Doping dilagante tra i giovani atleti


Uliveto Terme (Pisa) – “Il doping scatena aritmie cardiache di ogni tipo, anche mortali. Peccato che anche in Italia ci si faccia poco caso, visto l’uso di sostanze proibite a tutti livelli sportivi, anche tra i giovanissimi. Il ciclismo è infestato. E dopo mogli e fidanzate, ora ci si mettono anche i genitori. Nessuna meraviglia che le morti improvvise e i gravi eventi cardiaci aumentino”.
Siamo in piena emergenza, dice il professor Francesco Furlanello, consulente dell’Istituto Policlinico S. Donato di Milano, tra i massimi specialisti in tema di aritmie cardiache degli atleti, che domani presenterà una relazione sulle aritmie cardiache legate al doping al convegno Problemi medici nell’attività sportiva, in programma da oggi nel Parco Termale di Uliveto (Pisa).
“La gestione clinica di un atleta aritmico era già difficile anche prima”, afferma nella sua relazione, “Ma oggi il consumo dilagante di sostanze illecite l’ha resa estremamente complicata. E’ sempre più frequente lo sconcerto degli specialisti che faticano a capire il perché di certi sintomi cardiaci anche con le analisi più sofisticate. Poi, magari, si scopre che la causa è ben più banale. Il risultato è che davanti a aritmie non giustificabili ormai non si può fare a meno di pensare al doping”.
Da 30 anni Furlanello e la sua équipe studiano le aritmie degli atleti, in totale 2.692, maschi e femmine, italiani e non, età media 21,5 anni, tutti con problemi tali da metterne a rischio la carriera. 56 i casi di arresto cardiaco in allenamento e in competizione, con 23 decessi per morte improvvisa e 33 resuscitati. Nel numero anche 207 atleti di élite protagonisti anche a livello olimpico e mondiale in 32 diverse discipline. L’aspetto singolare è che 85 di essi presentavano un’anomalia cardiaca importante e che 94 (45,4%) sono stati per questo dichiarati non idonei all’attività agonistica. Ben 11 (5,3%) i casi di arresto cardiaco in questo gruppo: 5 le morti improvvise (2.4%), 6 i resuscitati (2,9%). Tra i decessi più clamorosi il calciatore Curi del Perugia e Marc Vivien Foe, il nazionale camerunese morto la settimana scorsa in Francia nel corso di un incontro internazionale. E ancora i cestisti Usa Hank Gathers e Reggie Lewis e il campione di hockey Dal Lago.
Quella dell’equipe Furlanello è una ricerca in progress, oggi estesa al doping. Vari i centri coinvolti: fino al ‘95 la Cardiologia dell’O.C. S. Chiara di Trento, dall’85 la Clinica Villa Bianca di Trento e dal 2000 il Centro di Aritmologia Clinica ed Elettrofisiologia del Policlinico San Donato di Milano. “Il problema”, spiega il professore, “è che quasi tutte le sostanze che il Comitato Olimpico Internazionale ha dichiarato illecite possono provocare gravi aritmie anche a chi non ha mai sofferto di cardiopatie: aritmie focali, da rientro, sopraventricolari e ventricolari, compresa la fibrillazione atriale, tachi-bradi-aritmiche, anche severe e mortali. Eventi causati, spesso e imprevedibilmente, da stress emotivi, sforzi fisici, disidratazione da sport praticati in situazioni sfavorevoli, soprattutto in persone con problemi cardiaci latenti e ignorati. Possono capitare anche ad atleti normali che mai hanno usato sostanze proibite, ma chi si dopa è senz’altro in pole position, ovvero corre molti più rischi”.
La farmacia dell’illecito si aggiorna di ora in ora e comprende quattro i tipi di doping: anabolizzanti per aumentare massa muscolare e prestazioni fisiche (ormone della crescenza, steroidei, insulina); ematici (tipo EPO e derivati) per incrementare la quantità di ossigeno utile; betabloccanti per ridurre emotività e tremore (sport di tiro e di destrezza); mascheranti, per ingannare i controlli antidoping, come i diuretici e altre sostanze più sofisticate. L’aggravante è che di queste sostanze si fanno spesso cocktail micidiali. Impressionanti, spiega Furlanello, le dosi di anabolizzanti usati negli sport di potenza con picchi, nei body-builder, da 10 a 100 volte maggiori di quelli terapeutici. Tutti queste sostanze possono provocare gravi conseguenze epatiche, cerebrali, muscolo-tendinee, ematiche, metaboliche, endocrine e perfino tumorali. Stranamente, nota Furlanello, le aritmie sono state finora prese in scarsa considerazione benché la morte improvvisa dell’atleta sia di solito dovuta a destabilizzazione elettrica aritmica mortale
E conclude: “Nel mondo dei professionisti si fanno controlli antidoping sempre più raffinati il che ha un certo effetto deterrente. Resta però aperto il vastissimo campo dei dilettanti, degli amatori, degli sportivi della domenica, delle decine di migliaia di ragazzi che nessuno controlla. Con la complicità di genitori, parenti e sedicenti guru di palestre, stanno crescendo generazioni di giovani letteralmente con l’illecito nel sangue che, oltretutto, rischiano la salute e la vita. Le campagne di dissuefazione e informazione hanno ottenuto qualche risultato, ma da fare c’è purtroppo moltissimo”.

Redazione Nove da Firenze