Rubrica — Editoria Toscana

‘Scrivo all’amico’: il carteggio tra Montini e La Pira

In 200 lettere la storia d'Italia e della Chiesa tra il 1930 e il 1963. L’edizione critica dell’epistolario nasce dall’impegno dell’Istituto Sangalli per la storia e le culture religiose di Firenze, dell’Istituto Paolo VI di Concesio e della Fondazione Giorgio La Pira


L’epistolario fra Giorgio La Pira (1904-1977) e Giovanni Battista Montini (1897-1978), che viene per la prima volta messo a disposizione dei lettori, copre un periodo di tempo che va dal 1930 al 1963. Il lavoro dal titolo “Scrivo all’amico” (Studium, pag.290, euro 36) nasce grazie all’impegno dell’Istituto Paolo VI di Brescia, custode della memoria del pontefice, della Fondazione Giorgio La Pira e dell’Istituto Sangalli per la storia e le culture religiose, entrambe istituzioni con sede in Firenze. L’edizione critica, uscita da pochi giorni, è stata curata da Maria Chiara Rioli e Giuseppe Emiliano Bonura, borsisti dell’Istituto Sangalli, e rappresenta un importante tassello per la ricostruzione dei rapporti fra queste due personalità, ma più in generale per la storia della Chiesa e della società italiana della seconda metà del Novecento.

Ripercorrere, attraverso più di duecento lettere, la storia di un’amicizia così innervata di spiritualità, filosofia e politica come quella tra Giovanni Battista Montini e Giorgio La Pira significa innanzitutto tracciare l’itinerario di una relazione durata oltre mezzo secolo, dal primo incontro, avvenuto negli anni Venti, fino alla morte del giurista e politico, il 5 novembre 1977. In particolare, il blocco di lettere qui raccolto getta nuova luce su alcuni delicati momenti della vita italiana, dalla crisi del sistema industriale degli anni ’50 - con il caso della fiorentina “Pignone”, all’affermarsi di una volontà di pace oggetto dei convegni fiorentini proposti da La Pira a Firenze.

“Due anni di lavoro di due nostri borsisti, già dottori di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e l’Università per Stranieri di Siena; tre istituzioni coinvolte; una nuova chiave di lettura dei decenni centrali del Novecento italiano e della storia della Chiesa grazie ad un carteggio ora totalmente svelato.Siamo particolarmente orgogliosi dello sforzo e dell’impegno portato avanti dall’Istituto Sangalli di Firenze che ha sostenuto dal punto di vista economico e scientifico Maria Chiara Rioli e Giuseppe Emiliano Bonura impegnati nell’opera non facile di approntare l’edizione critica dell'epistolario di due tra le più importanti personalità spirituali e politiche del Novecento italiano, Giovanni Battista Montini (S. Paolo VI) e Giorgio La Pira, con problemi filologici e storico-critici di non poco momento”, sottolinea Maurizio Sangalli, presidente dell’Istituto Sangalli.

Si tratta di una ‘corrispondenza asimmetrica’, come spiega Giorgio Campanini nella prefazione. Composta, essenziale, concisa quella di Montini; ampia, abbondante, quasi fluviale quella di La Pira. Evidenti anche le differenze di stile: mentre La Pira può esprimersi in piena libertà, Montini appare spesso condizionato dai ruoli rivestiti, prima Sostituto della Segreteria di Stato vaticana e poi arcivescovo di Milano, nei confronti dei quali avverte un forte senso di responsabilità. Nonostante queste differenze, emergono con chiarezza un comune amore per la Chiesa, un’intensa spiritualità, una puntuale attenzione agli avvenimenti, visti come lo snodarsi, nonostante tutto, di un piano provvidenziale che occorre, a poco a poco, decifrare.

Nel carteggio non mancano le critiche anche se misurate: Montini, nella lettera del 12 dicembre del 1961, chiede spiegazione a La Pira sulla campagna a favore dell’obiezione di coscienza partita proprio da Firenze e sulle idee pacifiste appoggiate dal sindaco in quella particolare stagione. Non mancano nemmeno le profezie (o gli auspici): lo scambio di epistole si arresta alla vigilia dell’elezione del cardinale bresciano al pontificato. Non prima che La Pira abbia scritto a Montini “Si vede chiaro la ragione profonda della vicinanza che il Signore ha stabilito da 40 anni fra di noi: cioè un fine ben definito: forse questo fine sarà totalmente chiarito quando Lei – se il Signore così ha disposto – salirà sulla cattedra di Pietro per servire la Chiesa di Roma e la Chiesa di tutto il mondo”. Di lì a pochi giorni, il 21 giugno del 1963, questa profezia di sarebbe avverata, con l’elezione di Montini al soglio petrino.

I documenti trascritti e commentati provengono principalmente da due archivi: il ricchissimo deposito documentario conservato presso la Fondazione Giorgio La Pira a Firenze e le oltre 400 cartelle che compongono il fondo documentario dei quasi nove anni dell’episcopato montiniano, contenute all’interno dell’Archivio della curia arcivescovile di Milano. Inoltre, la consultazione dell’Archivio, costituitosi presso l’Istituto Paolo VI di Concesio (Bs) sulla base di importanti donazioni documentarie effettuate in particolare dalla Santa Sede e dalla famiglia Montini, ha permesso l’integrazione di alcune lettere. All’Istituto Paolo VI è spettato il compito di procedere alla redazione e alla stampa del volume, pubblicato nei ‘Quaderni dell’Istituto’ della casa editrice Studium di Roma, grazie ad un’opera attenta e puntigliosa da parte del comitato di redazione.

Redazione Nove da Firenze