Sanità in Toscana: in attesa tra strumenti rotti e ritardi

Alcuni casi finiscono all'attenzione del Consiglio regionale


Alza la voce il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti dopo avere appreso che una paziente reduce da intervento al seno per l’asportazione di un tumore per due volte si è vista respingere dal reparto, dove pure si era presentata con regolarità per sottoporsi a seduta di radioterapia, perché il macchinario si era guastato «Si rompe un ascensore? Lascio correre: capita. Ci sono disfunzioni nel servizio di trasporto malati non in emergenza? Lascio correre: i volontari si trovano a tappare le troppe falle lasciate aperte dalle istituzioni e danno il massimo per riuscire a farcela in condizioni estreme. Ma se si guasta il macchinario per la radioterapia in un ospedale centrale come il Misericordia di Grosseto e i pazienti non vengono riprotetti altrove ma si trovano a dover saltare la loro cura salvavita allora ecco: io mi arrabbio e su questo non ci sto». 

«Un macchinario si può rompere – tuona Marchetti – ma in questi casi deve scattare come minimo una ‘supplenza’ terapeutica: i pazienti vanno riprotetti dirottandoli altrove ma questo tipo di terapie vanno assolutamente garantite. Anche questo è e deve per forza essere il senso dell’Area vasta. Non si rimanda a casa la gente malata, questo in generale, ma ancor più vale per patologie gravi come quelle oncologiche».

«Così proprio non va bene», incalza ancora anche con il Coordinatore provinciale di Forza Italia a Grosseto Sandro Marrini che aggiunge: «Noi non ci stiamo. Sarà mia premura cominciare a verificare tante altre segnalazioni che ci vengono fatte su ulteriori disagi e disservizi riguardanti altri importanti settori del bene più importante: la salute».

A partire da questo caso specifico il capogruppo azzurro intende presentare un’interrogazione alla giunta toscana: «Oltre a chiedere verifiche sull’episodio in questione intendo chiedere il dettaglio degli apparecchi di radioterapia presenti sul territorio dell’Area vasta sud est e il motivo per il quale ai pazienti, in caso di guasto o problema a uno dei macchinari, non venga messo a disposizione un apparecchio ‘di supplenza’ per le terapie salvavita».

A Pistoia la storia dell’anziano paziente con noduli tiroidei da tenere sotto controllo approfondendone la natura, ma non c'è posto fino al 2019.

Il problema degli accessi alle endocrinologie non è nuovo alla Toscana, ma: «Proprio in questi giorni – interviene il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti – stavo conducendo per conto mio una ricognizione generale sui tempi d’attesa per prestazioni diagnostiche e visite specialistiche. La mia intenzione era verificare se ed eventualmente quali effetti abbia portato sui tempi d’attesa la riforma del sistema sanitario attuata dalla maggioranza regionale nel 2015».

Ebbene: «Quanto all’area vasta Toscana Centro – riepiloga Marchetti – avevo notato che nell’ultimo report aziendale disponibile (in allegato, ndr) di monitoraggio sui tempi medi d’attesa, relativo al dicembre scorso, le caselle per la visita endocrinologica a Pistoia rimanevano vuote. Ora so perché: sono riempite dal disagio dei pazienti».

Eppure: «La visita endocrinologica – osserva il capogruppo azzurro in Regione – è tra quelle monitorate e per le quali la legge 493 del 2011 stabilisce un tempo massimo di erogazione tra i 10 giorni per le visite richieste in ‘breve’ e i 30 per le ‘differibili’. Sulla stampa leggo che il caso riportato avrebbe avuto carattere di urgenza. Tuttavia – prosegue Marchetti – anche si fosse trattato di prestazione ‘programmata’ e dunque senza tetti massimi di tempo d’attesa beh: c’è sempre il buon senso e il diritto alla salute a far da guida per azioni e valutazioni. La nostra posizione è sempre la stessa: ricorrere ad accordi mirati col privato sociale o col privato accreditato per l’abbattimento della lista d’attesa specifica ormai sfuggita dalle mani, in questo caso endocrinologia, per il tempo necessario ad esaurirla e ritrovare un ‘punto zero’».

I pazienti del caso specifico annunciano di ricorrere alle prestazioni intramoenia. Lì il calendario segna tre giorni d’attesa. Ma si paga. Diritto al rimborso per erogazione della visita in regime di extramoenia oltre i tempi di legge? «Nulla, perché quello lo si ottiene solo se non ci sono spazi in area vasta e invece, stando al report di dicembre, in altri distretti tempi congrui ve ne sono. Eccolo l’unico effetto contingente della riforma sanitaria del 2015 che vedo sulle liste d’attesa: oltre che alle prestazioni, ora non si accede nemmeno ai rimborsi. Davvero un colpo da maestri…».

Redazione Nove da Firenze