Sanità in Toscana: dai servizi alle liste di attesa, questione di tagli

Scontro sulla riforma sanitaria della Regione Toscana


Preoccupano i tagli alla spesa che potrebbero ricadere sui servizi al pubblico: la priorità sono i posti di lavoro nel comparto assistenziale, poi la sopravvivenza dei presidi ma non manca apprensione sulle liste di attesa.
Si riaccende così lo scontro politico sulla Sanità locale. Con il passaggio di Stefano Mugnai a Roma, l'attenzione sul tema resta comunque alta nell'opposizione che attacca l'amministrazione regionale sulle scelte economiche e sulla programmazione strategica.

 Il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella (Forza Italia) e Juri Gorlandi, coordinatore toscano di Forza Italia Giovani segnalano oggi che "Un'anziana donna lunigianese si è presentata il 18 novembre 2017 al CUP di Aulla, per prenotare un importante esame prescritto dal suo medico curante, una mammografia bilaterale. Fin qui nulla di strano, se non per la data di erogazione dell'esame diagnostico: martedì 9 luglio 2019, all'ospedale di Carrara. Ma come è possibile che ci vogliano 20 mesi, quasi due anni, per un esame così delicato come una mammografia? Nella Toscana di Rossi si rischia di morire a causa delle inefficienze della sanità, perché in 20 mesi un eventuale tumore al seno fa in tempo a svilupparsi e a propagarsi in maniera irreversibile nel corpo di una donna: è indecente e inaccettabile"

"Altro che sanità all'avanguardia, qui siamo a livelli da Terzo Mondo - accusano Stella e Gorlandi -. E' inaccettabile offrire servizi del genere a una persona che paga tasse salate ogni anno, facendole rischiare la vita. I tre quarti del bilancio della Regione Toscana vanno al sistema sanitario: come è possibile che esistano tempi di attesa così lunghi? E nel frattempo, il governatore Rossi e la sua giunta si permettono anche il lusso di stanziare 2 milioni di euro per le cure dentistiche ai migranti. Come può il consigliere regionale del Pd, Bugliani, affermare (come ha fatto qualche mese fa) che non esiste nessun disservizio e che, anzi, ci sono nuovi mammografi?. Il tumore al seno è la neoplasia più frequente in assoluto per incidenza nella popolazione femminile- sottolineano i due esponenti di Forza Italia -. Rappresenta il 22% di tutti i tumori ed è la seconda causa di morte per tumore; il 65% dei casi si manifesta in donne con oltre 65 anni di età. Quando il centrodestra governerà la Regione Toscana, offriremo servizi sanitari efficienti e tempestivi. E' ora di dire basta ai tagli al 118, a liste d'attesa infinite, alla dismissione dei nostri ospedali montani e a tutte le prestazioni sanitarie che da diritto diventano miraggio. Il diritto alla salute è un diritto basilare, fondamentale, ed è gravissimo che la Giunta Rossi non riesca a garantirlo". Sulla vicenda, Stella ha presentato un'interrogazione urgente.

Intanto la commissione regionale Sanità, presieduta da Stefano Scaramelli (Pd) ha aperto le porte ai rappresentanti dei cittadini presenti negli organismi di partecipazione istituiti dalla Regione Toscana, che di recente si sono rivolti al presidente Enrico Rossi, all’assessora Stefania Saccardi e allo stesso Scaramelli, con una lettera aperta.
Hanno voluto esprimere la “grande preoccupazione per le conseguenze che i tagli paventati potrebbero avere sulla cittadinanza toscana in termini di assistenza e cura” e sul rischio di non riuscire a garantire “almeno gli stessi livelli di qualità, sicurezza e umanizzazione delle cure finora garantiti ai cittadini toscani”.
 “Rappresentiamo molti cittadini – spiega Dafne Rossi (associazione ‘Serena’ di Siena) –, la nostra preoccupazione di fronte a ulteriori tagli riguarda direttamente la capacità del sistema sanitario di mantenere la stessa qualità dell’assistenza e la sicurezza delle cure”. C’è il rischio di una “crisi di sistema, con la chiusura degli ospedali più deboli”, aggiunge Giuseppe Notaro (Federconsumatori Toscana). La riforma della sanità toscana “è intervenuta molto velocemente nell’accorpare le Asl – sostiene Ada Macchiarini (Forum regionale diritto alla salute) –, il territorio, al contrario, non era, e non è ancora, preparato ad assicurare il livello di cure intermedie che la riforma gli assegna”.

“Quando quarantotto associazioni rappresentanti di territori e cittadini della Toscana scrivono, è dovere e compito della politica ascoltare e aprire il confronto”, dichiara il presidente Scaramelli, che alle associazioni conferma “la volontà di aprire al confronto e alla definizione di forme di correttivo della riforma attuata nella nostra regione, piccoli aggiustamenti che consentano di dare risposte. La questione del personale – aggiunge – è la priorità a cui dare risposta subito. L’impegno deve essere teso alla difesa del sistema pubblico della sanità toscana, ponendo attenzione al tema liste di attesa. Una criticità da risolvere, cercando nuove risorse da investire per abbattere la dicotomia tra intramoenia e pubblico; acquistando spazi e produttività aggiuntiva in accordo con i sindacati, dei medici, delle professioni e degli infermieri”. Un’apertura al confronto confermata dal consigliere Enrico Sostegni (Pd), disponibile “a impostare il lavoro con associazioni e cittadini, ad affrontare il tema di una revisione della riforma sanitaria per quegli interventi che è utile fare. Senza perdere di vista – aggiunge – la realtà del nostro sistema sanitario, che rimane complessivamente capace di dare risposte a tutti i cittadini ai più alti livelli”.

Sul tavolo, anche la questione delle liste di attesa e in particolare della recente delibera dell’Asl Toscana centro, che prevede di rivolgersi temporaneamente a centri privati, con un bando da 2,8 milioni di euro per acquistare, a tempo, prestazioni specialistiche ed ecografiche. Una delibera che anche la consigliera Serena Spinelli (Art.1-Mdp) conferma di “non aver compreso” e di essere “contraria, per come è stata concepita, in maniera disomogenea, come un fulmine a ciel sereno”. Contrarietà aperta alla delibera, oltreché alla riforma nel suo complesso, è stata confermata di fronte ai rappresentanti delle associazioni dai consiglieri di opposizione Jacopo Alberti (Lega nord), Andrea Quartini (Movimento 5 stelle), Paolo Sarti (Sì-Toscana a sinistra) e Monica Pecori (Gruppo misto-Tpt). 

"Tutto come previsto fin dal 2015 da Forza Italia: la riforma della sanità toscana ha fatto comodo alla strana coppia Rossi-Saccardi per mescolare in tavola le carte di una contabilità sul filo del rasoio ma nei fatti ha impoverito i servizi e creato nuove figure d’apparato appesantendo il sistema. Così, i direttori di programmazione d’area vasta di fiducia del presidente della Regione e pensate come suo cordone di protezione, oggi si sono trasformati in cordone sì, ma quello aperto della borsa regionale a tutto danno dei toscani" commenta il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti.

"La sfida di una riforma del sistema sanitario regionale sarebbe stata, e lo è ancora adesso, quella di alleggerire gli apparati per riversare le risorse sui servizi. Nel 2015 – osserva Marchetti – si è proceduto controverso rispetto a questo principio: con l’introduzione delle figure dei direttori di programmazione d’area vasta si è addirittura appesantito il sistema di burocrazie, con relative spese per figure ibride tecnico-politiche di nomina diretta del presidente della giunta regionale. Ciò avrebbe reso particolarmente risicato lo spazio di manovra dell’assessorato dove però, adesso, l’ingresso al timone di Monica Calamai ha sparigliato le regole del gioco. Lo diceva allora Stefano Mugnai e lo ribadisco oggi io - prosegue il Capogruppo di Forza Italia in Toscana: «La riforma della sanità è da ribaltare come un calzino secondo una linea facile facile: meno poltrone, più letti. E’ così che, quando saremo al governo regionale, intendiamo ‘riarredare’ il sistema salute della Toscana".

Redazione Nove da Firenze