Rifiuti, in Toscana emergenza e panico tariffe: errori di strategia

L'ex assessore che voleva gli inceneritori 25 anni fa, spiega perché oggi sono inutili e servirebbe, invece, investire diversamente


 Ma cosa sta succedendo nella verde Toscana? Ha destato interesse l'articolo sull'emergenza rifiuti con l'appello lanciato da Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi Cispel Toscana, e dai presidenti delle aziende regionali impegnate nel settore.
 Il rischio di un blocco del sistema si è tradotto nel panico generato nei cittadini toscani sull'aumento delle tariffe di smaltimento dei rifiuti.

Le criticità denunciate: "La chiusura del termovalorizzatore di Pisa, il sequestro dell'impianto del Valdarno, di Case Passerini, i vincoli operativi imposti su San Donnino. L’indisponibilità momentanea di conferimenti fuori regione. Lo stop al termovalorizzatore di Montale nel 2023, di Livorno nel 2021, della discarica di Terranuova Bracciolini. L'ampliamento della discarica di Rosignano è fermo. I progetti di realizzazione a Firenze e Scarlino sono fermi. La difficoltà di conferire sostanza organica, fanghi di depurazione e la crisi della filiera dei rifiuti ingombranti”.
Intanto Alia, gestore del servizio nel capoluogo e provincia, ha annunciato che "In tutti i 59 comuni del territorio servito, Alia da alcuni giorni registra un rallentamento - solo per alcune tipologie di rifiuti - del servizio domiciliare gratuito di raccolta ingombranti. Ciò è dovuto alle difficoltà di collocamento di questi rifiuti presso gli impianti specializzati di trattamento e smaltimento a livello regionale".

Ma cosa sta succedendo nella verde Toscana?
"Nel 2000 la Toscana era la terza regione in Italia per raccolta differenziata, nel 2016 (ultimi dati ISPRA disponibili) la Toscana, con il 51,08%, è tredicesima, dietro a regioni come Campania, Abruzzo, Umbria, Marche e Sardegna. Se fossimo ai livelli della Lombardia (68,11% nel 2016), o del Veneto (72,91% nel 2016), oggi non avremmo problemi di inceneritori, ma di impianti di compostaggio e di valorizzazione delle raccolte differenziate. Cosa hanno fatto la Regione, CISPEL e molti comuni in questi 18 anni?" a domandarlo è Claudio Del Lungo, classe 1957, ambientalista, nel 1990 entra in Consiglio regionale, nel 1995 viene rieletto ed entra nella Giunta di Claudio Martini con delega all’Ambiente. Rinnova l’impianto legislativo regionale in campo ambientale e coordina le regioni italiane nel settore energia fino al 2000. Presidente di una Spa che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani e membro del Direttivo nazionale di Federambiente, nel 2004 viene nominato assessore al Comune di Firenze nella Giunta di Leonardo Domenici con delega ad Ambiente, energia ed agricoltura.

Nove da Firenze ha chiesto all'ex assessore regionale e fiorentino di fare il punto della situazione. Una regione lanciata verso la green economy, e poi? "A partire dal 2000 tutto si è arenato. Sarebbe bastato realizzare all'epoca gli impianti di incenerimento. Non lo nascondo e rivendico l'essere stato favorevole al sistema, ma quando era utile. Un impianto di incenerimento ha 25 anni di ammortamento, tant'è vero che oggi sono in dismissione ed è naturale che sia così. Oggi parlare di inceneritori è anacronistico. Che Cispel si svegli oggi chiedendo a gran voce di realizzare impianti vecchi è a dir poco sorprendente, così come lo è non aver richiamato prima le aziende pubbliche ad elaborare una strategia di differenziazione e valorizzazione del prodotto riciclato. In Toscana Revet fa un gran lavoro, ma non basta".

Quando è stata persa l'occasione di cambiare? "Nel momento in cui la strategia si è ridotta a riempire le discariche ed aspettare l'arrivo dei forni nei quali conferire i rifiuti, dimenticandosi completamente degli impianti a valle e del compostaggio. Non è un caso se quei territori che possono contare su una discarica si attestano oggi sul 20% di raccolta differenziata. Trovo giusto che gli impianti di incenerimento vengano accantonati come a Firenze o che vengano chiusi, come accadrà a Livorno. Le discariche andrebbero commissariate, come già accaduto, e dovrebbe essere la Regione Toscana a stabilire tempi e quantità; in questo modo i comuni inizierebbero a valutare strade alternative".

La lunga esperienza nel settore, quale riflessione le suggerisce oggi? "Ho potuto osservare l'Italia da nord a sud collaborando con molte amministrazioni, alcune caratterizzate da territori impervi o da centri storici urbanisticamente saturi e dagli spazi vitali ridottissimi, eppure la raccolta differenziata ed il porta a porta continuano ad essere messi in esercizio. Ho visto amministrazioni rischiare il fallimento e da un giorno all'altro accorgersi che serviva elaborare strategie alternative per lo smaltimento dei rifiuti, come il conferimento in contenitori che riconoscono l'utente e calcolano la volumetria consentendo di applicare una tariffa equivalente, oppure il porta a porta".

Ma si tratta di un sistema economicamente sostenibile? "Occorre un diverso organico di uomini e di mezzi, ma la differenziata paga. La raccolta dei materiali, se ben fatta, viene acquisita dai consorzi come Conaiacciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro costituiscono il 35% dei rifiuti, poi c'è un 35% di organico ed un restante 30% di rifiuti elettronici, quali batterie ed ancora olii esausti ecc. Si tratta di materie che vengono reintrodotte sul mercato, in varie forme e con diverse funzioni, ma l'importante è che quando si arriva a fare il conto finale, le tariffe restano inalterate".

Cosa si aspetterebbe oggi dalla Toscana? "Intanto che si smettesse di piangere perché sono venute meno le opere tanto attese. Che dopo essere stata scavalcata da realtà che erano rimaste indietro si attivasse per recuperare il tempo perduto. Occorre mettere in pratica gli indirizzi ambientali, occorre controllare il ciclo dei rifiuti ed investire sugli impianti di compostaggio, attuare, in collaborazione con i comuni, soluzioni personalizzate per la differenziazione dei rifiuti, perché questo è il futuro e se una città come Milano è al 70% di raccolta differenziata, Firenze non può essere al 50%".

Antonio Lenoci