitelloni. Il ritmo di tre ogni mese per circa 250 chili a settimana. Cifre che la dicono lunga sulla riuscita del progetto sostenuto dalla Comunità Montana della Garfagnana con la partecipazione della Provincia di Lucca, Comune di Gallicano, Gal e gestito dall’Apa d’intesa con le associazioni di categoria di riferimento tra cui Coldiretti Lucca, che consentono al consumatore di risparmiare, rispetto al dettaglio ed anche alla grande distribuzione, fino al 30% trovando allegata la garanzia di qualità (la carne è tracciata e certificata) mentre all’allevatore di ottenere quel riscontro, in termini economici, che altri canali assottigliavano enormemente. L’altro punto è la qualità del prodotto commercializzato: “La carne proviene da vitelloni iscritti al Marchio Carne Bovina della Garfagnana e Media Valle del Serchio, bovini Doc, del posto; allevati e cresciuti qui, nei nostri pascoli. Stiamo parlando di carne a km zero o quasi. A bassissimo impatto ambientale. Carne – sottolinea Veronesi - che non ha bisogno di tir e camion per spostarsi. Al massimo è costretta a percorrere cinque chilometri per finire sul banco del negozio di Gallicano”.
Per Coldiretti, tra i maggiori promoter della filiera corta, l’esperienza di Gallicano dimostra come l’agricoltura e la zootecnia possano dare risposte ai cittadini-consumatori fondendo insieme qualità e prezzo. “La nostra organizzazione – spiega Lelio Alessandri, Vice Direttore Coldiretti – è da anni impegnata nella promozione e nella costruzione di progetti capaci di incentivare la filiera corta. Esempi come i distributori o la semplice vendita diretta in azienda dimostrano che si possono dare alternative a chi consuma. Possono scegliere dove e come, e quanto spendere. La filiera corta – precisa Alessandri - non è un tentativo di spodestare i piccoli commercianti ma un tentativo di offrire maggiori chance all’agricoltura proiettata verso un futuro di multifunzionalità. Ora c’è da lavorare, ancora una volta tutti insieme, per ripetere la stessa esperienza nella Lucca città ed il finanziamento recentemente accordato dalla Regione Toscana alla Provincia di Lucca per la realizzazione di un Farmers’ Markets dovrebbe essere un'occasione per realizzarlo”.

Redazione Nove da Firenze