Rubrica — Antiquarium

​Vaccino sì, vaccino no? La lotta dei Granduchi di Toscana contro il vaiolo

Il quadro di Suttermans agli Uffizi

Gli Uffizi raccontano una storia molto interessante proponendo un quadro a tema


Le Gallerie degli Uffizi, che negli ultimi mesi stanno diventando sempre più "social", questa mattina raccontano su Facebook una storia molto interessante, di grande attualità: il tema è il vaccino, la storia riguarda i granduchi di Toscana. Il quadro proposto è del pittore Justus Suttermans, Ferdinando II de' Medici al nono giorno del vaiolo, 1624, Galleria Palatina, Palazzo Pitti.

Così gli Uffizi:

Vaccino si, vaccino no? La storia di Pietro Leopoldo


Pietro Leopoldo non aveva dubbi quando nel 1769 a Palazzo Pitti sperimentò su di sé l’«innesto del vaiolo», di fatto la prima pratica di “vaccinazione” ante litteram contro la terribile malattia.

Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana, il principe che abolì per primo la pena di morte nel mondo nel 1786 , scelse di sperimentare la pionieristica tecnica per immunizzarsi dal vaiolo, praticata da J. Ingenhousz, prima su di lui e poi sui propri figli.
Consisteva in una scarificazione ( una incisione a pelle ) con una lancetta intinta nel contenuto di una vescicola vaiolosa prelevata da una paziente, atta a provocare una forma blanda e controllabile del morbo.

Ma come si manifestava il vaiolo?

I segni clinici erano evidenti: vescicole cutanee purulente e dolorose comparivano sul volto e sul tronco , e invadendo il cavo oro-faringeo impedivano al soggetto di nutrirsi.
Il morbo era accompagnato da febbre elevata e aveva molto spesso esiti fatali. Chi sopravviveva, rimaneva completamente deturpato dalle profonde cicatrici delle pustole.

Il ritratto del pittore di corte Justus Suttermans (1597-1681), in collezione a Palazzo Pitti, ritrae il Granduca di Toscana Ferdinando II de’ Medici malato, alla nona settimana (piccolo refuso, in realtà si tratta del nono giorno, ndr)  di vaiolo.

Una malattia così evidente da creare superstizioni e leggende di ogni sorta e così contagiosa da produrre epidemie drammatiche e disastrose che avrebbero decimato l’umanità nel corso della sua storia.

La prima evidenza clinica attendibile del vaiolo risalirebbe a più di 3000 anni fa, rivenuta nella mummia del faraone egizio Ramses V.

Nel 1796 la tecnica fu rinnovata dal medico inglese Edward Jenner: nella sua esperienza clinica aveva notato che le persone che avevano contratto il vaiolo vaccino – una variante di vaiolo animale tipica delle vacche e trasmissibile all’uomo in forma molto più benigna – erano immuni al vaiolo umano.

È proprio dalla parola “vacca” che deriva il temine “vacc- ino” perché il medico pensò di impiegare nelle pratiche di inoculazione il materiale prelevato da pustole di vaiolo vaccino a quello umano, riducendo drasticamente i rischi.

Il successo fu enorme, la pratica prese il nome di “vaccinazione” e una massiccia campagna di immunizzazione fu portata avanti fin dal XIX secolo.

Gli studi immunologici del XX secolo confermarono e raffinarono le tecniche: grazie all’imponente sforzo congiunto di tutte le Nazioni del mondo impegnate a vaccinare attivamente, tra il 1958 e il 1977, l’OMS ha potuto finalmente dichiarare nel 1979 che la malattia è stata eradicata per sempre.

Non sorprende però che le primissime scoperte della scienza siano occorse nel secolo dei Lumi, al tempo dell’Illuminismo, corrente di pensiero teorizzata dal filosofo tedesco Immanuel Kant che segna l’uscita della ragione dalle false credenze.

Nel suo saggio del 1784 ci spiega esattamente in poche righe “Was ist Aufklärung?”
Che cosa è l’illuminismo?

«L'Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro ... ».

Redazione Nove da Firenze