Zubin Mehta a Firenze per il suo primo concerto del 2019 al Teatro del Maggio

Per dirigere l’Orchestra del Maggio nella Sinfonia n.8 in do minore di Anton Bruckner


Mancava dal podio del Maggio dal 30 giugno 2018, quando diresse nella “sua” città e nel “suo” teatro in occasione dell’LXXXI Festival del Maggio, ricevendo un’ accoglienza calorosissima. Il maestro Zubin Mehta torna sabato 23 febbraio alle 20 per il suo primo concerto fiorentino del 2019 (in calendario il Maestro ha altri tre appuntamenti nell’ambito del calendario dell’LXXXII Festival del Maggio) per dirigere l’Orchestra del Maggio nella Sinfonia n.8 in do minore di Anton Bruckner.

Il maestro Mehta ha deciso di dedicare il concerto a Paolo Grassi, protagonista della vita cultura e teatrale italiana e internazionale, fondatore del Piccolo Teatro di Milano, Sovrintendente del Teatro alla Scala e successivamente Presidente della Rai. In questo modo, la Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino, con il maestro Mehta, si associano alle celebrazioni dedicate a Paolo Grassi, nel centenario della nascita, e gli rende un doveroso omaggio.

Sinfonia n.8 in do minore - Anton Bruckner

Nessun altro artista del suo tempo fu tanto discusso e criticato quanto Anton Bruckner. Dopo es-sersi fatto le ossa come organista sperimentando le varie forme di musica sacra, all’età di qua-rant’anni Bruckner imbocca la via del sinfonismo. Dal 1863 al 1896 compone undici sinfonie deci-dendo tuttavia di numerarne solo nove, cominciando dalla terza, in segno di reverenza nei con-fronti di Beethoven. Le dimensioni grandiose e la densità sonora delle sue sinfonie, così diverse da quelle del collega Brahms che i viennesi ritenevano le sole degne eredi della tradizione sinfonica germanica, nonché la dichiarata ammirazione per Wagner gli valsero il sarcastico appellativo di sinfonista wagneriano, ponendolo al centro di una diatriba da cui si tenne sempre lontano. L’Ottava, la più vasta delle sue creazioni sinfoniche, impegna Bruckner per sei lunghi anni di inten-so lavoro, dal 1884 fino alle revisioni del 1887 e 1890. La prima esecuzione risale al dicembre 1892 quando Hans Richter, alla testa dei Filarmonici di Vienna, tiene a battesimo un’opera considerata fino a quel momento ineseguibile per arditezze armoniche, difficoltà tecniche e lunghezza spropositata. Opera grandiosa e ambiziosa sotto ogni punto di vista, l’Ottava si distingue per la dilatazione della forma, dello sviluppo tematico e della compagine orchestrale (con i legni a tre e i corni duplicati da quattro a otto). Nei quattro movimenti della sinfonia - che seguono il modello della Nona di Beethoven con lo Scherzo in seconda posizione seguito dall’Adagio - Bruckner lavora per sezioni, frazionando i temi principali in blocchi sonori costellati di aggregati comprimari che concorrono a cementare un discorso musicale di ampia gittata. Il risultato è una costruzione sonora compatta e massiccia in cui trovano spazio anche momenti di leggerezza desolati e suggestive divagazioni. Emblematico è poi l’imponente Finale in cui vengono ricapitolati i temi principali dei quattro movimenti in sovrapposizione verticale, un’apoteosi vertiginosa che rinsalda e unifica il monumentale edificio sinfonico.

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Redazione Nove da Firenze