Rubrica — Europe Direct

UE: i matrimoni omosessuali entrano a far parte dei diritti umani e sociali

Il 12 marzo scorso in seduta plenaria, il Parlamento Europeo ha votato a maggioranza una risoluzione


Il Parlamento ha approvato a larga maggioranza il rapporto sui diritti umani e la democrazia nel mondo, in cui è presente un punto che afferma che le unioni civili e i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono un diritto umano e civile e che ogni governo nazionale dovrebbe incoraggiarne il riconoscimento.

Il 12 marzo scorso in seduta plenaria, il Parlamento Europeo, votando a maggioranza una risoluzione, ha inserito fra i diritti umani e civili le unioni e i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Questa risoluzione che ha ottenuto una larga maggioranza, 390 sì, 151 no e 91 astenuti, era inserita nel rapporto «Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo» preparato e curato dall'eurodeputato del PD Antonio Panzieri.

Per quanto riguarda nello specifico la questione delle unioni fra persone dello stesso sesso il punto 162 del rapporto è molto chiaro: “Si prende atto della legalizzazione del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in un numero crescente di Paesi nel mondo, attualmente diciassette. Incoraggia le istituzioni e gli Stati membri dell'UE a contribuire ulteriormente alla riflessione sul riconoscimento del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in quanto questione politica, sociale e di diritti umani e civili.

Come spesso accade per temi così sensibili le reazioni sono state le più disparate, ovviamente soddisfatti i rappresentanti dell'intergruppo LGBTI al Parlamento Europeo (forum informale composto da membri del Parlamento europeo che lavora per proteggere e far progredire i diritti fondamentali di lesbiche, gay, bisessuali e transgender ), al contrario di alcuni rappresentanti, anche qui non riconducibili ad un unico gruppo parlamentare, di tradizione più cattolica e popolare.

La relazione sullo stato dei diritti e della democrazia nel mondo è annuale. Dopo una prima approvazione in Commissione Esteri, viene sottoposta al voto del Parlamento. La sua funzione è quella di fare il punto sulle attività dell'Unione Europea nella tutela dei diritti umani e nella promozione della democrazia. Quest'atto non è vincolante ma fornisce delle indicazioni dal punto di vista politico e simbolico.

L'impegno dell'Unione Europea sul fronte dei diritti umani viene da lontano. L'Unione considera infatti i diritti umani universali e indivisibili e si impegna a promuoverli e difenderli attivamente sia al suo interno che nelle relazioni con i paesi terzi. I diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto sono valori fondamentali nell'ambito europeo. Erano già alla base del trattato istitutivo ma dal 2000 hanno trovato un'espressione ancora più forte nella Carta dei diritti fondamentali, che ha poi ottenuto valore giuridicamente vincolante da quando è entrata a far parte del Trattato di Lisbona.

Infatti i Paesi che hanno intenzione di aderire all'Unione Europea devono per prima cosa condividere e rispettare i diritti umani e inoltre, anche nella stipulazione di accordi commerciali e di cooperazione con paesi extra-UE, esiste una clausola che stabilisce che i diritti umani siano un principio essenziale delle relazioni fra le parti.

Per l'UE, i diritti umani comprendono i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali. Con una dotazione di 1,1 miliardi di euro fra il 2007 e il 2013 l'Unione sostiene fortemente le organizzazioni non governative, in particolare quelle che promuovono i diritti umani e premono per l'abolizione della pena di morte, lottano contro la tortura e combattono il razzismo e ogni forma di discriminazione.

Europe Direct — rubrica a cura di Europe Direct Firenze

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