Rubrica — In cucina

Vinitaly 2019

Fotogallery Alessandro Rella - PhotoPress.it

53 anni e non sentirli, come il vino buono invecchiando migliora


Ne ho passati tanti di Vinitaly, almeno una ventina da quando, giovane curioso del vino, mi sobbarcavo l’avventura del viaggio a Verona con qualche amico, qualche volta in treno, più spesso in automobile,raramente guidando al ritorno per evitare problemi.

All’epoca il biglietto costava diecimila lire, oggi siamo arrivati ad 85 euro, una cifra che, se aggiunta al treno o alla benzina ed autostrada ed eventualmente all’albergo se si sceglie di rimanere più giorni, incide assai sui budget. E anche il costo dello spazio per gli stand degli espositori è aumentato vertiginosamente, ma a quanto pare sono costi che tutt’ora valgono la pena, vedendo che il numero dei visitatori e degli espositori è in continua crescita.

E quest’anno è così partito il Vinitaly più grande di sempre, siamo infatti arrivati alla strabiliante cifra di 4600 espositori da 35 nazioni su 100 mila metri quadrati netti espositivi. Gli operatori professionali presenti nell’ultima edizione sono stati 128 mila di cui 32 mila top buyer esteri provenienti da 143 paesi.

Il trend di crescita è inarrestabile, e devo dire che le nuove iniziative del Vinitaly sono tutte da apprezzare apieno, su tutte Vinitaly International che, con i suoi 40 eventi annuali, porta in giro per il mondo le nostre eccellenze enologiche. Molto simpatico anche il VINITALY STORE dove si possono acquistare oggetti da cucina e gadget a marchio Vinitaly, trasformando così la fiera in un brand.

Malgrado il proliferare delle kermesse enologiche che stanno dilagando in tutta Italia Il nostro bene amato Vinitaly rimane sempre un esempio da seguire e un modello ineguagliato di organizzazione, e Verona si dimostra sempre più all’altezza nell’organizzazione dei servizi di bus-navetta ed infrastrutture atte a facilitare la fruizione della fiera da parte dell’enorme pubblico.

Aggirandosi fra gli stand si può vedere come la tendenza sia ad abbandonare lo sfarzo e l’apparenza più ostentata così di moda fino a qualche anno fa. Oggi si torna ad un rapporto più vero fra il territorio ed il consumatore, dove i produttori medio-piccoli riescono a trasmettere con la loro artigianalità un messaggio più sincero e diretto. Certo gli stand delle grandi case produttrici sono sempre lussuosi ed enormi, e anche pieni di gente, ma i piccoli hanno finalmente smesso di scimmiottarli, ridimensionandosi e trovando un clima più consono alla loro produzione nella semplicità degli spazi.

E proprio dai produttori artigianali si hanno le più belle sorprese nelle degustazioni, con vini dalle personalità spiccate che rispecchiano singoli vigneti particolarmente vocati e mirabilmente vinificati per esaltare la loro unicità. Ci si imbatte così in un Amarone che invece di essere zuccheroso e grasso si rivela di una bevibilità eccezionale e di una freschezza da far invidia ad un vino bianco; e poi una serie di Barolo da vigneti diversi, ognuno vinificato separatamente dal produttore in modo da ottenere tre vini assolutamente diversi benché provenienti dalla stessa uva, dalla stessa annata, e da tre aree distanti non più di cinque chilometri. E i bianchi? Non saranno certo loro a deludervi… un Soave di una mineralità affascinante, diritto al bersaglio come una freccia; un’inzolia piena e salina, che ci fa subito immaginare un piatto di spaghetti alle vongole; un viognier delicatamente aromatico dalla grande piacevolezza e bilanciamento. 

Ce n’è per tutti i gusti e per tutti gli abbinamenti.

Ma la scoperta più sorprendente di quest’anno è stato un liquore, un amaro siciliano artigianale a base di melograno, carrube e arance, delizioso da bere fresco al posto del solito limoncello industriale, ma ottimo anche per la moderna mixology.

Come sempre sarà presente uno stuolo di politici e di autorità di vario livello a far passerella mettendo la firma su una fiera che invece rappresenta un settore operativo che dalla politica ha sempre ricevuto ben poco se non qualche contentino. Il comparto agroalimentare si avvale soltanto del duro lavoro degli imprenditori e dei loro collaboratori, poco avvezzi a mendicare sovvenzioni ma sempre pronti a rimboccarsi le maniche ed a pagare di tasca propria. Se si pensa al lustro che oggi porta all’economia italiana il vino sia in termini di immagine che di business si può facilmente vedere come i conti non siano inpari. 

Se non siete mai stati al Vinitaly vi consiglio vivamente di andarci, è un’esperienza da provare; perdersi fra gli stand, conoscere i produttori, assaggiare cose inusitate… se il vino vi incuriosisce dovete andarci, magari in compagnia di un amico più esperto che vi faccia da guida per la prima volta ma date retta a me, se è arrivato a 53 in così splendida forma merita una visita sicuramente!

In cucina — rubrica a cura di Fabrizio Fiaschi

Fabrizio Fiaschi

Fabrizio Fiaschi — Sommelier da circa 30 anni, ha lavorato per enoteche, ristoranti, winebar e case vinicole a Firenze e dintorni entrando in contatto con i più importarti produttori di vino in Toscana. Mette la sua esperienza a disposizione dei lettori anche su www.iovinoperte.it

E-mail: vinaino1@gmail.com