Stadio Franchi, interviene l'Accademia delle Arti del Disegno: "Va tutelato"

Acidini, Bonsanti e Manetti: "I rischi di una futura ristrutturazione 'deregolata' sono evidenti"


Ieri, 16 settembre 2020, l'Accademia delle Arti del Disegno ha inviato al Sindaco di Firenze Dario Nardella e per conoscenza al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini, la seguente nota: 

"Spesso in passato l'Accademia delle Arti del Disegno, libera associazione di esperti di arti, lettere e scienze di antica fondazione, ha fatto sentire la propria voce in questioni cittadine e nazionali, anche con toni schietti e appassionati.

Ultimamente, in ragione dell'inasprimento del dibattito sulla cultura e sulle arti, sottoposto alle crescenti ingerenze di soggetti politici, ha scelto di non esprimersi per non schierarsi con questa o quella posizione, mantenendo piuttosto un ruolo tecnico super partes e rispettando, inoltre, la pluralità di opinioni al'interno del corpo accademico.

Anche sull'articolo detto "sbloccastadi" nella Legge 120/2020 di conversione del "decreto semplificazione", avente un peso determinante nella questione delle future modifiche allo stadio Artemio Franchi di Firenze, il sentire dei singoli accademici è articolato secondo le sensibilità e le professionalità individuali.

All'unanimità, tuttavia, in questo caso il consiglio accademico condivide ed esprime viva preoccupazione per le sorti dello stadio fiorentino, sottratto - a norma di legge - a quella tutela, che il provvedimento di vincolo degli anni '80 aveva assicurato alla struttura progettata nel 1931 da Pier Luigi Nervi, caposaldo del razionalismo architettonico italiano di fama internazionale e come tale inserito in tutti i manuali (oltre che nei passaporti): vincolo che, comunque, non impedì un concordato adeguamento per i Mondiali di calcio del 1990.

I rischi di una futura ristrutturazione "deregolata" sono evidenti.

La legge infatti consente di rimaneggiare l'impianto anche senza rispettare la sua organicità e la sua immagine, salvaguardando solo alcuni singoli elementi. E poiché sono previste non meglio precisate forme di conservazione distaccata, anche questi elementi potranno essere spostati e riproposti in contesti diversi da quelli originali: la Torre di Maratona o le scale, smontate e rimontate altrove come "oggetti" museali?.... Tutto questo contraddice teorie e prassi di tutela dei beni culturali internazionalmente riconosciute almeno da un secolo e mezzo; ma soprattutto, si colloca in aperto contrasto con l’art. 9 della Costituzione, che esplicitamente tutela il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Per gli interventi che si andranno ad attuare, gli Accademici auspicano un procedimento aperto, che preveda un confronto tra progetti diversi, a partire da quelli già oggi esistenti. E altresì la continuazione di un costruttivo dialogo con gli organi della tutela, per la messa a punto di una soluzione progettuale che tenga insieme l'identità storica dello stadio e la sua funzionalità odierna e futura.

La partita decisiva che Firenze sta giocando, per non lasciar andare un pezzo della sua memoria e della sua bellezza, non si svolge nello stadio Franchi, ma attorno ai tavoli dove si lavora per il suo futuro".

firmato per l'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze da:
prof.ssa Cristina Acidini, presidente
prof. Giorgio Bonsanti, segretario generale
arch. prof. Renzo Manetti, presidente della Classe di Scultura

Redazione Nove da Firenze