Stadio di Firenze, la lettera del Mibact a Toccafondi

Il deputato di Italia Viva con Grazzini: “Evasiva la risposta del Ministero all’interrogazione parlamentare sui vincoli del Franchi. Firenze merita un impianto moderno ed efficiente"


Firenze, 25 giugno 2020 – “Ho presentato una interrogazione in Commissione alla Camera nella quale chiedevo esplicitamente al MIBACT se avesse intenzione di intervenire sui vincoli di tutela dello stadio Franchi. Ma il ministero non ha risposto su questo punto, limitandosi a ricordare che le disposizioni di tutela non “congelano” lo stadio al non utilizzo". Lo dichiara il deputato fiorentino Gabriele Toccafondi, capogruppo di Italia Viva in Commissione Cultura alla Camera. “Firenze ha bisogno di un impianto sportivo moderno, a misura di famiglie, dove le partite si vedano bene e comodamente. La società calcistica ha messo sul piatto la volontà di investire ingenti risorse private, che genererebbero importanti occasioni di sviluppo economico e occupazionale che Firenze non può perdere", prosegue il deputato, assieme al coordinatore fiorentino di Italia Viva Francesco Grazzini 

“A dire del ministero poi non c'è contrasto tra le norme di tutela e la realizzazione di un impianto moderno ed efficiente. Ma siamo realisti: se non saranno modificati i vincoli di tutela per impianti del genere quelle risorse finiranno per essere destinate alla costruzione dell'impianto in un'altra area, lasciando campo di marte con un impianto, pur bellissimo, ma che senza interventi, senza società calcistica e senza eventi rischierebbe di essere costosissimo per le casse pubbliche", concludono i due esponenti di Italia Viva

Ecco il testo della risposta del Mibact.

L’Onorevole Toccafondi richiede notizie in merito alla situazione dello Stadio Artemio Franchi di Firenze ed accenna, in premessa, alle disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di tutela.Permettetemi di precisare che tutti gli edifici di proprietà pubblica aventi più di 70 annie di autore non più vivente sono sottoposti alle disposizioni di tutela fino a quando non sia effettuata una verifica sul loro effettivo interesse culturale. Ed appunto lo Stadio Artemio Franchi di Firenze, progettato da Pier Luigi Nervi, è una delle più importanti opere di architettura del Novecento, riportata in tutti i libri di storia dell’architettura non solo italiani. Su tale presupposto, il procedimento di verifica dell’interesse culturale si è concluso con un espresso provvedimento di tutela (rep. n. 15 del 20 maggio 2020) motivato dal fatto che l’immobile presenta “un rilevantissimo interesse culturale in quanto testimonia un’incessante ricerca sul rapporto tra programma funzionale, applicazione del calcolo strutturale e invenzione della forma. La sintesi tra questi tre fattori ha prodotto un’architettura che, per le sue notevoli innovazioni tecniche e per le significative soluzioni estetiche, ha contribuito al rinnovamento della cultura del progetto, avvenuto negli anni Venti del Novecento in Italia e nel mondo. Nel merito specifico dello stadio fiorentino, l’articolazione della struttura in cemento armato in blocchi separati, 24 in totale, non introduce distinzioni o separazioni tra lacontinuità dei telai portanti, che definiscono nella loro reiterata successione l’aspetto esterno dello stadio, la cui immagine appare comunque fortemente qualificata dagli elementi formalmente e strutturalmente più complessi, ovvero la sottile, snella pensilina acopertura della tribuna centrale, le scale elicoidali di accesso alla Maratona e alle curve (Fiesole e Ferrovia) e la torre di Maratona. L’ampia fortuna critica dello stadio ‘Artemio Franchi’ è testimoniata da un’estesa e persistente continuità di studi e di contributi critici, in Italia e all’estero, su questa opera di Pier Luigi Nervi, come attestano i brevi riferimenti bibliografici allegati, sintesi  un'amplissima letteratura dedicata alla figura di Nervi.”Tanto premesso si precisa che la legge di stabilità 2014, la n. 147 del 2013, detta anche“legge stadi” in riferimento ai commi 303 e 305 dell’art. 1, è norma di carattere generale che non può prescindere dal rispetto delle disposizioni del decreto legislativo n. 42 del2004, “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, che, come noto, è norma posta a tutela diinteressi pubblici prevalenti.La competenza del Ministero per i beni culturali non può essere che quella di valutaregli aspetti di tutela e non i fattori economici ed occupazionali che, seppure importanti,afferiscono alla competenza di altre istituzioni. Ora, il fatto che lo Stadio Artemio Franchi sia sottoposto alle disposizioni di tutela non lo “congela” in una condizione di non utilizzo, ma comporta che tutti gli interventi che coinvolgeranno quest’opera, siano essi di conservazione e restauro che di adeguamento a motivate esigenze funzionali, dovranno essere accuratamente progettati al fine di garantire, unitamente al suo adeguamento, la trasmissione alle generazioni future di quei valori storici e culturali che ne hanno giustificato il vincolo. Permettetemi da ultimo di sottolineare che non è vero che si crea un “contrasto” tra lenorme di tutela e la realizzazione di un impianto moderno ed efficiente perché nell’ambitodi un progetto di qualità è possibile trovare un giusto equilibrio tra tutela e sviluppo.Da notizie assunte presso la competente Direzione generale comunque abbiamo appreso che, ad oggi, pur essendoci stati incontri interlocutori, non è stato ancora presentato alla competente Soprintendenza alcun progetto per le autorizzazioni di competenza. Il Ministero non ha pertanto formulato, al riguardo, nessun parere formale".

Redazione Nove da Firenze