Il Consiglio regionale adotta il Piano di indirizzo territoriale


FIRENZE- Il Pit, il corposo nuovo piano di indirizzo territoriale è stato adottato oggi dal Consiglio regionale con i voti dei consiglieri di maggioranza e di Rifondazione comunista. A giorni sarà pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione. Il Piano regionale di indirizzo territoriale (Pit) è stato adottato dal Consiglio regionale con i voti del centrosinistra e di Rifondazione comunista. Ha votato contro il centrodestra. Sono stati anche approvati cinque emendamenti e tre ordini del giorno, mentre è stato respinto quello proposto dalla Cdl. I tre emendamenti, proposti da Virgilio Simonti (Ds) e approvati da maggioranza e Prc, prevedono l’attivazione di “norme di salvaguardia”, che limitano l’autorizzazione di nuove edificazioni, fin dalla pubblicazione del piano sul Bollettino ufficiale della Regione, senza attendere l’approvazione finale del Pit. Mentre negli ordini del giorno approvati, chiedono, fra l’altro, di prevedere che vi sia il massimo impegno da parte della Regione nel garantire i decreti di vincolo dei beni paesaggistici; di operare nella fase di approvazione del Pit tramite uno stretto rapporto con il Consiglio; di approfondire, in stretto rapporto con le commissioni consiliari, gli aspetti riguardanti commercio, industria, infrastrutture.
“Stiamo costruendo un nuovo sistema di pianificazioni e regolamenti - ha esordito l’assessore regionale al territorio Riccardo Conti - per il governo del territorio. Un sistema il cui obiettivo principale è l’efficacia. Stiamo tracciando una strada. Adesso la domanda fondamentale sarà: “come?”. Come si coniugano tutela e sviluppo? Come si sviluppa la città policentrica? Come si consolida l’apparato industriale? Come? Domanda difficile e impegnativa ma che mette in campo scelte, indirizzi, regole, un sistema efficace di pesi e contrappesi, grazie ai quali sarà possibile giungere alla scelta giusta”. “Perché il problema vero – ha proseguito Conti - non sarà stabilire chi tiene in mano il lapis rosso e blu con il quale controllare e correggere. Nessuno può arrogarsi il diritto di credersi infallibile. La questione sta nel creare un sistema capace di autoregolarsi, insieme, nel rispetto dell’autonomia di ciascuno”. Dopo l’adozione e la pubblicazione sul Burt, ci saranno sessanta giorni di tempo per le osservazioni, dopodichè il Pit tornerà in consiglio per l’approvazione. Ma da subito entreranno in vigore le norme di salvaguardia che riguardano i piani attuativi previsti dai vecchi piani regolatori nei Comuni che non si sono ancora dotati di un regolamento urbanistico e tutti i piani attuativi in zone a vincolo paesaggistico.
“Ho sentito da parte del Centrodestra messaggi di grande sensibilità ambientale, di cui siamo contenti; ora cerchiamo di essere coerenti”. Lo ha dichiarato il capogruppo dei Verdi Mario Lupi, che ha quindi invocato “fatti: quando in Commissione si presentano ordini del giorno come quelli in discussione oggi – ha detto – dal centrodestra sento espressioni di preoccupazioni sulle clausole di salvaguardia, perché si dice che possono frenare lo sviluppo”. Il Pit, ha detto Lupi, “è un elemento primario della nostra politica: avremmo voluto che comprendesse anche altri elementi, ma l’arte della politica è anche quella di cercare la mediazione, e un punto di arrivo che possa garantire che non si ripetano casi come quello di Monticchiello”. Lupi ha quindi rilevato “un assunto: la tipicità della nostra regione, legata all’ambiente, al mare, alle colline e ai tesori che ha, fa del turismo e dell’indotto la prima industria della Toscana”. “Il paesaggio è lavoro – ha aggiunto Lupi –; e avrei voluto vedere al primo posto quello, anzichè l’industria”. Il capogruppo ha voluto anche riprendere la questione sollevata, prima di lui, dal capogruppo di Fi, Dinelli, sull’eventuale voto favorevole di: “Noi ci chiamiamo Verdi per l’Unione non a caso”, ha detto, prima di concludere con un “appello alla Cdl perché condivida il documento messo a punto dalla commissione Ambiente, per coerenza con quanto enunciato in Aula”. Secondo Giuliana Baudone, An, il Pit manca di due fattori “essenziali: un programma di sburocratizzazione del sistema, e un rimedio alla crisi legata alla mancanza di viabilità”. L’impressione, sul Piano come pure su altre questioni attinenti la politica toscana, è che “la politica sia interessata a tutto fuori che ai bisogni reali dei toscani”. La consigliera di An si è soffermata sul capitolo cultura nel rapporto con il Pit, indicando il difetto “sul coordinamento tra sviluppo culturale, rilancio del turismo e valorizzazione ambientale, con una prospettiva progettuale da sviluppare negli anni”. Inoltre, per Baudone non è curato l’aspetto del turismo sulla costa, così come “le pievi e i centri montani, deturpati da grandi centri vendita che mettono in difficoltà i nostri prodotti locali”. In sostanza, “manca un modello che consenta dinamismo, qualità e sviluppo alla regione stessa». Per la consigliera «La Regione ha speso molte risorse a rincorrere l’Europa e il mondo intero: vediamo uffici ovunque, impegni economici in Africa e pure un autobus col simbolo del Pegaso a Cuba e la scritta Vaibus. Ma nel quotidiano, l’autobus era più utile a una tratta che congiunge due centri abitati in una qualunque delle nostre province». «La città policentrica toscana apre certamente la riflessione al futuro della regione e condividiamo la correlazione tra il Pit e il Prs, ma anche in questo caso chiediamo che si diano più espressione e determinazione alle potenzialità della nostra regione».“Ho sentito da parte del Centrodestra messaggi di grande sensibilità ambientale, di cui siamo contenti; ora cerchiamo di essere coerenti”. Lo ha dichiarato il capogruppo dei Verdi Mario Lupi, che ha quindi invocato “fatti: quando in Commissione si presentano ordini del giorno come quelli in discussione oggi – ha detto – dal centrodestra sento espressioni di preoccupazioni sulle clausole di salvaguardia, perché si dice che possono frenare lo sviluppo”. Il Pit, ha detto Lupi, “è un elemento primario della nostra politica: avremmo voluto che comprendesse anche altri elementi, ma l’arte della politica è anche quella di cercare la mediazione, e un punto di arrivo che possa garantire che non si ripetano casi come quello di Monticchiello”. Lupi ha quindi rilevato “un assunto: la tipicità della nostra regione, legata all’ambiente, al mare, alle colline e ai tesori che ha, fa del turismo e dell’indotto la prima industria della Toscana”. “Il paesaggio è lavoro – ha aggiunto Lupi –; e avrei voluto vedere al primo posto quello, anzichè l’industria”. Il capogruppo ha voluto anche riprendere la questione sollevata, prima di lui, dal capogruppo di Fi, Dinelli, sull’eventuale voto favorevole di: “Noi ci chiamiamo Verdi per l’Unione non a caso”, ha detto, prima di concludere con un “appello alla Cdl perché condivida il documento messo a punto dalla commissione Ambiente, per coerenza con quanto enunciato in Aula”.
“Si tratta di uno strumento innovativo, efficace e di impatto per le politiche del governo del territorio ma questa definizione non basta”. La consigliera Lucia Franchini (La Margherita) ha voluto sottolineare soprattutto gli elementi di innovazione e concretezza del Pit. “Il Piano di indirizzo territoriale – ha detto - considera la Toscana come un soggetto che si integra con le attività dell’uomo dedicate all’edificazione, alla coltivazione, all’organizzazione del territorio e delle sue infrastrutture”. La consigliera Franchini ha poi sottolineato come la moderna concezione di territorio renda effettivo il concetto di governance, legando le politiche regionali alle domande dei cittadini.
Stefania Fuscagni (Forza Italia) ha fatto due osservazioni: “In tutto il piano – ha detto - compare il concetto di territorio ma manca quello di sottoterra e sappiamo benissimo che il paesaggio viene tutelato anche con l’interramento. La seconda osservazione –ha aggiunto- riguarda il linguaggio del Pit che è ben scritto ma a chi è rivolta la stesura? Proviamo a renderlo più comprensibile ai cittadini. Mi sembra che così si limiti a rappresentare il sistema dei tavoli di concertazione”.
“Con l’adozione del Pit si compie un’azione importante – ha detto Fabrizio Mattei (DS)- che fa compiere alla Toscana un passo avanti. II Pit che coglie nel segno l’evoluzione dei tempi, tutela e valorizza il paesaggio, individua punti di garanzia e criteri di priorità, come il paesaggio collinare, il paesaggio lungo i corsi d’acqua, i centri storici”.
Mattei ha evidenziato come nel Pit si affrontino anche punti critici come la scelta di una pianificazione localistica che premi la produttività e non la rendita e questioni infrastrutturali come il trasporto ferroviario o quello su gomma.
“Con l’adozione del Pit – ha detto Alberto Monaci (capogruppo La Margherita)- ci si avvia ad una fase importante di partecipazione e confronto sul territorio”. Monaci ha evidenziato l’obiettivo del Piano che mira allo sviluppo armonico, alla crescita materiale sempre con la tutela del territorio. “Individuiamo nel Pit – ha detto Monaci - un momento di sviluppo perfettibile, non onnicomprensivo ma che premia la produttività e porta la Toscana ad essere una regione con forti politiche ambientali e aperta all’innovazione”. Monaci ha espresso soddisfazione per l’impianto generale del Pit che ha definito “convincente”.
“Adesso - ha concluso Monaci - dobbiamo garantire il rispetto del Pit con la conferenza paritetica, gli accordi di pianificazione, il potenziamento delle strutture tecniche per monitorare il territorio e il supporto alle realtà locali più in difficoltà per carenza di strumenti”.
Il Consiglio regionale è ripreso nel pomeriggio con le dichiarazioni di voto sulla proposta di Pit e sugli atti collegati: due risoluzioni presentate dalla maggioranza, una risoluzione approvata dalla commissione Cultura e un ordine del giorno presentato dai gruppi dell’opposizione di centrodestra.
Alberto Magnolfi (FI), presentando l’ordine del giorno della Casa delle libertà, ha ribadito le critiche al Pit, che “pretende di governare indistintamente, con un unico e generico sistema di indirizzi, la complessità del territorio toscano”. Magnolfi ha riaffermato quindi la necessità di istituire “un’Autorità di controllo, espressione del Consiglio regionale, per verificare che le linee della pianificazione regionale non vengano stravolte” dall’adozione dei piani territoriali locali. Una necessità dettata “non perché vogliamo sostituirci ai Comuni, ma perché se il Pit vuole avere valore giuridico e non essere solo un manifesto di buone intenzioni deve stabilire una norma di chiusura alla quale attenersi”. Magnolfi ha anche annunciato che, qualora l’indicazione dell’Autorità di controllo non sarà accolta, “noi la riproporremo presentando un’apposita Proposta di legge”.
“Ho apprezzato le conclusioni dell’assessore Conti e, quindi, annuncio che voteremo a favore del Pit e dei documenti collegati presentati dalla maggioranza e dalla commissione cultura”. Lo ha detto il capogruppo del Pdci, Luciano Ghelli, che ha aggiunto di “non aver invece apprezzato gli interventi con cui Conti e Martini hanno risposto ai movimenti, tra i quali quello guidato da Asor Rosa”. Ghelli ha invitato la Giunta e la maggioranza ha rivedere questo tipo di approccio con i movimenti, per aprire invece una fase di confronto costruttivo con essi. “Sulla necessità di rafforzare i controlli sulla gestione del territorio da parte delle assemblee elettive – ha concluso – esprimo fin d’ora il mio parere favorevole”.
Anche il capogruppo dello Sdi, Pieraldo Ciucchi, ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo. “Il Pit, insieme con il Prs – ha detto Ciucchi – è un elemento che darà un forte impulso alla trasformazione del presente e una forte prospettiva allo sviluppo sostenibile”. Ciucchi ha affermato di salutare come “un fatto positivo la risoluzione della maggioranza che impegna la Giunta ad attivare modifiche legislative così da rendere più incisivi e tempestivi i momenti di controllo e di intervento”. Il consigliere dello Sdi ha aggiunto di sperare che “il Pit ridetermini, nella politica toscana, una svolta culturale”, che contribuisca cioè a rafforzare il ruolo delle assemblee elettive rispetto ai temi del governo del territorio.
Un sì convinto al Pit è arrivato dal gruppo dei Ds per voce del consigliere Virgilio Simonti. “Il confronto che ora si apre nel percorso verso l’approvazione definitiva del Piano – ha detto – sarà utile anche per accogliere altri contributi”. Un percorso che, secondo Simonti, “metterà in evidenza gli elementi innovativi del Pit e lo stretto rapporto tra lo sviluppo economico e la pianificazione del territorio”. Poi, affermando che la società chiede “un ruolo più attivo, anche della Regione, contro i fenomeni di cattiva urbanistica”, Simonti ha detto che la risposta è che “la Regione sarà più presente a contrastare fenomeni di distorsione territoriale”. Infine ha sottolineato che il “ruolo più forte della Regione non dovrà avvenire con un sistema di relazioni istituzionali di tipo gerarchico o appaltando a terzi il sistema dei controlli e delle verifiche, perché esperienze in questo senso fatte in passate sono state negative e perché queste sono prerogative delle assemblee elettive”.
“Il gruppo Udc voterà contro per il risultato inferiore rispetto a quello ci attendevamo”, ha dichiarato Marco Carraresi (Udc). “Il Pit fa riferimento a 21 piani e programmi ma fra questi non c’è niente che riguarda il commercio”. Per Carraresi, il dispositivo rischia di nascere “monco”. “Non viene risolto il rapporto fra sano centralismo e sana autonomia”, ha sottolineato.
Per Angelo Pollina (FI), i cittadini chiedono serenità, dopo i fatti di cronaca degli ultimi giorni. “Vogliamo chiedere un’autorità di controllo regionale per dare tranquillità”. “Ci sono una serie di piani urbanistici in molte località della Toscana che daranno sicuramente problemi – ha aggiunto il consigliere – Serviva un segnale forte di cambiamento che invece non c’è stato”.

Redazione Nove da Firenze