Uffizi senza uscita: amata odiata, è maggiorenne la Loggia Isozaki

Vittorio Sgarbi interviene sulla Loggia Isozaki

Il Presidente del Consiglio, da sindaco, ha confermato che sarà realizzata dopo l'inaugurazione dei Nuovi Uffizi


Una uscita per gli Uffizi su Piazza Castellani, bella ed al tempo stesso leggera, imponente ed invisibile, discreta ma piena di carattere per aprire il Museo verso il tessuto urbano del centro storico. Sembra facile.
Per i Grandi Uffizi nei 52 milioni di Euro già spesi, nei 20 arrivati di recente e nei 35 che mancano per completare l'opera ancora non risulta esserci neppure un euro per la Loggia, come ha confermato la Soprintendente Alessandra Marino.

Arata Isozaki vince il concorso nel 1998 quando a Firenze il sindaco è Mario Primicerio ed il Ministro ai Beni Culturali è Walter Veltroni. Ha 18 anni l'opera più criticata di Firenze.

Nel 2006 iniziano i lavori per i Grandi Uffizi, che sarebbero dovuti finire nel giro di massimo 5 anni ed invece dopo 10 anni ancora non si conosce la sorte del progetto e la discussione prosegue a suon di frecciate internazionali.
Arata Isozaki non ha mai mollato l'idea di portare a termine l'opera per il semplice fatto di aver vinto un progetto: una corretta rappresentazione della realtà, una questione di principio forse, ma ancor più una constatazione logica che ha fondamenti molto orientali e poco italici.

A ricordare le richieste che che sono state rispettate per vincere la commissione è stato in più occasioni l'architetto Andrea Maffei, partner italiano dell'archistar Arata Isozaki: "L'uscita doveva permettere lo scorrimento costante del pubblico ed avere funzioni di rappresentanza. Serviva uno spazio coperto per evitare congestioni di pubblico in caso di maltempo. La rappresentanza non poteva prescindere dalla vicinanza con la Loggia dei Lanzi e la Loggia del Grano. Piazza Castellani viene rinnovata mantenendo la rampa come richiesto dal bando, ampliandola a creare una piazza inclinata con pavimentazione in pietra serena. Quattro pilastri formano la Nuova Loggia coperta da travi longitudinali disposte radialmente, sopra i lucernari trasparenti. Struttura in acciaio con rivestimento in pietra serena, lucernari in policarbonato sagomato. Quattro sculture dalla collezione Uffizi sono disposte secondo l’orditura delle uscite e richiamando i ritmi della facciata in pietra".

Le pensiline a Firenze non hanno fortuna, o comunque hanno vita breve: l'opera di Toraldo di Francia realizzata per Italia '90 a supporto di Santa Maria Novella è stata orgogliosamente abbattuta dall'ex sindaco Matteo Renzi tra l'ovazione unanime dei fiorentini.

Il 15 settembre 2004 il Ministro Giuliano Urbani invia un SMS al sindaco di Firenze Leonardo Domenici dove annuncia che la Loggia non si fa più. Decisione confermata dal sottosegretario Bono e contrario sarà anche il Ministro Sandro Bondi nel 2008.
Si riuniscono alcuni intellettuali fiorentini che sottoscrivono un appello affinché non fosse perduta l'occasione di consentire a Firenze una innovazione in campo architettonico con una loggia che avrebbe "misurato le capacità della città di saper dare un futuro al passato".
A fine settembre in Palazzo Vecchio Vittorio Sgarbi ospitato dal consigliere Mario Razzanelli presenta un sondaggio commissionato all'Istituto Freni nel quale il 66% dei cittadini si dichiara contrario alla realizzazione della Loggia.
L'ex sottosegretario Sgarbi nell'occasione attacca duramente il progetto citando il senso estetico dell'allora Soprintendente Antonio Paolucci sottolinea come il fatto che un'opera architettonica piaccia o meno non può prescindere dalla sua funzionalità e dall'inserimento in un contesto adeguato. 
Vittorio Sgarbi non ha mai cambiato idea come dimostra una recente intervista rilasciata a Firenze su alcune opere realizzate o da realizzare dove Sgarbi, intervistato dalla collega Filomena D'Amico va a ruota libera nel commentarne estetica e funzionalità. La proposta del critico è quella di pagare l'architetto ma non procedere poi con i lavori.

Ad aver cambiato idea sembra essere stata la città, invece.
Matteo Renzi, già presidente di Provincia, a luglio 2009 diventa sindaco e riapre i giochi ipotizzandone la realizzazione e riaccendendo così il dibattito.
Nel 2011 rincara la dose e parla di "impegni da mantenere" confermando la volontà personale di realizzarla, dopo aver chiuso però il cantiere dei Grandi Uffizi.
Nel luglio 2015, il sindaco Dario Nardella propone una "revisione" del progetto poiché "Anche Isozaki a distanza di 18 anni non la farebbe nello stesso modo". L'obiettivo, più o meno dichiarato, è quello di coinvolgere maggiormente l'ex Capitol in odore di vendita all'asta da parte della Camera di Commercio.
L'ex Uffizi Center made in Benetton, vetrina per artigiani del lusso toscano, non ha mai potuto godere dell'uscita del Museo e dunque è rimasto un Center senza Uffizi e forse per questo è stato abbandonato dagli espositori.

Dura la replica di Isozaki affidata all'architetto Maffei, una difesa del progetto senza indugi e passi indietro, anche a costo di adire le vie legali. Nardella, primo cittadino distintosi per l'intenzione di voler portare l'arte contemporanea a Firenze 'svecchiandola' dall'immagine di città Rinascimentocentrica, si è offerto così di trattare direttamente con l'archistar, pronto anche ad un incontro a Tokyo.

Conforme al progetto originale, oppure revisionata, Firenze sembra aver deciso. Adesso però, chi paga?

Antonio Patruno