Rifiuti in Toscana, senza inceneritori: allarme e panico tra gli addetti ai lavori

Le aziende pubbliche parlano di “rischio imminente”


 Una regione nel panico, quella che emergerebbe dalle dichiarazioni degli addetti ai lavori. L'allarme riguarda la mancata realizzazione degli impianti di incenerimento e la presenza sul territorio di discariche inadeguate. I rifiuti sommergeranno i toscani? Lo smaltimento costerà tantissimo? Secondo i dirigenti delle aziende pubbliche locali "Il rischio è imminente".

I comitati cittadini che si sono battuti contro i forni e le discariche scuotono il capo e si portano una mano alla fronte, increduli. "Da anni nel mondo si programmano raccolta differenziata, riciclo e riuso" commentano sconsolati. Legambiente in Toscana ha premiato negli ultimi anni quei comuni virtuosi che hanno ridotto la massa dei rifiuti attuando raccolte differenziate porta a porta e favorendo la cultura del riciclo oltre ad incentivare il riuso dei prodotti da smaltire e di quelli riciclati, usati ad esempio per realizzare panchine pubbliche, arredi urbani e ludici.

“La situazione di estrema criticità che sta vivendo il sistema dei rifiuti urbani in Toscana rischia ormai di produrre momenti di vera e propria emergenza rifiuti. Un’emergenza che deriva da un quadro di disponibilità impiantistica non definito e oggetto di continui assestamenti, in assenza di un quadro di pianificazione e di gestione delle autorizzazioni certo. I gestori del servizio di igiene urbana a riguardo avevano già avuto un incontro in Presidenza lo scorso aprile, ma nonostante le nostre numerose sollecitazioni niente è stato fatto. Abbiamo dunque inviato una lettera al Presidente della Regione e all’Assessore regionale all’Ambiente per certificare un rischio di emergenza ormai imminente, se non verranno fatti passi avanti”. Con queste parole Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi Cispel Toscana, assieme ai presidenti delle aziende rifiuti lancia l’allarme sull’emergenza rifiuti a livello regionale.

“L’impasse impiantistica è un dato di fatto: la chiusura del termovalorizzatore di Pisa, il sequestro dell'impianto del Valdarno, di Case Passerini, i vincoli operativi imposti su San Donnino. A questo – prosegue De Girolamo – si aggiunge la messa in manutenzione di alcuni impianti (Montale) e l’indisponibilità momentanea di conferimenti fuori regione. Altri eventi sono annunciati o previsti: lo stop al termovalorizzatore di Montale nel 2023, di Livorno al 2021, della discarica di Terranova Bracciolini. Lo stesso ampliamento della discarica di Rosignano è fermo. I progetti di realizzazione di nuovi impianti di termovalorizzazione (Firenze, Scarlino) ancora fermi. Senza parlare delle difficoltà di conferire sostanza organica, fanghi di depurazione e la recentissima crisi della filiera dei rifiuti ingombranti. In questo quadro i gestori del servizio delle fasi di raccolta non riescono più ad operare in condizioni di normalità e tranquillità”.

Gli stoccaggi sono in questi giorni ormai saturi, e le conseguenze immaginabili sui servizi e le ripercussioni per i cittadini: “Occorre un tavolo operativo regionale unico da attivare immediatamente, insieme alle Ato, per definire un quadro di flussi certo e stabile nel breve e medio periodo, fino all’ approvazione del nuovo Piano Regionale di gestione dei rifiuti. I gestori sono pronti ad attivare tutte le soluzioni tecnicamente e giuridicamente possibili, ma in un quadro di scelte e decisioni infrastrutturali chiaro”, conclude il presidente di Confservizi Cispel Toscana.

Intanto nella Piana fiorentina i cittadini invitano a promuovere le alternative.
L'area metropolitana di Firenze-Prato-Pistoia è un'area di risanamento ambientale, in cui cioè si dovrebbe intervenire per ridurre le fonti di inquinamento (industria con elevate emissioni inquinanti, traffico veicolare in primis da veicoli diesel, aerei). Le Mamme No Inceneritore sono tra i promotori di una catena umana per "rilanciare un cambio epocale nella gestione rifiuti per arrivare a chiudere gli inceneritori e le discariche in tutta quest'area e per denunciare l'insostenibilità dell'aeroporto di Firenze per intensità di sorvoli sugli abitati di Brozzi, Peretola e, soprattutto, Quaracchi, in barba a gran parte delle prescrizioni del decreto di Valutazione di Impatto Ambientale". Il 27 giugno dalle ore 19 mano nella mano per "abbracciare simbolicamente l'unica nuova grande opera che vogliamo sia impattante su questo territorio, ossia un enorme polmone verde come e più grande del Central Park a New York".

Redazione Nove da Firenze