Voto unanime del Consiglio Comunale sulla mozione 282 stamani in Palazzo Vecchio. Con 21 voti favorevoli e nessun contrario, l'aula ha dato il via libera a un impegno presentato inizialmente il 17 febbraio 2026, volto a scardinare una visione parziale e spesso miope della violenza di genere. Nonostante la consapevolezza sociale sia in crescita, ci scontriamo ancora con un'architettura dei dati frammentata che impedisce una reale programmazione delle politiche pubbliche.
L’adesione di Firenze alla campagna nazionale «Vogliamo i dati sulla violenza di genere» — sostenuta da stakeholder come Period Think Tank, Dati Bene Comune, onData, ActionAid e D.i.Re — non è un adempimento burocratico, ma un atto di governance strategica. La mozione impegna l’amministrazione a garantire flussi informativi disaggregati e tempestivi, integrando i dati giudiziari nei sistemi regionali.
In un'ottica di analisi delle politiche pubbliche, la trasparenza dei dati è una scelta politica e non solo tecnica: decidere cosa misurare significa decidere cosa rendere prioritario. Senza un'evidenza empirica solida, le categorie "invisibili" — come le migliaia di studentesse e turiste che vivono la città — restano fuori dal perimetro di bilancio e dai servizi dedicati. La qualità del dato permette di passare dalla "percezione securitaria" alla programmazione di servizi che rispondano ai bisogni reali del territorio.
"Senza dati completi non c'è prevenzione: è una necessità anche per programmare le politiche pubbliche e finanziare in modo efficace i servizi più corrispondenti ai bisogni del territorio" dichiara il consigliere comunale Dmitrij Palagi.
I numeri forniti dal centro Artemisia nel 2025 delineano un quadro di "sommerso" che deve preoccupare i decisori politici. La discrepanza tra il supporto offerto e l'attivazione del sistema penale è il segnale di una persistente sfiducia nelle istituzioni o di una percezione di vulnerabilità durante l'iter legale. Le statistiche evidenziano una realtà complessa:
- Accessi ad Artemisia (2025): 1.296 persone hanno richiesto aiuto, segnando un incremento del 3% rispetto all'anno precedente.
- Donne assistite: 1.091, con oltre mille situazioni di violenza attiva monitorate.
- Il divario giudiziario: Solo una donna su tre avvia un percorso giudiziario e appena il 10,5% arriva alla formalizzazione della denuncia.
- Contesto nazionale e regionale: 97 femminicidi in Italia nel 2025 (85 in ambito familiare) e 9 vittime in Toscana nel 2024.
L'aumento costante degli accessi è un campanello d'allarme per il sistema di welfare cittadino: la domanda di protezione cresce più velocemente della capacità di risposta del sistema giudiziario.
Firenze occupa attualmente il quarto posto in Italia per reati sessuali. Questa statistica non può essere letta solo come un dato di cronaca, ma deve servire da "sveglia" per l'amministrazione. Un posizionamento così elevato in una città a fortissima densità di popolazione fluttuante (studenti e turisti) richiede un approccio multilivello che non può limitarsi alla sola risposta emergenziale.
Questo dato rende urgente il passaggio a una fase operativa: essere una delle città con il più alto tasso di reati sessuali significa dover ripensare l'illuminazione pubblica, il presidio del territorio e la rapidità dei sistemi di allarme. La sicurezza delle donne, in questo contesto, diventa il parametro principale della qualità della vita urbana.
Il dibattito in Commissione 8 ha fatto emergere una frizione ideologica che rischia di paralizzare l'azione amministrativa. Da un lato, la promozione necessaria dell'educazione all'affettività; dall'altro, la richiesta di tutele immediate.
Il Gruppo Misto ha sollevato una critica verso l'approccio dei "due pesi e due misure". Liquidare i presidi di tutela personale (come gli strumenti di autodifesa previsti dalla legge e di libera vendita) come "concessione di armi" significa applicare una lente ideologica a un problema reale. La sicurezza delle donne non deve avere colore politico o bandiere ideologiche: la protezione tattica immediata per chi si trova sola di notte è il complemento necessario della trasformazione culturale a lungo termine.
"La sicurezza delle donne e la lotta alla violenza di genere non possono essere un tema di appartenenza politica o di bandiera ideologica... la prevenzione culturale a lungo termine deve camminare di pari passo con la tutela pragmatica e immediata sul territorio." afferma il consigliere comunale Luca Santarelli.
L'unanimità raggiunta in Consiglio è un punto di partenza incoraggiante, ma la sfida ora si sposta sul piano della "concretezza". Integrare i dati di Artemisia, della Regione e dei Ministeri è l'unico modo per dare una base locale solida alle politiche di contrasto. La città di Firenze ha l'opportunità di diventare un laboratorio nazionale di open data applicati alla sicurezza di genere, a patto di superare le rigidità di parte e di riconoscere che la tutela delle cittadine, delle studentesse e delle turiste richiede sia il cambiamento culturale che strumenti di difesa immediata.